Per «lo spread» l’Italia è più sicura degli Stati Uniti

Gli idioti dello spread devono avere una mamma molto feconda. Com’è noto, infatti – e alla faccia del Presidente Mattarella – dopo la formazione di un governo senza il “pericolo Savona”, lo spread è sceso solo di qualche grammo, rimanendo a quote decisamente più elevate di qualche mese or sono.  La manfrina sull’incubo dello spread e l’insolvenza del debito italiano è dunque ripartito a pieno regime riprendendosi con forza i titoloni dei giornali.

Diretto verso quota 270 punti, la differenza di rendimento tra i titoli di stato italiani (btp) e quelli tedeschi (bund) non è mai scesa significativamente, nemmeno dopo che Mattarella ha dato l’incarico a Cottarelli, e tanto meno dopo che al dicastero dell’economia è arrivato un europeista come Giovanni Tria.

Gli idioti dello spread sono tanti, milioni di milioni, come recitava una vecchia reclame, ma oltre che idioti sono anche ignoranti dei meccanismi di base che lo regolano. Lo spread non è infatti un dato economico, come possono esserlo la disoccupazione o il prodotto interno lordo. Lo spread è la differenza tra i rendimenti di due obbligazioni. Il che significa che se un rendimento si abbassa e l’altro no, può aumentare lo spread, ma non il “costo”  reale del debito. In altre parole, se la Germania va a -1 e l’Italia va a +1 lo spread è a 200; se la Germania va a -2 e l’Italia rimane a + 1, lo spread sarà a 300, ma il costo del debito rimarrà del tutto invariato.

Si tratta ovviamente, il nostro, di un caso didattico, non applicabile alla realtà in senso letterale, ma che in grado di rendere maggiormente chiara la vera natura della sua misurazione: la differenza con altre nazioni.

Per quanto riguarda l’Italia  i costi sono aumentati in modo risibile, o perlomeno in linea con quanto è sempre successo nella storia economica di un paese moderno. La Germania, infatti, sta vivendo da qualche tempo una situazione anomala, per la quale essa GUADAGNA se si indebita.

Tornando al nostro esempio, se un investitore oggi presta soldi alla Germania acquistando Bund e i suoi  derivati, egli non fa un investimento, ma ci perde dei soldi, poichè i titoli di stato tedesco registrano il meno 1 per cento. Non si era mai vericato nulla del genere, segno inequivocabile di un mercato finanziario completamente folle e irrazionale. Se cade l’Italia, infatti, l’euro è spacciato e dunque con esso anche la Germania. Dove vediate voi tutta questa “sicurezza” dei bund non è proprio dato saperlo, visto che essa è legata a doppio filo con i paesi dell’area Ue, Grecia, Italia e Spagna in primis.

Ma non basta! Non solo gli idioti dello spread non prendono in cosiderazione che il dato è falsato dal calo del rendimento tedesco, ma soprattutto non tengono in nessuna considerazione il costo del debito degli altri paesi industrializzati.

Negli Stati Uniti d’America il titolo di stato analogo al Btp italiano, cioè il treasury bond, costa il 3 per cento. In Italia, un possessore di debito italiano sotto forma di btp ci guadagna un misero 2,6. Ciò significa che per i mercati, per la finanza, per l’economia globale, per le banche e per gli investitori istituzionali, l’America, cioè il PRIMO PAESE NEL MONDO per economia e produzione, è meno sicuro dell’Italia, visto che il governo è costretto a vendere il proprio debito offrendo cedole ben più alte di quelle offerte dagli italiani.

Lo ripeto per i duri di comprendonio:

negli States un t-bond rende il 3. In Italia il 2,6. Cioè l’Italia per i mercati è più sicura di una nazione che detiene la più estesa produzione industriale del globo, nonchè portaerei dotati di ordigni nucleari e basi militari sparse per tutto il mondo.

Un po’ come se Rocco Siffredi chiedesse a Vanna Marchi consigli per l’allungamento del pene.

1 Commento

  1. Che il bund renda il -1 % è un chiaro segnale che gli investitori ritengono possibile che l’euro si sfasci e che il nuovo marco si rivalutu significativamente verso l’euro, anzi ex-euro.
    Che poi l’euro si sfasci per colpa della Germania, per colpa dei PIIGS, oppure, come ritengo io, di entrambi, è un altro discorso.

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