I segreti di Amazon (da utilizzare)

Ogni anno, il colosso automobilistico americano General Motors genera utili per ogni suo dipendente pari a 231mila dollari. Amazon, per ogni suo lavoratore, genera utili per quasi 21 milioni di dollari.
Questi dati sono pubblici e incontestabili, tant’è che il mondo economico è da qualche tempo in subbuglio, preoccupato che il patron di Amazon – Jeff Bezos – non voglia semplicemente una fetta del mercato, ma che voglia proprio IL mercato nel suo insieme.

Amazon vuole gestire tutto il mercato retail del mondo

La cosa interessante da dire su Amazon, è però un’altra. Anche mia zia vuole TUTTO il mercato del mondo, così come io, da giovanotto, volevo diventare un playboy.
Jeff Bezos non solo vuole il mercato, ma ci sta riuscendo.
Qual è il suo segreto?
Direi che i segreti di Amazon da svelare sono due, e occorre comprenderli senza scadere nel moralismo tecnofobico, nè lasciarsi andare all’ineluttabile destino del Dio Mercato e della, peraltro inesistente, mano invisibile.

PRIMO SEGRETO DI AMAZON:

la società di Bezos ha un fatturato che surclassa gli utili dieci volte tanto. Ciò significa che se diamo al fatturato di Amazon il valore di 100, gli utili sono 10.
Per chi non mastica queste cose potremo dire che la società Amazon registra clienti e servizi in quantità spaventosa, macinando fatturato. Ma gli utili effettivi sono minori.
Com’è possibile? Per capire questo concetto occorre riferirsi alla vecchia, ma sempre efficace logica che risponde al motto: “il cliente ha sempre ragione”. Sulla scorta di questo principio, Amazon accaparra il cliente, lo porta all’acquisto e poi se qualcosa non è gradito se lo fa restiturire senza battere ciglioAmazon ha tanti di quei “resi” che nemmeno potete immaginare, e proprio per questo ha un utile di gran lunga inferiore alla fatturazione.
Questa è una tattica commerciale efficace, che nei negozi normali non conoscono e non applicano. Quando noi torniamo al negozio per restituire un prodotto subiamo mille domande sul perchè e sul percome, moduli da compilare, rompicoglioni che ci bersagliano al telefono anche per mesi per sapere che voto diamo al servizio, qual è il nostro personale rating sul negozio, ecc. ecc
Amazon no. Tu restituisci? Bene, Amazon accetta senza chiederti nulla.
Nei grandi numeri Amazon primeggia, perchè anche se gli utili sono più bassi della fatturazione, intanto Lei si è presa il mercato di riferimento mentre il retail classico se ne sta mestamente a guardare. E a fallire, con negozi “fisici” che chiudono uno dopo l’altro.

SECONDO SEGRETO DI AMAZON:

come forse molti sapranno, noi esseri umani siamo stati cacciatori e raccoglitori per milioni di anni. Ciò significa che abbiamo formato nel tempo un DNA predisposto all’accumulazione di beni.
In altri termini, quando un cacciatore-raccogliotore (il più delle volte la raccolta era appannaggio delle donne) poteva mettere le mani su molti più beni di quante abbisognasse per la giornata, egli faceva di tutto per custodirli gelosamente, preventivando periodi bui, freddo e scarsità in grado di minare l’esistenza sua e del suo gruppo.
Oggi questo problema, tecnicamente, non esiste più.
Ma noi esseri umani sapiens non ci siamo ancora “selezionati” per affrontare la sovrapproduzione e surplus di beni, e tendiamo ancora all’accumulo, esattaemnte come centomila anni or sono. Non solo: il nostro codice genetico si caratterizza proprio per provare “piacere”, godimento, quando accumuliamo bene.
Amazon e il suo capo hanno perfettamente compreso e sfruttato questo meccanismo, organizzando la macchina distributiva sul nostro istinto primordiale alla raccolta e alla custodia di beni, che oggi chiamiamo acquisto.
Che piaccia o meno, non ci sono elementi strutturali in grado di farci perdere in breve tempo questa naturale predisposizione all’accumulo e per far in modo tale che questi 21 milioni di euro a dipendente siano distribuiti in modo più razionale non pare possibile pensare che si tornerà indietro, così come non stiamo tornando indietro dall’uso del cellulare, ad esempio.
La sfida del futuro non sarà cercare di abbattere Amazon e tutte le aziende che intuiscono le caratteristiche umane, ma nel regolarle politicamente.
Cosa che nessuno al mondo ha ancora minimamente pensato di fare in modo efficace per incapacità e ignoranza del fenomeno

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