Ecco cosa farà Tria per tenerci nell’Euro

Il ministro all’economia Giovanni Tria è uno che ne sa. Di scuola neokeynesiana, in un report scritto prima della crisi del 2008 sosteneva gli investimenti pubblici come motore di crescita. «È necessario un immediato rilancio degli investimenti e lo strumento dei governi sono gli investimenti pubblici», scriveva. Si è laureato in giurisprudenza, ma con frequentazioni alla Columbia University di New York per seguire Edmund Phelps, premio Nobel nel 2006 e uno dei principali fondatori della scuola neokeynesiana.

Il problema di Tria sono le “cattive compagnie”: il classico ragazzo intelligente, ma le cui frequentazioni impediscono di fare bene. Se la scuola economica di Tria è fondamentalmente di sinistra (quando ancora si poteva usare questo termine con un minimo di senso), politicamente Tria è amico di Renato Brunetta, Oscar Giannino e Maurizio Sacconi, gente che sta alla comprensione dell’economia come Rocco Siffredi sta all’astinenza sessuale. Ecco allora che gli agganci politici di Tria, il suo sistema di relazioni, rischiano di inficiare l’azione di governo, tesa (almeno sulla carta) ad una rottura dei trattati germanocentrici.

E’ ancora troppo presto per dire se Tria sarà il cavallo di Troia della XVIII legislatura perchè dal suo ministero arrivano segnali contrastanti, ma se vorrà esserlo gli strumenti li ha tutti, e monitorarli può esserci utile per capire se questo ministro sarà quello della svolta, o se non sarà un Tremonti qualsiasi.

La convinzione diffusa è che nell’ultima parte del 2018 vi sarà un terremoto finanziario sull’Italia, che le agenzie di rating attaccheranno e che anche i contadini che fanno la vendemmia qui in Veneto useranno i BTP al posto delle bestemmie.

L’opinionista antisistema Paolo Barnard, ad esempio, è convinto che i mercati stiano preparando la trappola in vista del Def (quella che una volta si chiamava finanziaria), vendendo allo scoperto titoli della Borsa italiana. Molti, anche tra le fila gialloverdi, fanno trapelare la stessa visione catastrofica con lo spread ai tempi del Berlusca. Lo scenario è probabile, ma se Giovanni Tria mantiene il deficit basso non succederà un bel niente di niente perchè i mercati tendono a guardare più alla differenza tra entrate ed uscite di uno Stato, che al debito in se e per se. E non è affatto difficile tenere il deficit basso: è sufficiente rinviare a tempo indeterminato il reddito di cittadinanza e la riforma fiscale, per lo meno nelle forme indicate dai programmi dei due partiti di governo.

Andando con ordine, per capire cosa potrebbe succedere, occorre prima di tutto distinguere bene il deficit di una nazione dal suo debito. Al mercato degli investitori interessa il deficit, non il debito. Il decifit di bilancio pubblico, altrimenti detto anche ‘disavanzo pubblico’ è l’ammontare della spesa dello Stato non equilibrata dalle entrate: in altre parole, il deficit rappresenta la differenza tra le entrate e le uscite di una nazione, quando le prime sono maggiori delle seconde e lo Stato spende più di quanto non incassi.

Il deficit non è per nulla negativo; anzi, è positivo, ma – richiedendo un ragionamento controintuitivo – la gggènte non lo sa. Dunque, ben venga se aumentano il deficit. Sinora si è andati nella direzione suicida della Ue: sotto Gentiloni il deficit era all’1,6% (rapporto tra entrate – pil – e uscite), mentre l’obiettivo del precedente governo era di portarlo allo 0,8 nel 2019 fino ad arrivare al pareggio nel 2021. Se Giovanni Tria riesce a tenerlo basso non ci sarà nessuno spread galoppante, indipendentemente da migranti che sbarcano, dichiarazioni di Salvini al fulmicotone, accordi con Orban o con Satana in persona.

Riassumendo: con il deficit a 0,8 saremo sotto i 100 punti di spread; con 1,9 ci stabilizzeremo verso i 200 e con lo sforamento del 3 per cento avremo di sicuro uno spread sopra i 300. Tutto ciò a meno che la Germania, ovviamente, non muti il suo posizionamento economico. Nel prossimo DEF, quando vedremo i dati sul deficit ben chiari e sottolineati, sapremo se ci sarà la tanto ventilata tempesta sui BTP oppure no. E soprattutto sapremo anche se la grande partita “noeuro” verrà sospesa almeno per tutto il 2019.

2 Commenti

  1. Scusa non sono un economista ma così facendo non potranno mai attuare il ” programma di governo” o sbaglio professore?
    Oppure potrebbero dividere tipo dual tax alla aziende che ne hanno bisogno e nella zone più disagiate per prima?
    E così il il reddito per ora solo per disabili e pensionati ai minimi storici!?

  2. Cosa vuol dire per la Germania mutare il proprio “posizionamento economico”? Che potrebbe uscire dall’Euro così come lo conosciamo?

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