Fenomenologia di Fabrizio Corona

Fabrizio Corona è tornato. Da qualche giorno l’icona del gossip italiano imperversa sulle riviste da parrucchiera e Silvia Tofanin ne ha fatto l’intervista di punta di sabato scorso alla trasmissione Verissimo. Tra suggestioni fashion, bellafighismo berlusconiano e moralismo calvinista, la parte più interessante dell’intervista è stata quando Corona, parlando del figlio adolescente, ha detto “che è interessato allo studio e legge molto di filosofia”. Siccome Corona senior rappresenta una filosofia coerente con i tempi moderni, il riferimento agli interessi del figlio mi ha stupito non poco. Di tutte le dicipline del Liceo, il figlio di Corona è interessato a quanto sembra proprio alla filosofia, e non credo sia un caso.

Ma in che senso Corona rappresenta la filosofia dell’oggi,  e quali sono le fonti del suo pensiero?

Per capire il ‘fenomeno’ Corona come icona pop occorre risalire al libertinismo francese del Sei-Settecento, ed in particolare al Marchese de Sade.

Pochi sanno, infatti, che il Divino Marchese, oltre che un letterato, era anche un filosofo a tutti gli effetti. La sua non è una cattiva letteratura, semmai, è una letteratura che fa uso della scrittura pornografica per allestire una struttura filosofica di stampo NICHILISTA.

Il marchese non vanta però un seguito filosofico particolarmente solido perchè gli elementi anticlericali della sua opera sono massicciamente presenti e si avvale di un lessico molto scurrile. Elementi quindi che infastidiscono a tal punto il lettore da indurlo persino ad abbandonare la lettura dell’opera.

Perchè avvicinarsi ugualmente a letture così forti? Di norma, lo si fa o per morbosità o per affinare l’analisi sociale. Nel caso di Corona la situazione è analoga. Lo si ascolta in televisione e se ne leggono le gesta o per fascinazione (e non è il mio caso) o per interesse culturale.

All’epoca, De Sade descriveva situazioni borderline che rompevano con la tradizione e con la cultura imperante del tempo. Questa, forse, è la più grande differenza tra i due “pensieri”, nel senso che pur collocandosi contro la tradizione, il comportamento di Corona sintetizza molto bene la cultura del nostro tempo, mentre De Sade anticipò tempi a lui futuri.

Contrariamente a quanto molti pensano, De Sade non era “trasgressivo” nel senso comune di ‘irrazionale’ o di ‘folle’, ma era assolutamente razionale, nel senso che portava avanti un comportamento ed una speculazione coerenti con la sua visione della realtà. De sade utilizzava una scrittura pornografica per riversare nell’opera letteraria le sue pulsioni, ma anche per trovare  il pubblico, per solleticarlo e per farsi leggere. Si trattava di uno stratagemma letterario, insomma. Anche in questo caso, le analogie con Corona si sprecano, perchè anche il nostro vip utilizza l’immagine ed i comportamenti sopra le righe per catturare un pubblico di curiosi.

Il ragionamento filosofico proposto dal Divino Marchese parte da considerazioni empiristiche, per le quali esistono solo gli oggetti sensibili. La nostra cultura occidentale che elaborò parole e simboli ai quali non corrispondono elementi sensibili ben individuabili, sarebbe pertanto una cultura falsa e menzognera. Ad esempio, la metafisica tradizionale parla dell’Essere; le religioni parlano di Dio; gli illuministi di Scienza. Esistono oggetti corrispondenti a questi totem? No, e allora non ci possiamo occupare di cose che non esitono empiricamente. Per De Sade, l’elemento nudo è la materia, dalla quale vanno epurati tutti i discorsi di tipo simbolico o spirituale.

Il francese riesce così a portarci fino alle più profonde radici del male, per scoprire che non esiste, che nulla che abbia un fine o un senso, esistono. Il contesto storico in cui sui muove è quello dell’Ancien Regime, ma de Sade usa, anzi, abusa, del vecchio regime, che era una struttura politica che lasciava fare di tutto e di più solo a chi godeva di determinati privilegi. Chi faceva parte dei privilegiati poteva sfogare i propri impulsi, Egli era libero, o, più precisamente, libertino. Quando poi De Sade elaborò i suoi comportamenti nel genere del romanzo filosofico già si trovava nel periodo repubblicano postrivoluzionrio.

Corona come De Sade guarda in faccia tutte le manifestazioni, tutti i bisogni umani, senza regole morali. O, per lo meno, con regole morali che non appartengono alla comunità tradizionale. Ecco perchè è importante studiare il fenomeno e, possibilmente, senza troppo giudicarlo: se una cosa il duo Corona/DeSade la insegnano davvero è che i condizionamenti di natura valoriale possono bloccare la conoscenza.

Anche per Corona esistono dunque oggetti sensibili che possono procurare piacere, GODIMENTO. Per il divino marchese questi oggetti erano “tutto ciò che non sono io”, dunque per oggetto non si intende la realtà inanimata, ma anche e soprattutto uomini e animali. L’importante – per de Sade – era usarli senza poi subirne un danno legale o fisico o economico e di prestigio, ma come meri oggetti di piacere gli altri vanno usati anche contro la loro volontà. Anzi, il fatto che gli oggetti possano non volere la sessualità del soggetto di potere accresce notevolemente l’eccitazione e, dunque, il godimento.

Il piacere noi lo possiamo dunque ricavare da diverse parti del corpo dell’altro – come molto più avanti dirà lo stesso Freud – senza dunque che vi siano finalità che vadano oltre il principio di piacere, come la riproduzione, ad esempio.

De Sade e Corona hanno molto in comune in quanto figli dell’illuminismo razionalista, materialista ed empirista, ma senza le componenti morali che registriamo, ad esempio, in Immanuel Kant. Se un bene vi deve essere, questo sarà il godimento fine a se stesso. Inoltre, De Sade  è un uomo solo. Gli altri per lui sono prede o, nella migliore delle ipotesi, complici.

Perchè si parla oggi di sadismo?

Il piacere è completo quando l’atto è il più violento possibile, quando è eccessivo ed esagerato; la Natura – sulla scia di Hobbes – è crudele ed il male è l’unico modo per servirla adeguatamente.

Morte e distruzione servono per rinnovare costantemente la Natura, e pertanto sono un bene.

Direi che oggi, epoca di morte delle ideologie, studiare il Marchese De Sade (o Fabrizio Corona) non è meno interessante che leggere Massimo Cacciari, Gianni Vattimo, Umberto Galimberti.

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