Il segreto degli «altri»? Soldi alla Scuola

Ogni governo vuole fare una riforma della scuola. Siamo giunti a tal punto che ogni qual volta sento il termine riforma faccio come Goebbels per la parola cultura e metto mano alla pistola. Ogni riforma che si è succeduta negli ultimi decenni – tranne la migliore di tutti, quella di Giovanni Gentile del 1923 – ha questa caratteristica: deve fornire lo zuccherino a qualcuno e bastonare qualcun altro. Stop. Nel caso della Buona Scuola, ad esempio, occorreva far contenti i Presidi con la chiamata diretta, regalare loro la stella da sceriffo, pagelle al personale docente, ecc. I presidi, tranne rare eccezioni, appartengono quasi tutti alla schiera dei radical chic elettori del PD. Inoltre, con un programma strampalato di assunzioni, potenziamenti e immissioni in ruolo anche senza un aumento dell’utenza, si è accontentata la parte “nuova” dei radical chic: quella rappresentata dagli aspiranti insegnanti di più giovane età.

In un passato recente, ai tempi della Gelmini, e cioè in epoca Berlusconi, occorreva invece accontentare tutta un’altra parte del mondo del lavoro, quella degli imprenditori ignoranti come le ciabatte o i confindustriali in malafede. E dunque la riforma Gelmini/Tremonti prevedeva nuovi licei di scienze “applicate” (espressione che sta alla verità come “fighe cazzute”, o “culi piscioni”), il maestro unico, via latino il più possibile – perchè col latino non si impara a saldare –  via la geografia, via la storia dell’arte – perchè con la cultura non si mangia, e ridimensionamento della filosofia (quella poi…). Insomma, se la buona scuola ha cercato di accontentare i presidi ottuagenari che vengono dal PCI e i giovani disoccupati di lettere moderne e scienze naturali, la Gelmini cercò di iniettarci massicce dosi di scuola applicata tedesca al Liceo, mentre in Germania il Gymnasium rimaneva ben distinto dai tecnici, tagliando parallelamente (e linearmente) bidelli e impiegati Ata, nell’assoluta convinzione che non facessero un cazzo.

Ora il nuovo Ministro gialloverde Bussetti fa il primo passo verso lo smantellamento della Buona Scuola con un provvedimento che prevede che il personale docente venga assegnato dall’Ufficio scolastico territoriale all’istituto scolastico scelto attraverso la graduatoria e utilizzando i punteggi delle domande di trasferimento. Sembra una supercazzola da combinato disposto? Ok, vuol solo dire che il governo ha abrogato la chiamata diretta del dirigente che faceva tanto skuola amerikena e, come tale, merda.

Ma a piccole cose ben fatte deve ora corrispondere l’unica grande cosa da fare: attribuire più risorse all’educazione. Le vogliamo prendere uscendo dall’euro? Evviva! Dove si firma? Non lo volete e dobbiamo prelevare  soldi agli idraulici? Ci sto: vorrà dire che la prossima volta non chiederò lo scontrino (…). Vogliamo coltivare monete d’oro sottoterra come facevano il Gatto e La Volpe di collodiana memoria? Ok. F-A-C-C-I-A-M-O-L-O! Però alla fin fine il risultato deve essere che entreranno molte più risorse, sennò non venitemi a parlare di riforme, che esco il kalashnikov.

Beccatevi sto grafico e poi ditemi:

Questi dati sono tratti dalla statistica mainstream, quindi probabilmente le cose per noi stanno anche peggio di così. Ad ogni buon conto, per chi non mastica l’inglese gdp vuol dire pil. Nel grafico si capisce al volo che le nazioni con più spesa per l’istruzione e l’educazione sono l’Islanda,  (che praticamente sta messa come Clint Eastwood agli attori hollywoodiani: fuori classifica! sarà perchè ha ripudiato la Ue?), seguita da Danimarca, Svezia, Belgio, Svizzera, Norvegia, Finlandia, e così via.

La vedete col cannocchiale laggiù in fondo com’è messa l’Italia? Ecco, direi che per essere un Paese a forte propensione turistica e con il più grande patrimonio artistico del mondo  dovremo solo vergognarci, altro che più inglese e meno latino, o altre scemenze del genere.

2 Commenti

  1. Concordo in pieno con il fatto che si debba migliorare la scuola.
    Mi permetto di aggiungere un paio di suggerimenti preliminari
    1) Deideologizzazione della scuola. Se è pur vero che chi ha una certa visione del mondo può avere una maggiore propensione a svolgere un lavoro piuttosto che un altro, il fatto che il 90 % degli insegnanti abbiano la stessa visione del mondo è quanto meno un’anomalia statistica.
    2) Introduzione di un serio sistema di valutazione degli insegnanti. La scuola non deve essere uno stipendificio, deve arruolare gli insegnanti bravi pagandoli il giusto. Quelli che non sono capaci, visto che fanno danni seri, vanno allontanati.
    3) Meno tempo pieno. La scuola non deve essere un parcheggio per i figli. Le famiglie si devono assumere la loro parte di responsabilità nell’educazione dei figli e controllarli mentre fanno i compiti a casa può essere un modo. La moglie annoiata di in ricco avvocato non cerchi la sua realizzazione frequentando il circolo del tennis mentre il figlio sta, a spese di tutti, a scuola, ma la trovi curandosi del figlio. Si trovi il modo di riservare il tempo pieno a quelle famiglie che non potrebbero fare altrimenti.
    Per il resto non posso che concordare con Lei. Le materie base dell’insegnamento devono tornare ad essere italiano, matematica, storia, geografia (ah, questa sconosciuta!), filosofia, latino, scienze naturali, lingua straniera ed educazione fisica e poi ci saranno quelle specifiche per i vari indirizzi come il greco al classico.

    • Un altra cosa: la scuola deve tornare di essere luogo di aggregazione per una comunità. Quindi tutto ciò che è organizzato e gestito dai genitori non deve ricadere nel campo di applicazione di regolamenti anti-infortunistici, HACCP e simili. Insomma, è assurdo che non si possano portare le torte fatte in casa per la festicciola di compleanno

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.