Tic tac, tic tac. Nuova recessione in arrivo

Lo so, lo so: sarebbe ora di finirla di evocare disgrazie perchè stiamo finalmente uscendo dalla crisi e gne gne gne. Però non possiamo sfidare la matematica e la storia; le discipline che, con la lingua nazionale, rappresentano i cardini dell’apprendimento. Ovviamente, a nessuno è dato sapere se arriverà una recessione o se invece attraverseremo uno dei periodi più fulgidi dell’umanità, ma siccome riteniamo che le politiche economiche europee siano le più scellerate degli ultimi 100 anni, occorre essere coerenti, e tracciare lo scenario più probabile anche quando è quello meno desiderabile.

Ma secondo voi, il fatto che Donald Trump stia applicando i dazi su prodotti europei, come le automobili, non vorrà dire niente per la produzione industriale europea?

Detto diversamente, c’è qualcuno che davvero pensa che il governo americano ce l’abbia a morte con Xi Jin Ping e vada in sollucchero per Angela Merkel?

Partiamo dalla matematica. La produzione industriale europea è GIA’ in calo! Non occorre attendere nessuna previsione catastrofista. Sta già succedendo. Lo riportava qualche giorno fa l’Ansa, l’agenzia più conformista che ci sia dopo Fabio Fazio. Ad aprile la produzione industriale ha fatto registrare un calo dello 0,9 per cento rispetto a marzo. E va avanti da mesi, il calo. E dopo un calo in trend negativo, per la storia, c’è la recessione…

Anche se non si trova niente di pubblicato in Italia che abbia uno straccio di visibilità, in tutto il mondo le previsioni di crescita economica sono state riviste al ribasso negli ultimi mesi. Fanno eccezione proprio gli Stati Uniti, che si salvano grazie ai dazi e al massiccio taglio di tasse voluto da Trump

Attualmente, per quanto il biondarancio presidente americano  possa essere considerato un pasticcione poco credibile, l’economia USA si è ripresa e ha ridotto la disoccupazione ai minimi.

I dazi, dunque stanno penalizzando gli europei, non gli americani, che a quanto pare hanno fatto la scelta giusta. Ma la vera botta deve ancora arrivare e avrà per protagonista l’Italia, che si troverà a rivedere completamente la produzione industriale nel sud Italia (quella pochissima che c’è, ovviamente).

Sotto la lente c’è l’Ilva di Taranto che, a mio avviso, rappresenterà il vero banco di prova del governo Salvini-DiMaio (lasciate perdere i porti ed i migranti, quella è strategia di breve termine, non economia).

Come sanno tutti, ma fanno finta di no, gli americani hanno imposto dazi sull’importazione di alluminio e acciaio dall’Unione Europea. Si parla solo di auto, ma ben altro cova sotto la cenere. Il che, per inciso, significa che la via tracciata a Bagnoli in  Campania 20 anni fa sta per raggiungere il suo terminale in Puglia con la fine della produzione dell’acciaio in Italia. I dazi americani non saranno altro che la ciliegina sulla torta. Attualmente una interessante parte dell’acciaio venduto dall’Ilva va in direzione Fca (ex Fiat, oggi americana) e Ford. Ma domani? Ripeto e segnatevi questa: sarà l’Ilva il banco di prova del governo, ma non nel senso della salvezza degli impianti, ma in quello degli investimenti di riqualificazione.

L’Europa potrebbe salvarsi dalla recessione in arrivo?

No, la Ue è guidata da autentiche teste di cazzo. Solo in caso di un forte dissenso dell’opinione pubblica e con la Merkel finalmente a casa a fare le torte come Nonna Papera l’economia targata Ue potrebbe salvarsi. La Ue in questa delicata fase risponde con altri dazi, ma solo una forte, anzi fortissima politica di spesa pubblica e dazi diffusi sui prodotti tipici alimentari (non le auto…) – come fanno da secoli in Svizzera – potrebbe salvarci.

L’Europa è guidata da gente come Wolfgang Sheuble che ha studiato giurisprudenza, come Previti e Giovanni Tria. Dunque, non possiamo salvarci.

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