E IL GIAPPONE CHE PROVA A LAVAR VIA LA NOSTRA SPORCIZIA

In queste ore tutti sanno del Giappone due cose: la prima, è che ha perso in modo rocambolesco con il Belgio uscendo così dai mondiali di calcio; la seconda, che la squadra prima di andarsene ha lasciato lo spogliatoio pulito a specchio ed un cartello con scritto “GRAZIE”, in lingua russa. La notizia ha naturalmente fatto il giro del mondo.

I giapponesi stavano vincendo con un netto 2 – 0 a meno di mezz’ora dalla fine, ma la clamorosa rimonta dei belgi alla Rostov Arena li ha fatti rientrare negli spogliatoi gonfi di lacrime. Poi, con un esempio che non ha eguali nel calcio, la squadra si è premurata di pulire lo spogliatoio meglio di un’agenzia. Niente bottigliette, niente cartacce, niente nastri. Un esempio, dato anche dai propri tifosi che, come già accaduto nelle scorse partite, si sono preoccupati a fine partita di ripulire lo stadio.

La foto dello spogliatoio e del cartello è diventata virale sui social e il Giappone viene citato dai media come un popolo che non finisce mai di stupire per la sua estrema eleganza, capace di dare una lezione di civiltà, educazione e umiltà.

Per capire davvvero il Giappone, e trarne un reale e proficuo insegnamento, non basta però fare riferimento a parole come “educazione” ed “umiltà”. Anzi, sotto certi aspetti potrebbero addirittura essere fuorvianti.

Il Giappone è uno Stato Etico nel senso hegeliano dell’espressione: la concretizzazione, in istituzione statale, di una cultura che, tra le varie cose, disprezza i vigliacchi.

Chi scrive è tutto tranne che esterofilo, ma se c’è una cosa che dovremo seriamente prendere in considerazione dalla cultura giapponese è questo atteggiamento di sana diffidenza verso i vigliacchi, gli individualisti ed i leccaculo. In Giappone, com’è noto, ci sono spade taglienti, i manga, sexy girls vestite da scolarette, le gehishe che servono il thè, ma al di là del folklore (anche noi italiani suoniamo tutti il mandolino, no?), a distinguere i giapponesi sono le modalità di relazione con gli altri.

Il modo di relazionarsi dei giapponesi in società, differisce da quello riservato alle relazioni private, destinate agli amici intimi ed ai famigliari. Di norma, i giapponesi si autoimpongono di non mostrare all’esterno le emozioni, e si costringono a mantenere un atteggiamento formale che non lascia trasparire tristezza o entusiasmo eccessivo. In Giappone, l’età “fa grado”, nel senso che occorre tenerne conto, quando ci si relaziona, anche se si tratta di un  solo anno anagrafico di differenza. Ecco dunque che si chiarisce un po’ meglio cosa intendo per “disprezzo per il vigliacco”. I giapponesi, come detto, hanno un’alta considerazione della società e della comunità. Un giapponese medio – come tutti gli essseri umani –  soffre di molte paure e condizionamenti, ma si sforza di tralasciarli per il bene comune, per la comunità, che egli considera più grande e più importante di se stesso. I bisogni di tutti sono più importanti dei bisogni del singolo. nella cultura giapponese è evidente che si possa, anzi, che ci si debba sacrificare per il gruppo. E per fare questo, almeno publicamente, è necessario essere coraggiosi. Ecco perchè quella di pulire gli spogliatori non è una trovata promozionale, ma un’abitudine che loro esercitano così, senza pensarci su tanto, esattamente come noi italiani abbiamo il rito del caffè. Non importa se c’è l’impresa di pulizia, è una forma mentis che prevede di lasciare pulito per gli altri, perchè non c’è un solo unico fruitore al mondo di quello specifico spogliatoio, o doccia, o gabinetto.

Per capire a fondo questo tipo di mentalità, così diversa da quella occidentale, basta pensare alle sue consueguenze estreme, come nel caso del sacrificio di Yukio Mishima, poeta e regista giapponese che all’età di 45 anni si suicidò in diretta televisiva facendo seppuku. Perchè lo fece? Mishima decise il suicidio rituale (tipico dei samurai) molto prima dei 45 anni, e lo decise proprio per quella data e in virtù di specifici motivi legati alla salvaguardia dei valori nipponici, e che egli riassunse con queste parole: “ma cosa volete che sia la vita di un singolo uomo rispetto al Giappone?”

Attenzione: se qualcuno pensa che questo atteggiamento culturale sia poco produttivo evidentemente non sa di cosa parla. Non c’è nessuno di più stupido di chi pensa che il Giappone sia una nazione “perdente”. Dopo la seconda guerra mondiale, ad esempio, i nipponici sconfitti a causa della tecnologia internazionale al servizio degli Stati Uniti, e dopo che il paese era stato letteralmente raso al suolo, diventò la seconda potenza economica del mondo, pur essendo il Giappone dieci volte più piccolo degli States. Ancora oggi, quando tutti si riempiono la bocca con la parola “stagnazione” relativa al Giappone, il paese del Sol Levante è la terza potenza economica del mondo. In battaglia, vigliaccheria delle bombe atomiche a parte, il Giappone ha saputo sconfiggere sia i cinesi che i russi. Un popolo dunque che sa difendersi e dal quale tanto abbiamo da imparare, ma che non ha la pretesa di farci la lezioncina. Pulisce i luoghi pubblici senza nemmeno pensare che, per molti occidentali  sporchi anche dentro, questa cosa è anomala se non addirittura sospetta.

«La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre» (biglietto lasciato da Mishima prima del seppuku – 25 novembre 1970)

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