Dugin, escilo!

Putin inaugura in Russia la seconda moschea più grande del mondo

Che il vento in Europa stia cambiando lo si vede anche da come la stampa italica abbia dato risalto all’uscita del libro di Alcksandr Dugin, Putin contro Putin. Il filosofo russo è arrivato in Italia in ed ha già fatto la sua passerella con Diego Fusaro a Milano e Giulietto Chiesa a Roma. Ovviamente, così come esiste un circuito dell’intellighenzia mainstream (rappresentata dai Roberto Saviano e dai Fabio Volo), esiste anche un culturame di controinformazione, cavalcato in questi anni dai Fusaro, in Italia, e dai Dugin, fuori dall’Europa. Il fatto che preferisca nettamente i secondi ai primi non mi fa certo girare la testa dall’altra parte su questa situazione, nella serena consapevolezza che  a far cambiare il vento abbiamo contribuito più noi dei blog, gli attivisti sui social ed i vlogger, che non gli apericena in libreria.

Quando decisi di studiare il fenomeno Putin – l’unica vera novità politica espressa dal consorzio umano in questi ultimi decenni – i libri che circolavano su Putin erano tutti con taglio negativo o fortemente negativo: per gli amici radical chic Putin era nientepopodimenoche l’amichetto di Berlusconi, e come tale, il Male Assoluto.

Ora, a pochi mesi di distanza dall’uscita del mio testo (e che culo!), i libri su Putin sono decuplicati e sono quasi tutti positivi. Basta dare un’occhiata veloce alla classifica di Amazon e si vede al volo che prima di trovare un volume contro Putin occorre andare a scomodare Kasparov e la sua fotonica puttanata cartacea intitolata l’inverno sta arrivando.

Per il carattere effettivamente di merda che ho io, mi verrebbe quasi la voglia di scrivere adesso un libro CONTRO Putin, così … tanto per essere davvero antimainstream. Materiale ce ne sarebbe anche, visto che al Cremlino dopo 20 anni non si vede ancora uno straccio di successore e che Putin ha abbandonato al loro destino le regioni del Donbass e del Donetsk. Però anche un filosofo ispirato dal dubbio come me, a criticare Putin fa proprio fatica, perchè i riferimenti filosofici e strategici espressi dal Presidente russo sono numerosi, e di gran qualità. Li ho segnalati molto prima di Dugin e di Giulietto Chiesa e immodestamente ritengo anche bene, ma si sa, in questo mondo levantino, o ti presenti con un fiasco di vino in libreria (Mauro Corona syle) o ti copri di tatuaggi dal buco del culo all’interno orecchie (Nicolai Lilin style). In assenza di questi atteggiamenti, o di conoscenze, le case editrici belle grosse – quelle che ti fanno anche andare alla tele – col cazzo che ti pubblicano. Avevo pensato di ammazzare il vicino di casa e di scrivere libri usando il suo sangue come inchiosto, ma ho considerato che in galera si mangia male e che non era il caso di cercare la gloria rinunciando all’adorato pastìn bellunese per la purea di patate che fanno a  Regina Coeli. In fondo, pur essendo presente solo nelle librerie online, il mio Putin e la Filosofia ha venduto centinaia di copie e per uno scrittore indie (non chiedetemi il perchè, ma ci chiamano così) basta e avanza. Anzi, di certo non mi aspettavo di vendere così tanto, non essendo presente in nessun megastore librario fisico.

La stima che nutro verso Chiesa e Dugin, e la disistima che provo verso i media di sistema, non hanno quindi raggiunto livelli tali da foderarmi gli occhi di prosciutto.

Per quanto riguarda il mainstream, solo dei disinformatori seriali come quelli dell’Huffingtonpost possono titolare a tutta pagina una cosa del tipo “Arriva in Italia il Rasputin di Putin”!

Ma siamo impazziti? Come ho detto in più occasioni non è Putin ad essere duginista, ma è Dugin ad essere putinista. Lo scrittore Putin forse nemmeno lo conosce di persona, mentre il monaco Rasputin intratteneva con la corte dei Romanov un rapporto quotidiano. Narra la leggenda che Rasputin avesse circuito e plagito con la sua personalità ed il suo misticismo lo Zar e tutta la famiglia reale, soprattutto la componente femminile, dato che per il gossip dell’epoca Rasputin sotto la tonaca nascondeva doti sconvolgenti. Al museo di SanPietroburgo, in un contenitore con liquido speciale, sarebbe addirittura ospitato il pene di Rasputin. Un macabro mistero che ragionevolmente nasconde un fake, ma che continua a far parlare di se a oltre un secolo dall’omicidio di Rasputin e dalla fantomatica evirazione che ne seguì.

Rimango in attesa che i nemici di Dugin gli taglino il pene e che lo espongano al Museo. Solo così sarò convinto che Putin è un seguace di Dugin (e non viceversa).

Comunque, se vi sembra, il mio, un esempio sopra le righe, provate con un test semplice semplice: trovatemi una fotografia di Rasputin vicino a  Putin su google immagini che non sia un fotomontaggio. Io non ci sono riuscito, segno che i due non sono l’uno il discepolo dell’altro, come vorrebbe farci credere la stampa, alloquando sostiene che Rasputin sarebbe l’eminenza grigia del Cremlino… manco si conoscono!

Infine, tornando alle analisi libresche oggi così di moda, mi si lasci dire che anche alcune riflessioni che Giulietto Chiesa e Dugin fanno sovente di Putin lasciano un pochino a desiderare, seppur in buon fede. Ok la questione identitaria, ok che Putin è un fine pensatore, ok il multipolarismo, ok tutto, ma Putin (che io conosco bene, ehehehe), non ha affatto in mente l’impero bucolico, ortodosso e panslavo immaginato da Dugin. E per fortuna.

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