La puzzolente Bufala Greca

La bufala greca puzza più della feta. In queste ore gli analisti europeisti si allargano la bocca sparlando della fine della crisi greca e di come l’austerità e i figli di troika abbiano risolto la malconcia situazione di Atene. Sono BALLE talmente grosse che faticano a stare nelle mutande. Devo essere sincero: parlare della situazione greca mi disgusta! Il popolo greco aveva praticamente invocato la fine dell’austerità e l’uscita dall’euro e Varoufakis e Tsipras si sono cagati addosso quando nel 2015 Mario Draghi ha chiuso gli sportelli delle banche. Il governo greco ha scongiurato l’ipotesi indipendentista per paura e convincimento ideologico (+ Europa…), avvalorando – senza mai ammetterlo davanti al popolo – la teoria (idiota) dell’irreversibilità dell’euro.

Dopo 8 anni la Grecia non è più commissariata da FMI, Ue e Bce: “il governo ellenico – riporta Repubblica – ha approvato tutte le 88 riforme necessarie a completare il terzo piano di aiuti dei creditori – hanno accertato i ministri delle finanze dell’Unione – e la Ue sborserà quindi l’ultima tranche di prestiti pari a 15 miliardi”.

In cosa consiste la Bufala? Nel fatto che si parla sui giornali e in Tv di promozione della Grecia. In realtà, Atene posticiperà di 10 anni il pagamento di 110 miliardi prestati, avrà un’estensione di 10 anni del periodo di grazia (quello in cui non scattano sanzioni di mancato pagamento) e in più – come citato sopra – riceverà altri 15 miliardi di aiuti. Questo significa una cosa molto chiara: la Ue con i suoi scagnozzi finanziari chiede a tutti riforme e austerità, ma non sono queste ultime che poi forniscono risultati in termini di PIL e occupazione e che dunque promuovono gli Stati “inadempienti”. A sollevare gli stati e ad evitare i default sono ulteriore debito e procrastinazione delle diavolerie finanziarie che si sono inventati in questi anni a fini speculativi. Detto diversamente, questi turbocapitalisti chiedono riforme capestro, ma esse servono solo a ricattare i cittadini nel mondo del lavoro. A rimettere in sesto i conti di una nazione serve solo una Banca Centrale che decida di farlo.

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