4 Regole se sei in Crisi col Lavoro

Secondo il guru Ray Dalio, ciò che accomuna tanti uomini e donne insoddisfatti del lavoro che fanno è l’incapacità di definire i propri obiettivi. Tutti, ovviamente, hanno sogni e obiettivi, ma pochissimi li sanno definire. Un recente studio di Gallup ha mostrato come la frustrazione verso la propria professione sia oggi più largamente diffusa che in passato.

Dalio a questo e ad altri temi ha dedicato un libro di successo, Principles, da poco tradotto anche in italiano, ma che sarà in libreria solo a partire dal prossimo ottobre.

Secondo il magnate americano dei fondi di gestione patrimoniale, i perenni insoddisfatti commettono 4 errori. Ecco quali sono e come evitarli

Prima Insidia: troppe “possibilità”

In primo luogo, occorre imparare a prendere le decisioni più importanti sulla base di ciò che vogliamo di più. Ciò significa concentrarsi su alcune priorità lasciando perdere le altre. Può sembrare banale, ma quasi nessuno lo fa: la maggior parte delle persone che vanno al supermercato per acquistare, ad esempio, del sapone, tornano a casa con mille prodotti tranne che il sapone. Questo, secondo Dalio, vale per tutto, ma soprattutto per l’attività lavorativa.

“La vita – spiega – è come un gigantesco buffet con alternative più deliziose di quanto tu possa mai sperare di assaggiare: scegliere un obiettivo significa rifiutare alcune cose che vuoi per ottenere altre cose di cui hai bisogno ancora di più.”

Non essere selettivi, secondo Dalio, è un grosso errore che però molti fanno, perdendosi nel magma dei loro desideri.

“Alcune persone falliscono a questo punto, prima ancora di iniziare, temendo di perdere occasioni e cercano di perseguire troppi obiettivi contemporaneamente, raggiungendo pochi o nessuno di essi”, scrive. “Non lasciarti paralizzare da tutte le scelte.”

Per chi, come il sottoscritto, si è nutrito di studi filosofici, il riferimento all’angoscia di Kierkegaard sorge spontaneo: le infinite scelte paralizzano l’azione e portano a sicura infelicità. Il filosofo danese pensava a temi esistenziali, Dalio a quelli professionali.

Ma funziona sta roba o sono solo stupidate psicologiche? Dalio le ha applicate e questi sono alcuni dei suoi risultati: ha trovato un modo per finanziarsi fin da giovane coprando le prime azioni di Borsa a soli 12 anni; si è laureato alla Harvard Business School a 20 anni e ha lanciato Bridgewater Associates dal suo appartamento di due stanze a New York a 26 anni. Ora la creatura economica di Dalio è cresciuta fino a diventare il più grande hedge fund del mondo, gestendo ad oggi circa 160 miliardi di dollari.

Seconda insidia: confondere un obiettivo con un desiderio

Quando stai considerando quali sono le priorità o le ambizioni su cui concentrarti, sii chiaro sulla differenza tra obiettivo e desiderio.

“Un vero obiettivo è qualcosa che puoi davvero raggiungere”, scrive Dalio. “I desideri sono le cose che vuoi che però possono impedirti di raggiungere i tuoi obiettivi”.

Ad esempio, “il tuo obiettivo potrebbe essere la forma fisica, mentre il tuo desiderio è quello di mangiare tanti cibi buoni, ma che fanno ingrassare”, scrive.

Quando si tratta di una carriera, tuttavia, i desideri e gli obiettivi possono anche essere allineati. Ad esempio, se il tuo ‘desiderio’ è trascorrere del tempo con le persone invece di rimanere intrappolati dietro una scrivania (cioè se ami le relazioni), mentre il tuo ‘obiettivo’ è fare la differenza nella tua comunità, esistono lavori che ti permettono di fare entrambe le cose, e li puoi trovare.

“Decidi cosa vuoi veramente nella vita conciliando i tuoi obiettivi e i tuoi desideri”, scrive Dalio. “Ciò che alla fine ti soddisferà sono cose che si sentono giuste e compatibili sia come desideri che come obiettivi”.

Terza insidia: concentrarsi sulla ricompensa sbagliata

La motivazione che sta nascosta dietro i tuoi obiettivi dovrebbe andare sempre oltre il denaro, scrive Dalio.

“Non confondere le trappole del successo per il successo stesso”, consiglia. “L’orientamento al raggiungimento dell’obiettivo è importante, ma le persone che sono ossessionate da un paio di scarpe da 1.200 dollari o da una macchina di lusso sono molto raramente felici perché non sanno cosa vogliono veramente, e quindi ciò che le soddisferà”.

In effetti, molti imprenditori di successo ripetono spesso che nella loro carriera erano motivati ​​dall’adempimento al proprio scopo, e non dal denaro. Il CEO di Apple, Tim Cook, Richard Branson e persino Warren Buffett sono famosi leader aziendali che sostengono di trovare un significato a ciò che fanno ben al di fuori della ricchezza.

“Se lavori per soldi – ha riferito ad esempio Cook – non ne farai mai abbastanza e non sarai mai felice”. Sotto questa prospettiva ecco che far denaro non perde certo importanza, ma diventa un mezzo e non un fine.

Quarta insidia: non sognare abbastanza in grande

Quando si tratta di fissare i tuoi obiettivi, neanche il cielo è un limite.

D’accordo, ci sono sempre alcune eccezioni alle regole, come “giocare in una squadra di basket professionista se sei un nano, o vincere l’oro sui 100 metri piani a 70 anni”, scrive Dalio, ma a parte cose così, non ci sono sogni troppo grandi da realizzare.

“Quello che pensi sia raggiungibile è solo una funzione di ciò che sai al momento”, scrive. “Grandi aspettative aiutano a formare grandi capacità: se limiti i tuoi obiettivi a ciò che sai di poter ottenere, stai impostando un livello troppo basso.”

In altri termini, i 4 elementi individuati mostrano che le cause dell’insoddisfazione lavorativa dipendono più da come siamo fatti noi che da condizioni esterne, o, quantomeno, che i margini per risolvere la crisi lavorativa sono molto ampi. Il difetto di questa analisi è solo uno, ma occorre tenerne conto: i principi elencati da Dalio ben si adattano all’individuo, mentre non si possono replicare ai gruppi sociali, che sono ben più complessi del singolo.

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