Superman e la filosofia contro Clark Kent

Mi sono talvolta chiesto perchè i supereroi non esistano. No, non mi riferisco a quelli della Marvel con i poteri, il mantello e la maschera, ma a uomini comuni che potrebbero decidere di intervenire contro la malvagità e le ingiustizie attraverso il contatto fisico, anche rischiando la prigione.

Mi spiego meglio. Tutti avranno notato che individuare i delinquenti seriali, i criminali, le famiglie mafiose o politicanti che rovinano la vita altrui coi loro comportamenti è relativamente facile. Si sarà anche osservato che a partire dal 2008 si sono decuplicati i suicidi per motivi economici. Quel che sfugge, sic stantibus rebus, è il motivo per il quale nessuno ha mai pensato di improvvisarsi “giustiziere della notte”. In fondo, il cinema e la televisione hanno offerto esempi nemmeno troppo difficili da emulare (Dexter, ad esempio).

Ma nessuno lo fa.

Lasciamo perdere i terroristi, che sono organizzati in gruppi e che si muovono a causa di dinamiche ideologiche e/o religiose, ma i singoli individui arrabbiati e desiderosi di vendicare  le ingiustizie nel mondo, perchè non si fanno mai avanti? Capisco perfettamente che il fenomeno non possa diventare di massa, ma come mai nessuno-nessuno-nessuno in tutto il mondo? Non è strano? Perchè, insomma, non esiste un Batman che di notte si aggira per Gotham a scannare qualche stupratore o sfruttatore o pusher violento? Perchè non esiste nemmeno un Uomo Ragno che scivoli furtivo nella villa di qualche arrogante capitano d’industria e lo conci per le feste?

Non credo che le difficoltà materiali – cioè l’assenza dei superpoteri – c’entrino qualcosa con questo deficit di supereroi.

La risposta (forse), arriva da uno dei miei registi preferiti, al secolo Quentin Tarantino, che in Kill Bill ci spiega la filosofia dei supereroi, in particolare di uno, quello che persino per gli scienziati sarebbe il papà di tutti gli altri supereroi, e cioè Superman.

In Kill Bill volume 2 – film stracolmo di citazioni cinematografiche e filosofiche – c’è un curioso dialogo che potrebbe anche tracciare una via, come spesso accade di fare, magari inconsapevolemente, agli artisti più grandi e ispirati

Bill dice a Beatrix Kiddo (Uma Thurma):

“L’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi, è che abbiamo un supereroe e il suo alter ego. Batman è di fatto Bruce Wayne; l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker: deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno.

Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere.

Superman non diventa Superman. Superman è nato Superman. Quando Superman si sveglia al mattino è Superman. Il suo alter ego è Clark Kent.

Quella tuta con la grande S rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono. Sono quelli i suoi vestiti. Quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume. E’ il costume che indossa per mimetizzarsi tra noi.

Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. Quali sono le caratteristiche di Clark Kent? E’ debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco.

Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana…”

Ecco che da queste semplici battute cinematografiche emergere una possibile interpetazione alla mancanza di supereroi. Gli uomini vogliono indossare una maschera, vogliono sembrare ciò che non sono. E lo fanno in tante meschinità della loro vita quotidiana.

Prendiamo il caso di Nietzsche, il filosofo tedesco che ha coniato il concetto filosofico di superuomo. la critica recente ha ribadito con vigore che il superuomo di cui parla Nietzsche non ha nulla a che vedere con il superuomo dannunziano, eltiario e sprezzante del pericolo. E la cosa viene sempre detta a favore di Nietzsche perchè D’Annunzio, comè noto, era fascista e intellettuale sopra le righe (e quindi tutto di lui viene sempre presentato come sbagliato).

Peccato che il superuomo di Nietzsche non sia traducibile col termine superuomo, bensì con quello di “oltreuomo”, e cioè con quello di un vivente che rinuncia ad essere un umano e si lascia andare alla vita con entusiastica passione. L’oltreuomo di Nietzsche ama il suo destino, ma non è che farebbe qualcosa per cambiarlo (il superuomo di D’annunzio, invece, combatte).

Ecco perchè di supereroi non ne troviamo nessuno di notte tra le strade della sopraffazione e della violenza. Nessuno ha davvero coraggio e voglia di fare, ma solo di lasciarsi travolgere dagli eventi. Come quell’imbecille di Clark Kent.

1 Commento

  1. Una volta ho letto che i sogni servono anche a fissare i paletti dei nostri comportamenti quotidiani nel senso che diventano il “luogo” dove si sfogano i nostri istinti meno accettabili socialmente.
    La letteratura, i fumetti e meglio ancora cinema e televisione forse agiscono sugli stessi meccanismi. Ricorderà sicuramente il film “Un borghese piccolo piccolo”. Lì non ci stava un giustiziere mascherato con superpoteri e neanche un giustiziere della notte stile Charles Bronson comunque piuttosto sveglio e dal baffo cattivo. No, ci stava un Alberto Sordi remissivo, era una persona assolutamente normale, borghese piccolo piccolo appunto. Un film così fissa, per noi persone normali, i paletti, i limiti invalicabili. Nessuno, al termine del film, se la sente di condannare il personaggio interpretato da Alberto Sordi per ciò che ha fatto all’assassino di suo figlio. Ma vediamo che quel personaggio, una volta varcato quel limite, non ha più limiti e si mette alla caccia di un altro piccolo delinquentello che ha fatto non ricordo più quale sgarbo.

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.