Sono un razzista, mamma

La questione dei migranti non ha nulla a che fare col razzismo. Del fenomeno si parla a spot, a seconda della “moda” elettorale del momento. In questi mesi è “di moda” la questione dei migranti e quindi l’Italia viene dai media divisa tra presunti antirazzisti, che vogliono integrazione ed accoglienza, ed i presunti razzisti, che invece vorrebbero i respingimenti e la conclusione dell’ondata migratoria. Il lessico è ancora una volta traditore, perchè dietro il termine “antirazzista” si cela la sinistra del folklore e dietro il termine “razzista”, la nuova congerie politica capitanata dai gialloverdi al governo. Dunque, la querelle è tutta politica e non ha a che fare col razzismo che, invece, riguarda l’ipotesi – ancora oggi discussa dagli scienziati – che gli umani possano essere suddivisi in razze distinte sotto il profilo biologico a seguito di caratteristiche intellettive o valoriali in modo tale da poter fare una gerarchia e, dunque, distinguere tra razze migliori e razze peggiori.

Siccome molti tra quelli che mi leggono, ultimamente, non capiscono un cazzo, proverò con degli esempi (ma se non capiscono è colpa mia, lo so bene di essere geneticamente inferiore)

Esempio che spiega perchè chi è contro la migrazione NON è (sovente) un razzista.

Vi è mai capitato che bussino alla vostra porta, chiedete “chi è”, e fuori c’è qualcuno che con discorsi confusi vi fa capire, alla fin fine, che vuole dei soldi? Magari è un testimone di Geova che vuole un’offerta. Oppure, il ragazzo di Enel 2.0 che vuole farvi cambiare il fornitore di gas. Qualche volta sono dei nomadi che strimpellano la fisarmonica (a questi ultimi ho lasciato una fortuna, finchè mio figlio era piccolo…). Insomma, dai, ammettiamolo, quante volte all’anno succede? A me succede spessissimo. Voi che fate? Aprite la porta e fate salire sempre? E quando li fate entrare, li accomodate e lasciate queste persone in casa? Come dite …, noooo?

Mmmmmm, allora lasciatemelo dire: siete dei razzisti di merda!  Eh già perchè, fammo a capisse, non c’è nessuna differenza tra la signora che lascia fuori casa lo sconosciuto che gli bussa alla porta e un Paese con dei confini che non fa entrare tutti quelli che lo chiedono. Sotto il profilo non legale, non biologico, non tecnico, ma prettamente etico, non c’è NESSUNA differenza. Chi cerca di superare un confine illegalmente dice sempre che che sta morendo di fame e che ci sono i bambini. Quasi mai è vero, ma qualche volta si. Chi bussa o chiede l’elemosina ti dice sempre che è perchè ha fame, ha i bambini, lo vuole Javè ecc. Quasi mai è vero, ma qualche volta si.

Perchè non aprite quella fottuta porta di casa vostra e non fate entrare tutti?

Stesso discorso vale per il “muro”, come concetto. Ora va molto di moda dire: “abbattiamo tutti muri”. E’ una manfrina non a caso recitata come un mantra dalla caduta del muro di Berlino, nel 1989. Ma se togliere i muri, i confini, le barriere è cosa valida tra comunità indipendenti (gli Stati), perchè non vale anche per casa vostra?

Detto diversamente, per quale motivo avete tutti porte, chiavi, serrande, tapparelle, spesso inferriate alle finestre e, soprattutto, muri divisori? Perchè, se vivete ad esempio in condominio, non lasciate pertugi di passaggio per i vicini in modo tale che vadano liberamente avanti e indietro per il vostro salotto?

Ve lo dico io: perchè siete dei razzisti di merda!

Se invece (come me e come tutti),  intendete i comportamenti  sopra menzionati come atteggiamenti di sana diffidenza verso chi non conoscete, allora la definzione vera di razzismo non ha nulla a che fare. Tutte le nazioni hanno una politica di controllo degli ingressi. Tutti! I paesi noti per la loro tolleranza, come l’Olanda, hanno le politiche di controllo degli ingressi più severe. Ed è quello il motivo per cui, dopo, possono passare alla storia per la loro proverbiale tolleranza e capacità di integrazione. Questo non significa, però, che il governo Conte sulla questione stia facendo il miglior lavoro possibile. Sotto il profilo ideologico usa l’arma dell’ordine per maturare consenso. Dunque, direi che – pur non sbagliando a regolamentare più e meglio – sbaglia di sicuro a parlarne continuamente. Significa, in modo per me evidente, che su questo tema è in malafede, andando a commentare con filippiche infinite ogni fottuto episodio di cronaca locale. Ma è tipico della Lega; noi veneti la conosciamo bene. I loro sindaci sono H24 in strada o al bar o alla sagra a stringere mani e bere ombrette. Anche simpatici, eh? Sembrano tutti amici da una vita, gente che conosci da sempre, ma ti viene da chiedere quando cazzo stanno in ufficio a fare conti e pianificare…

Esempio che spiega chi è davvero un razzista. Qualche anno fa mi trovai a parlare con un conoscente che stimavo per la sua capacità di relazionarsi e per aver visitato il mondo. Leggenda vuole che fosse stato anche un soldato della legione straniera, ma si è sempre rifiutato di rispondere a mie domande su questo punto. Durante la conversazione venne fuori che in centro città un giovane egiziano con la fidanzata italiana avesse appena aperto un pub e che fosse già alla moda con tanta bella gente che lo frequentava.  Quando gli chiesi di andarci con me una sera per bere una birra e vedere il nuovo ambiente, mi rispose: “che schifo! io non ci metto piede in un posto aperto da un egiziano e frequentato da altri africani come lui”. Sulle prime non credetti alle sue parole. Presi fiato e gli dissi: “lo conosci? ti ha fatto qualcosa”. “No – rispose – ma è un maghrebino e io non li frequento a prescindere”.

Per cronaca e per il nulla che vale, aggiungo che l’egiziano in questione è un tipo simpaticissimo e anche molto gradevole. Affascinante come persona, se questo lessico aiuta a comprendere meglio. Ecco, quel mio conoscente – che ora giudico disgustoso – è un razzista di merda. Un vero razzista. I veri razzisti esistono, ma sono rarissimi, e credono davvero che esistano razze biologicamente superiori ad altre. Un pò come le lepri  che sono più veloci dei conigli, insomma.

Posto che la questione genetica è oggetto di studi contraddittori, va detto subito in modo chiaro che questa presa di posizione è dettata da ignoranza e stupidità. Anche qualora gli studi dimostrassero – chennesò – che i bianchi galleggiano in acqua meglio dei neri – ciò sarebbe vero solo “in media”, mentre TUTTI i leprotti hanno le zampe più lunghe dei conigli.

Non solo: le qualità accertate di una etnia potrebbero conferire un vantaggio in un determinato periodo storico, ed essere invece uno svantaggio in un altro.  Ma al di là di classifiche e tabelle,  attribuire qualità ad un altro singolo essere umano senza conoscerlo, e conferirgli patenti di inferiorità o stupidità o malvagità è semplicmente da idioti. Anzi.. da inferiori. Ma questi sono i razzisti, per fortuna parliamo dello zero virgola zero qualcosa della poplazione italiana.

La diffidenza verso chi non conosciamo – e che riguarda tanto la casalinga che non apre la porta quanto gli Stati nazionali che regolano i flussi – ha invece una natura meramente antropologica e serve alla sopravvivenza della specie.

“Generalizzare” è sbagliato, si suol dire. Io aggiungerei che è sbagliato, ma non sempre. L’uomo generalizza perchè questa elaborazione della mente è utile. Poi ovvio; se chi generalizza persegue in questo atteggiamento e non si addentra nei fenomeni diventa nel tempo un perfetto imbecille. Lo stesso dicasi per la conoscenza tra uomini: prima di stringere relazioni salde e durature occorre conoscersi con prudenza, soppesando e valutando intenzioni e atteggiamenti. Ciò va fatto tramite un percorso, anche lungo. Anche tortuoso. Non in modo immediato. Per capire questo, sarà utile avvalersi di un ulteriore esempio

Esempio che spiega perchè la diffidenza non è il razzismo. I più convinti sostenitori dell’emergenza razzista sono legati da un filoconduttore sconcertante: raramente la solidarietà che professano ha poi un risvolto pratico. Detto diversamente, di solito chi parla ossessivamente di inclusione e integrazione NON frequenta uomini e donne di altre etnie.

La solidarietà ci nobilita e ci eleva spiritualmente. Tuttavia, bisogna sospettare fortemente della solidarietà teorica che non ha alla base l’empatia. L’empatia, come da etimolgia, prevede che vi sia immedesimazione da parte nostra con le sorti dell’altro. Questa immedesimazione è vera e genuina solo quando ci troviamo di fronte ad un altro essere umano che soffre. In altri termini, non è credibile un’empatia rivolta verso persone che NON conosciamo o che non vediamo o di cui abbiamo udito solo racconti suggestivi. Chi  la pensa diversamente crede anche che un uomo sia buono perchè si commuove al Cinema o che sia cattivo perchè non piange davanti ad un film romantico. La solidarietà vera si ha quando si vede o si viene a sapere che una persona da noi conosciuta soffre, e cioè quando riflettiamo compartecipando a quella sofferenza (e poi ci attiviamo con profferte di aiuto).

Ecco perchè la solidarietà verso i bambini  yemeniti da parte di chi se ne frega del vicino di casa che ha perso il lavoro, mi lascia molto, ma molto perplesso. Si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di empatia ideologica, e dunque non di vera empatia.

Schematizzando, potremo dire che:

Il razzista vero non prova empatia per le persone a lui vicine di etnia diversa, ma, spesso, non prova alcuna empatia in generale.

Il diffidente prova empatia per tutti gli esseri umani che gli stanno vicino, quando soffrono, indipendentemente da religione e colore della pelle. Tendenzialmente non si preoccupa di etnie di cui non sa nulla all’altro capo del globoterracqueo.

L’antirazzista politicizzato, invece, prova forte empatia verso chi non ha mai visto (e gli è noto semmai solo per documentari e servizi televisivi), ma prova indifferenza sostanziale verso chi gli sta attorno.

Come avrete intuito, mentre sono possibilista sulla seconda categoria, comincio a giudicare di razza inferiore la prima e la terza.

2 Commenti

  1. Forse è il caso di sottolineare che le caratteristiche delle tre categorie descritte si applicano a qualsiasi essere umano

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