I default economici della Germania e la sindrome di Nando

La sindrome di Nando Mericoni è la malattia di chi pensa (o sa) di valere molto poco e cerca di attenuare questa convinzione (o consapevolezza) attribuendo la colpa di questa sventura a mamma e papà, al medico di famiglia, alla maestra, ai vicini di casa, al parroco. Per autoassolversi, l’esterofilo dunque esalta le comunità che non conosce o che conosce in modo assai superficiale, e denigra la propria, attribuendo ad essa le peggiori nefandezze. Alberto Sordi immortalò l’insulsa esterofila di certi italiani nel personaggio di Nando Mericoni che rincasando la sera tardi vestito in jeans e t-shirt, di fronte ad un bel piatto di pasta, non resiste, getta nella pattumiera le salse americane, ed esclama:

Macaroni… m’hai provocato, e io te distruggo macaroni! Io me te magno! 

Se fino a a qualche anno or sono la maschera cinematografica di Nando Mericoni poteva essere indossata dagli americanofili, oggi la malattia riguarda soprattutto i germanofili. Una tribù trasversale agli orientamenti politici. I sintomi si manifestano in appelli a fare bene la raccolta differenziata, all’anticorruzione, all’onorabilità del debito pubblico. “Siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità” è il loro mantra. Costoro, che curiosamente risultano sovente bassi di statura, coi capelli neri, i baffetti e suonano il mandolino, vorrebbero la trasformazione degli italiani in tedeschi.

Siccome sono del tutto privi di senso dell’umorismo, per farli guarire, è meglio prenderla seriamente e vedere quanto sia antiscientifica ed antistorica la pretesa superiorità del “modello tedesco”, sia antico che recente.

I default della Germania in meno di 100 anni sono stati almeno 4. Vediamoli.

PRIMO FALLIMENTO del 1919: la Germania di Guglielmo II ha provocato e perso la Grande Guerra. Dopo il Trattato di Versailles il paese tedesco venne condannato a pagare ingenti danni di guerra. In alcuni testi si parla di 132 miliardi di marchi-oro. Cifra al di sotto della realtà, visto che il paese aveva altri debiti pregressi da ripagare.

Anche nell’ipotesi migliore si trattò di un’enormità immane per l’epoca e la Germania fu costretta a indebitarsi, entrando in breve tempo in un periodo di profonda depressione e di tensione internazionale che portò anche i carri armati francesi a invadere la Ruhr. Il paese non ebbe la capacità di far fronte ai propri impegni nei confronti dei creditori internazionali e, per questa sua situazione economica e finanziaria, vi fu quello che venne denominato il ‘default sovrano’. Secondo alcuni storici si è trattato del più grande default di uno Stato nell’intera storia dell’umanità.

Nonostante ciò, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna la finanziarono a più riprese, di fatto salvandola dalla miseria. Fu così che la Germania, tra il 1924 e il 1928, ebbe una sostenuta crescita economica, ma solo perché dipendeva dai suoi creditori.

SECONDO FALLIMENTO del 1931: prima della grande depressione causata dal crollo di Wall Street nel ’29, la Germania ottenne dai creditori internazionali un nuovo accordo sui danni di guerra che le offrì la possibilità di diluire i pagamenti nell’arco di un tempo esageratamente lungo: quasi 60 anni, durante i quli avrebbe potuto usare i soldi per investimenti. Tutto questo ampio respiro regalato ai tedeschi, tutta questa bella solidarietà fu spazzata via dalla congiuntura internazionale.

Come già accennato, il crollo epico di Wall Street avvenuto il 24 ottobre del 1929 (chiamato anche ‘giovedì nero’), portò nell’abisso anche la Germania di Weimar. Gli Stati Uniti, il più grande creditore della Germania, chiuse i rubinetti in modo definito e chiese e ottenne il rimborso immediato dell’intero debito. Per non parlare dei rapporti commerciali… insomma, gli Usa si chiusero per problemi economici interni e per i tedeschi fu una tragedia immane.

E qui arrivò l’imbecillità assoluta: un periodo di austerità. L’austerità è storicamente (per uno Stato) il modo migliore per fare un passo avanti verso il burrone. Si operò una massiccia svalutazione dei salari, anche nel settore pubblico, e la spesa pubblica venne tagliata del 30%, mentre le tasse vennero aumentate.

Il PIL crollò: qualche analista parla del 13% annuo, mentre la disoccupazione raggiunse una percentuale, mai registrata prima, pari al 30%.

Le banche tedesche iniziarono a chiudere una dietro l’altro, e il governo sospese i pagamenti a favore dei creditori internazionali risultando, perciò, un paese inadempiente. Per la Germania si trattò del SECONDO DEFAULT nel giro di pochi anni. La situazione fu risollevata da un certo Adolf Hitler, che applicò ricette basate sulla piena occupazione e che gli fecero maturare in pochi anni un enorme consenso.

TERZO FALLIMENTO del 1945: questa la sanno tutti (o quasi). Nel maggio del 1945 la Germania si arrese senza condizioni a sovietici, americani e inglesi. La parola default non rende ragione di ciò che accadde. La Germania alla fine della guerra era devastata, non era più un pese sovrano. Il debito pubblico accumulato negli anni del primo dopoguerra era insostenibile. Oltre ai debiti accumulati a seguito della Grande Guerra, questa volta si aggiungevano ulteriori debiti contabilizzati in 23 miliardi di dollari. Cifra compleamente insostenibile.

QUARTO FALLIMENTO del 1953: questa non la sa nessuno (senza quasi). Nessuno ne parla mai, neanche i manuali di storia del Liceo, ma il 24 agosto 1953 ben 21 Paesi ( tra i quali  anche la nostra Italia), firmarono a Londra un trattato che consentì alla Germania di dimezzare il proprio debito del 50 per cento, facendolo passare in un colpo solo da 23 a 11,5 miliardi di dollari, e dilazionandolo in ben trenta (30) anni.

L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo la riunificazione delle due Germanie. Nel 1990, però, il cancelliere Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo in quanto era evidente che avrebbe procurato l’ennesimo ‘default’ alla Germania.

Tutti i paesi condonarono  alla Germania anche quel debito per solidarietà basata sullo spirito europeo.

L’accordo di Londra ha favorito la Germania in un modo ingiusto rispetto a come sono stati trattati altri paesi, sia prima che successivamente. Senza l’aiuto dell’Italia e di altri 20 paesi i tedeschi avrebbero avuto per diversi decenni dei pesanti debiti nei confronti delle altre nazioni e certamente non sarebbe oggi il paese economicamente leader in Europa.

Se davvero un merito va rinosciuto alla Germania, al netto di Goethe e di Hegel, è quello essere molto abile nel prenderci per i fondelli.

1 Commento

  1. Se vogliamo guardare la cosa da un punto di vista storico, si dovrebbe piuttosto parlare di un unico default prolungatosi per oltre un trentennio con quattro fasi acute.
    E tutto nacque dall’assurdo ammontare dei danni di guerra chiesto alla Germania al termine della prima guerra mondiale, guerra di cui cui la Germania non era l’unica a portare le responsabilità, a meno di volere prendere per buona la storiografia dei vincitori. Il condono finale non è quindi altro che l’ammissione, da parte dei vincitori, della propria quota di responsabilità. Nel frattempo però la Germania ha patito quasi 4 decenni di inferno, anche auto-inflitto, che per una parte della sua popolazione, quella orientale, continuerà per ulteriori quattro decenni.
    I due conflitti mondiali, presi nell’insieme e ripuliti dai fattori contingenti, sono il tentativo da parte dell’Europa di mantenere un ruolo chiave nel mondo. Nel corso del XIX secolo infatti, l’America, intesa come spazio coloniale da cui estrarre risorse per un continente povero di spazio e materie prime, era stato perso del tutto, e l’Africa non garantiva certamente lo stesso ritorno.
    Questo tentativo fallì miseramente e l’Europa si ritrovò sotto il controllo di due superpotenze di cui una, gli USA, totalmente estranea all’Europa, e l’altra, l’URSS, solo parzialmente europea.
    Gli europei occidentali furono abbastanza furbi, e fortunati, da ricadere sotto l’influenza USA, godendo di protezione con l’ombrello atomico, e quindi risparmiando sulle spese militari, e finanziamenti miranti a limitare il pericolo “rosso”. Non è probabilmente un caso che il fenomeno del terrorismo rosso si sia sviluppato in Italia e Germania, i due paesi più importanti strategicamente, DOPO che Nixon e Kissinger iniziarono la distensione con l’URSS.
    Da questo punto di vista il collasso dell’URSS e il clima che si respirava in Medio Oriente dopo la prima guerra del Golfo (accordi tra Rabin e Arafat), sono stati una mazzata terrificante per l’Europa Occidentale.
    E’ in questo contesto che va vista la nascita dell’euro, il tentativo di creare una moneta forte legata non tanto alla potenza militare, che l’Europa non ha, quanto ad un sistema economico per certi versi più solido
    Sull’importanza di una moneta forte mi permetto di raccontare una esperienza di vita vissuta particolarmente appropriata per Lei, studioso della Russia.
    Tra il 2000 e il 2011, periodo in cui Putin ha già preso il potere ripulendo la Russia dagli oligarchi dell’epoca di Eltsin ma in cui i rapporti con l’Occidente sono ancora molto buoni, sono stato moltissimo in Russia, in media una settimana al mese, e non solo a Mosca e a San Pietroburgo, anzi soprattutto nelle città più di provincia.
    Un albergo non si poteva definire tale senza che vi fosse, nel bar annesso, uno stuolo di bellissime ragazze che offrivano, in maniera molto educata e discreta, i loro servizi particolari. Avendo esse spesso una scarsissima dimestichezza con le lingue straniere, dimestichezza peraltro non necessaria nel loro lavoro, molto spesso presentavano un fogliettino che riportava il “tariffario”. All’epoca il cambio in banca tra rublo e dollaro era di circa 30 a 1. Ebbene, nella sovrana, sovranissima Russia, nel loro tariffario 100 $ diventavano 3500 o anche 4000 rubli.
    Insomma, molto meglio la moneta forte rispetto a quella debole.
    Il progetto euro sta andando a ramengo, e questo è abbastanza chiaro al momento. E’ solo colpa della Germania, troppo rigida e che se ne vuole prenderei i vantaggi senza pagare dazio? Direi che sarebbe sbagliato affermare ciò. La politica italiana dell’ultimo ventennio, diciamo dal primo Berlusconi in avanti, non è stata certo esemplare. La qualità della (elevata) spesa pubblica non è certo alta, continuando a privilegiare le lobby piuttosto che, tanto per fare alcuni esempi, la scuola o la sanità. E su quest’ultimo punto non penso che si possa dissentire

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