La Ronaldomania paradigma del declino

Come sanno oramai anche i molluschi lamellibranchi bivalvi, il giocatore portoghese Ronaldo ha firmato un contratto billionaire per giocare nella Juventus. La big news non è più tale da qualche ora e viene superata da altre ad essa correlate e divenute virali sui social. Ad esempio: “Ronaldo guadagnerà in un giorno quello che un insegnante guadagna in 3 anni”; oppure, “il giocatore pagherà in Italia solo 100mila euro di tasse sui 54 milioni guadagnati all’estero”. Su tutte: “Cristiano Ronaldo vale più del Salvador Mundi attribuito al maestro Leonardo Da Vinci e da poco battuto all’asta di Christies’s per 380 milioni di euro”.

Al di là dei toni trionfalistici o scandalistici, ciò che preoccupa dell’operazione Ronaldo è il legame che lo lega alla finanza e alla città industriale italiana per eccellenza, la Torino degli Agnelli.

Sia chiaro: nulla da eccepire sotto il profilo affaristico e d’immagine. Per la Juventus si tratta di una grande operazione di marketing e di immagine che non dovrebbe alimentare la morale sull’impari confronto poveracci-riccacci (ineguaglianze: sai che novità?). Anche i sofismi e le obiezioni, tipo l’età del campione, lasciano il tempo che trovano, tenuto conto anche della professionalità del personaggio, molto serio nella preparazione e nel gestire la propria immagine.

Ciò che dovrebbe semmai destare seria preoccupazione è il rapporto esistente tra questa operazione commerciale e quelle del passato.

Quale può essere l’impatto sociale di questa operazione nella Torino che arranca?

Un affare che a quanto pare sfiora i 400 milioni di euro per un solo giocatore non è solo uno schiaffo alle condizioni lavorative di un territorio in difficoltà, perché lo sarebbe anche 1 milione di euro, parlando di ridistribuzione della ricchezza in chiave socialista. La cosa che fa riflettere è che questa operazione la Juve se la può permettere nonostante non produca quasi più una beata fava sul territorio italiano!

Nei lunghi anni dell’Avvocato questi affari non si sono mai fatti; il top fu raggiunto da un certo Michel Platini, ma assai lontano da queste cifre, proprio perché dietro c’erano le fabbriche, la produzione di cose vere, reali e tangibili, con tanto di famiglie che erano coinvolte nel modo di produzione. Ora questa situazione non esiste più: gli Agnelli devono sostenere gli operai in cassa integrazione costante, gli operai di FCA che ancora fortunatamente lavorano, e adesso anche la paghetta di Ronaldo. Ma come fanno?

Cioè, detto diversamente, se l’industria langue, come fanno le multinazionali? Il fatturato della Juventus è migliorato molto, è una industria a sé, capace di arrivare ai 600 milioni di euro dai 150 di solo pochi anni fa. Tuttavia, diventa difficile pensare che un così abbondante fatturato sia però di poco superiore al denaro impiegato per comprare uno – e uno solo – dei giocatori della rosa.

In altri termini, non è la produzione di beni che consente operazioni alla Ronaldo, ma la Borsa.

A questo dominio dei fondi e degli azionisti slegati dalle capacità innovative e produttive, l’affaire Ronaldo aggiunge una seconda e non meno importante questione.

Si può davvero impazzire per il calcio, dimenticando tutto il resto?

Ho notato che a molti questa cosa piace e viene addirittura esaltata come consolazione al logorìo della vita moderna. In stile panem et circenses. Peccato che la locuzione latina (al popolo basta calmarlo dandogli pane e giochi al circo) sia di Giovenale, lo scrittore del secondo secolo dopo cristo che fu in grado di cogliere con molto anticipo le cause della decadenza romana.

La Sindaca di Torino ne parla come di un’icona della Città e twitta gioiosa che neanche un uccellino; l’assessore al turismo fa già i conti e calcola i potenziali visitatori sperando che si decida di pubblicare una foto della Mole su Instagram. Gli enti locali piemontesi hanno a quanto pare deciso di fare “un tavolo” sull’arrivo del calciatore (!). Il quotidiano degli Agnelli, la Stampa, ha dedicato sei – dicasi 6 pagine – all’arrivo del campione portoghese. A me ricorda tanto l’operazione Maradona, e la fine occupazionale che fece poi Napoli, il porto di Bagnoli e tutto il resto…  Eppoi in questo paese tutti che si lamentano del populismo.

(Nota: la foto non c’entra con Ronaldo: è il populismo bellezza)

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