Referendum in Svizzera per riprendersi il potere di creare moneta

Il 10 giugno la Svizzera (quella che ha il reddito procapite più alto del mondo!) farà un referendum per regolare la creazione della moneta. Mentre da noi questi argomenti sono oggetto di minaccia di attacco termonucleare da parte degli economisti bocconiani, dai più civili ed evoluti cantoni alpini arriva un messaggio forte e chiaro: decidiamo noi!

Dopo la devastante crisi finanziaria partita nel 2008, gli stati e soprattutto gli enti sovranazionali hanno pensato a qualche rattoppo. In Svizzera, invece, stanno andando al cuore del problema.

Tra il 1970 e il 2011 – recita la banca dati del FMI – si sono verificate 147 singole crisi bancarie nazionali. Queste crisi hanno colpito paesi piccoli e poveri come la Guinea e nazioni grandi e ricche, come gli Stati Uniti.

I pochi anni, a partire dal biennio 2007/2008, gli americani hanno perso qualcosa come il 31% del PIL.

Nel Regno Unito si è parlato di costi fiscali a seguito della crisi superiori a quelli registrati all’epoca dello scontro con Napoleone e dalle due guerre mondiali.

Sotto accusa, soprattutto, è il sistema finanziario, perché gli è stato permesso di creare il caos, e si continua a permetterglielo.

Le banche creano denaro. Punto e a capo. E ciò che creano è il fluidificante dell’economia. Un bene che nel nostro sistema può essere tesaurizzato

Il paradosso che si crea di solito è questo: da un lato si esige dalle banche che prendano dei rischi; dall’altro pretendiamo che i soldi dei cittadini siano al sicuro.

Questa situazione fa si che gli stati stiano da un lato supportando le banche, ma dall’altro frenando la loro naturale propensione, che è quella di prestare denaro per lo sviluppo economico.

Oggi le banche sono un po’ meglio controllate di prima della crisi. Tuttavia, le banche fanno ancora gosse leve speculative e se il valore delle loro attività diminuisce, il rischio di insolvenza è dietro l’angolo. Il modo per rendere le banche più sicure è quello di spogliarle del potere di creare denaro, trasformando i loro depositi liquidi in denaro “pubblico” o “sovrano”. Questa è l’idea sostenuta dall’iniziativa Vollgeld che sta per essere oggetto di referendum in Svizzera.

Dal sito promotore del referendum si legge infatti che

  1. La Moneta intera è il denaro messo in circolazione dalla Banca nazionale. Oggi questo comprende solo le monete e le banconote. Questi mezzi legali di pagamento costituiscono però solo il 10% del denaro in circolazione. Il 90% è denaro elettronico (moneta scritturale) che le banche creano loro stesse, premendo un tasto, per finanziarei loro affari (tra cui crediti, immobili e azioni). La maggioranza dei cittadini crede che gli averi sui loro conti siano veri Franchi svizzeri. Un errore! Un conto bancario è solo un’esigenza del cliente nei confronti della banca, rispettivamente una promessa della banca di pagare banconote e monete metalliche, ma non è mezzo legale di pagamento.
  2. La realtà odierna non corrisponde all’intenzione della Costituzione federale (Art. 99:“Il settore monetario compete alla Confederazione”). L’iniziativa Moneta intera intende correggere ciò. Solo la Banca nazionale deve poter creare denaro elettronico. Con l’introduzione della moneta intera, le banche non possono più creare denaro per conto proprio, ma solo prestare denaro che hanno ricevuto a disposizione dai risparmiatori, da altre banche o, quando necessario, dalla Banca nazionale.I promotori dell’iniziativa sono l’associazione apartitica Modernizzazione Monetaria (MoMo) ed un consiglio scientifico.
  3. La moneta intera sui conti correnti è assolutamente sicura, poiché è denaro della Banca nazionale. È immune dai fallimenti bancari Vengono evitate bolle speculative, poiché le banche non possono più creare loro stesse denaro. Lo Stato non è più ostaggio del sistema finanziario, poiché non deve più salvare le banche con i miliardi dei contribuenti (too big to fail) per salvaguardare il traffico dei pagamenti. I contribuenti e l’economia reale vengono sgravati, poiché la Banca nazionale può distribuire miliardi di franchi supplementari alla Confederazione, ai Cantoni oppure ai cittadini come dividendo di cittadinanza. Il settore finanziario è messo nuovamente al servizio dell’economia reale e della società. Il sistema bancario non è più un enigma e diventa di nuovo trasparente e comprensibile.
  4. Le banche continueranno così ad offrire tutti i loro servizi finanziari anche dopo l’introduzione della moneta intera (tra cui concessione di crediti, traffico dei pagamenti e gestione patrimoniale). Sui nostri conti correnti c’è solo denaro della Banca nazionale. Il denaro elettronico diventa denaro a pieno titolo come le monete e le banconote. Le banche possono dunque lavorare solo col denaro in loro possesso o che viene messo a loro disposizione da altre banche, dai risparmiatori, o, quando necessario, dalla Banca nazionale. Le banche non hanno più un indebito vantaggio nei confronti degli altri attori del mercato, perché non possono più creare denaro loro stesse.
  5. A partire dall’introduzione della moneta intera, su tutti i conti che servono al traffico dei pagamenti si trova solo denaro elettronico garantito dalla Banca nazionale. La banca deve gestire questi conti come dei depositi titoli. Il denaro appartiene al titolare del conto e non va perso in caso di fallimento di una banca, ma non vengono pagati interessi. Chi preferisce ricevere interessi anziché avere denaro sicuro può, come finora, affidare il suo denaro alla banca tramite un conto risparmio o altre forme di investimento, contro interessi.

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