Prima regola del Piano B: non parlare mai del piano B

Avere un Piano B marca la differenza tra essere governati da politicanti o da statisti. Su questo non ci sarebbe nemmeno bisogno di stare troppo a discutere: persino mio nonno, quando facevamo le grigliate all’aperto, mi diceva sempre di sospettare che sarebbe arrivata la pioggia e di predisporre tutto all’uopo. Chi sostiene che non ci sia bisogno di un piano B su temi di portata nazionale come guerre, risorse energetiche, circolazione della moneta lo fa per motivi di propaganda, oppure perchè è uno stupido. Spesso, entrambe le cose.

Piano B significa essere preparati. Le grandi banche nordeuropee come la Bundesbank hanno un loro piano B così come la Merkel ha il suo piano B per la Germania, tant’è che ha già operato in questo senso con decisioni molto pratiche, come il rimpatrio dell’oro e la predisposizione delle procedure per la restituzione di 923 miliardi.

Gli Stati Uniti ipotizzano scenari politici, militari ed economici avanti di qualche decennio, creando piani a più livelli e dalla A alla Z, per ogni tipo di evento che possa anche solo turbare l’economia e la politica americana. E tutto ciò alla faccia della “mano invisibile” che è rimarrà sempre, per l’appunto, invisibile.

Al dunque: solo gli eurozerbini dell’italica patria non devono avere il piano B? Certo che no, e infatti bene ha fatto il ministro Savona a predisporlo prima di avere il referato. Il punto è che questo fantomatico piano è ipotizzato, ma non è predisposto a livello normativo.

In altri termini e detto più chiaramente: mentre gli altri paesi lo hanno predisposto attraverso una serie di passaggi burocratici, in Italia è solo un manifesto, di cui si parla da tanto tempo, ma sul quale non c’è nessuna regola attuativa.

Leggete=se usciamo domani mattina siamo nella merda.

Se volete che vi faccia sorridere, confesso di aver pensato a una cosa come Internet a metà degli anni ottanta e di aver teorizzato gli smartphone con video e audiotelefonate da uno strumento portatile nei primissimi anni novanta. Perchè non sono ipermiliardario e di cognome non faccio nè Gates nè Jobs? Perchè un conto è avere una testa (e un testo) zeppa di idee; un altro è predisporle in modo operativo attraverso passaggi obbligati.

Noi italiani stiamo affrontando la questione come quel giovane energumeno del paesello che tra un panino con la mortadella e il vino del contadino si allena nella stalla del nonno ed è conosciuto da tutti per ammazzare a mani nude i cavalli e per aver ucciso un mulo con un solo cazzotto. Dite la verità, in ogni nostro paese di provincia risiede uno così, no? Ma allora, perchè non lo abbiamo mai visto al Madison Square Garden di New York a stendere Mike Tyson? Forse ce la poteva anche fare, il nostro Rocky di campagna, ma non si è mai iscritto in palestra, non ha studiato le regole della boxe, non è mai salito su un ring, ecc ecc.

Detto in modo diverso, ma più chiaro:  quando continui a dire che hai un piano B (€UROexit ) vuol dire che non hai un CAXXO di niente! Diversamente, stai zitto e agisci. Altrimenti, continuare a dire di avere un piano B senza supporto legislativo e decisioni riscontrabili agli atti significa fare propaganda. Carina, emozionante, ma pur sempre propaganda.

Tra i “piani B” più interessanti, c’è da annoverare senza dubbio il lavoro accademico portato a termine in questi anni dagli avvocati Palma e Mori. In quell’approfondimento, che risale a qualche anno fa, la questione veniva affrontata in rapporto ai trattati europei, la lex monetae ed il rango delle leggi. Altri, preferiscono non parlare esplicitamente di un Piano B, aggirando la questione in modo Zen attraverso la creazione di una moneta parallela all’euro. E’ il caso del gruppo di studiosi che ruotano attorno al trader Giovanni Zibordi e all’imprenditore Marco Cattaneo, che con i loro Certificati di Credito Fiscale garantiscono una circolazione sufficiente di moneta no-euro in grado di implementare consumi e investimenti senza passare per le forche caudine di Bruxelles.

Sono tutte soluzioni ottime, ma che richiedono una sorta di placet della Ue.

E cosa succede se, come ipotizzabile, la Ue si mette di traverso a qualsiasi soluzione, anche a quelle legali e più credibili e “fatte in casa”?

Detto diversamente, se ci attaccano come fecero con la Grecia nell’estate del 2015, abbiamo noi già predisposto le aste dei titoli di stato in un certo modo? Se nessuno ci compra i titoli alle aste, che si fa? si alza il tasso d’interesse, ok, ma con che gradualità e con che valuta? E’ percorribile l’ipotesi di nazionalizzare il sistema bancario in una settimana? Il governo ha già emanato norme sul comportamento che le banche devono tenere in caso di crisi con la Bce?

No??? E allora, in tutta franchezza, evitiamo di parlarne e per dirla con Maurizio Crozza quando imita Montezemolo: “facciamoloooooo”.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.