Sta per scoppiare la bolla del mercato obbligazionario

E’ da un po’ che la finanza ci sta lavorando, ma pare proprio che ora ci siamo: il prezzo delle obbligazioni sta per crollare.

Fammo a capisse, come dicono a Roma, le obbligazioni funzionano così: i prezzi dei titoli di stato venduti sul mercato sono inversamente legati al loro rendimento. Detto diversamente, se i tassi d’interesse (e dunque le cedole staccate periodicamente) vengono alzati, allora il prezzo dei titoli collocati sul mercato si abbassa. Quando si dice sta cosa, è sorprendente vedere come in pochi la sappiano. Eppure, più che un’informazione, è la logica! Quando le banche centrali (cioè gli istituti che creano la moneta) decidono il costo del denaro, innescano un meccanismo che coinvolge prezzi e tassi d’interesse soprattutto dei titoli di stato (buoni del tesoro, obbligazioni, bods…, chiamateli come volete).

Esempio: sappiamo tutti che un’obbligazione quando viene emessa vale 100 (valore nominale). Con un tasso di interesse di riferimento stabilito dalla banca centrale al 2%, qual è il prezzo corretto di una obbligazione che ha la cedola del 5%  con scadenza a 12 mesi? … 103

Se, infatti, il prezzo di quella obbligazione fosse più basso di 103 sarebbe logico acquistarla perché renderebbe di più del 2%, in quanto dopo un anno verrebbe rimborsato a 100, più il 5% della cedola.

Negli ultimi tempi i tassi di interesse manifestano una tendenza al rialzo, dopo che sono stati a ZERO per anni. Se i tassi di interesse si alzano, ecco che i prezzi si abbassano per il ragionamento testè proposto. Tornando al nostro esempio, solo un idiota è disposto a comprare un titolo di stato al prezzo di 103 con una cedola del 5% se può comprarne un’altro che rende EFFETTIVAMENTE più del 2%.

Altro esempio: se ad un anno dalla scadenza avessimo un tasso di riferimento del 5% e una cedola del 5%, quale sarebbe il prezzo corretto del titolo a mercato? Esatto: il prezzo corretto sarebbe 100.

Spero sia chiaro, sennò ammazzatevi o guardatevi i video demenziali di Michele Boldrin.

In questi utimi lustri, come sanno tutti tranne gli economisti, i rendimenti delle obbligazioni e quindi i tassi di interesse sono stati bassi, a zero o addirittura sotto zero. Perchè? Io direi almeno per due motivi:

1. negli anni novanta c’era inflazione bella sostenuta (aspetto che sollecita il rialzo dei tassi).

2. le banche centrali hanno dovuto mettere in piedi gli alleggerimenti quantitativi (QE) per consentire alle banche di prestare con maggior facilità (dopo aver rischiato di fallire per le cazzate speculative fatte precedentemente).

Per il risparmiatore questo cosa significa? Che è meglio stare lontano dai fondi obbligazionari e – nel mondo azionario speculativo più in generale – che occorre guardarsi bene dalla forte volatilità possibile e dal rischio di trovarsi con strumenti meno liquidi (meno scambiabili) del passato.

Per chi si interessa di politica economica, questo cosa significa?

Che potremo avere un’Europa a due velocità anche nel campo obbligazionario, con “alta” inflazione nel nord europa e scarsa inflazione o zero nel sud europa e con l’aumento dei famigerati spread (di tutti gli spread verso Germania e Benelux, e non solo di quello italiano).

N.B. Questa analisi, lo dico per evitare fraintendimenti futuri, va riferita soprattutto allo scenario internazionale (usa), e non solo ai paesi europei in senso strettissimo, dato che la Bce si prepara ad un avvicendamento amministrativo (Draghi se ne va) e che non sta riuscendo a fare ciò che aveva promesso ai tedeschi, cioè un’inflazione stabile al 2 per cento in tutta l’eurozona. In altri termini, mentre per gli Usa i giochi sono piuttosto chiari, per l’Europa le complicazioni in essere potrebbero ancora inficiare lo scenario appena tracciato.

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