La regola d’oro dell’investimento finanziario

Quando si parla di investimenti finanziari, troppe persone si concentrano esclusivamente sullo strumento riponendo in esso speranze e aspettative il più delle volte completamente fuori luogo. Ovviamente, non possiamo prescindere dai 5 asset fondamentali: immobili, azioni, obbligazioni, materie prime e metalli preziosi, ma non è la dritta del consulente finanziario sul prodotto X o Y relativo a questi asset a fare la differenza.

A fare davvero la differenza è la vostra capacità di affrontare il rischio.

Lo so, sembra banale, ma ho notato che la stragrande maggioranza dei risparmiatori/investitori trascura e sottovaluta questa regola d’oro, operando con due atteggiamenti agli antipodi, ma entrambi sbagliati.

Il primo errato comportamento è proprio di chi “tanto ciapa (guadagna), tanto magna” come si dice in Veneto. Costui, quando riesce ad accumulare, lascia il denaro a riposare sul conto corrente, o in qualche prodotto a rendimento zero virgola (stile buoni postali o conto deposito). Tuttavia, come diceva Gordon Geko in Wall Street, il denaro non dorme mai, e se voi lo lasciate riposare al 100 per 100 in liquidità, egli morirà. Decidete voi come: a causa dell’inflazione? per via di tasse patrimoniali e spese di tenuta conto? Quel che è certo è che la sua vera natura è stata violata e non resisterà a lungo.

Il secondo errato comportamento riguarda, invece, coloro che si affidano ai consulenti della banca, oppure ai cosiddetti indipendenti, senza essersi letti nulla di finanza. In questo caso, frequentissimo, il rischio cui ci si espone è molto alto, ma i clienti non se ne rendono conto. Ciò accade perchè, nonostante il profilio di rischio ad personam tracciato dai consulenti, ci sono un sacco di spese – fisse, non fisse, nascoste, ecc. – che erodono gran parte degli eventuali rendimenti. Ma c’è un altro, pericoloso aspetto, che contraddistingue questa tipologia di investitore. La maggior parte di chi affida in toto gli investimenti alle banche ed ai consulenti desidera, più o meno coscientemente, essere adulato. I venditori di ciofeche finanziarie questo lo sanno benissimo, e si prodigano in pacche sulla spalla, ammiccamenti e sovrabbondanza di titoli: “dottore carissimo…”.

Mi ha sempre sorpreso questo aspetto della psiche umana. Il gabbato di turno magari tira spesso indietro il braccino per offrirti un caffè al bar, ma si lascia allegramente sputtanare i risparmi di una vita solo perchè negli uffici dei consulenti lo riempiono di complimenti e attenzioni. Basterebbe, se proprio ci si vuole affidare a questi “esperti”, mantenere le dovute distanze, evitare il “tu” e prendere qualche giorno di tempo prima di sottoscrivere qualsiasi tipo di investimento.

Per muoversi decentemente in campo finanziario occorre RISCHIARE, affrontando le decisioni da soli: esiste una relazione tra rendimento e rischio, ovvero più si vuole guadagnare, più si deve rischiare. A maggiore guadagno corrisponde maggiore rischio. In finanza non esiste che ci si arricchisca senza rischi. Uno può essere ricco perchè eredita, o perchè gode di grandi entrate per la sua attività lavorativa. In finanza la differenza la fa l’attitudine al rischio.

L’investitore può anche decidere – ed in effetti quasi sempre avviene così – di abbattere il più possibile il rischio, magari cercando di azzerarlo con obbligazioni di Stato e cose così. E fa bene, se il suo obiettivo è quello di preservare i risparmi. Ma se vuole un cambiamento, alte rendite, arricchirsi… bè, allora deve rischiare. Diffidate e state lontani da chi vi dice qualcosa di diverso.

Ma i vantaggi non sono solo legati all’ipotesi di guadagni più alti: anche la gestione delle perdite è interessante. Chi accetta un rischio può infatti sempre calcolare quanto può permettersi di perdere e “immaginare” di aver già perso un determinato numero di quote dell’investimento. Da questo punto di vista l’investitore non è molto diverso da chi fa impresa. L’imprenditore sa infatti che dovrà acquistare dei macchianari o assumere del personale e sa che questi sono costi inevitabili. Egli ancora non sa se l’impresa funzionerà o meno, ma – se ha sale in zucca – conosce prima di iniziare l’attività a quanto ammonteranno le sue spese. Ed esattamente come avviene per le imprese, il risparmiatore può ottenere rendimenti più alti della media sapendo fin dall’inizio, cioè ben prima di affrontare l’impegno, quanto può permettersi di perdere. Al fine di assicurarsi questo risultato in caso di perdita, l’investitore dovrà aver pianificato la vendita dell’asset,  o di una quota di esso, raggiunta la soglia massima di personale tolleranza al rischio.

Insomma, se investite per arrotondare o conservare i risparmi la cosa è per tutti. Le tecniche, le conoscenze, per quanto complesse, si acquisiscono in pochi mesi di studio. Le palle no! Quelle o le hai, oppure non le hai . E sono quelle a fare davvero la differenza in campo finanziario.

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