Mercenari italiani per liberare il Donbass? Qualcosa non torna

Arriva pesante come un mattone la notizia che sei italiani sarebbero stati arrestati con l’accusa di reclutare mercenari per combattere con le milizie separatiste filorusse in Donbass. La stampa nazionale ha anche diffuso il nome del principale organizzatore.

Al di là dell’aspetto tecnico-legale, che sicuramente avrà la credibilità che serve alla magistratura per ordinare una simile operazione, sotto il profilo logico ciò che viene riportato in queste ore desta più di qualche sospetto.

Il primo. I separatisti hanno ingaggiato una lotta senza quartiere contro l’esercito di Kiev. Il governo di Poroshenko è di simpatie chiaramente naziste e la presa del potere è avvenuta nel 2014 grazie ad appoggi esterni allo stato ucraino. A far breccia tra i ribelli di piazza Maidan in Ucraina è stato il nazismo storico che ha come emblema la figura di Stepan Bandera, politico ucraino che durante gli anni della guerra collaborò con i tedeschi per combattere contro l’occupazione dell’Unione Sovietica. Pare strano, anzi, francamente ridicolo, che i reclutatori vengano etichettati come fascisti poichè starebbero con ciò sostenendo un’ideologia contraria allo spirito russo e all’identità russa così caldamente appoggiata dai separatisti del Donbass. In altri termini, secondo la nostra stampa, un gruppo neofascista italiano starebbe aiutando militarmente gli antifascisti del Donbass. Tutto può essere, eh? Però…

In secondo luogo, i separatisti del Donbass combattono per la loro causa, e chi li aiuta lo fa perchè è convinto che tale causa sia giusta. Estremizzando, si potrebbe dire che la partita giocata in Donbass ricorda la guerra civile spagnola del 1936, o le iniziative dell’Ira contro il Regno Unito negli anni Ottanta. Chi mette a repentaglio la propria pelle non lo fa in un contesto  in cui c’è bisogno di un mercenario straniero che vanta determinate conoscenze tecniche o capacità di addestramento. Detto diversamente, nel Donbass è la logica del volontario che combatte per una causa quella che prevale, e non  quella dei soldati prezzolati (se non altro perchè il Donbass economicamente ha le pezze al culo).

Infine, è facile ritrovare sul web tutte le notizie sull’argomento dei foreign fighters italiani, di qualsiasi colore politico essi siano. Nel caso dei combattenti “per Putin”, come vengono pittorescamente definiti dai media e buttati tutti dentro un unico calderone (“sono tutti fasci”), si scopre che una delle persone arrestate era stato oggetto delle identiche accuse dal giornale l’Espresso, oltre un anno fa. Persino i rotocalchi internettiani di queste ore ammettono che l’indagine in toto risale addirittura a due anni fa. Mmmmm, e allora perchè i sospetti reclutatori vengono arrestati solo ora con l’accusa mediatica di essere skinhead filofascisti e filoleghisti? Da parte mia nessuna risposta preconfezionata, ma domande che aspettano charimenti, quelle si.

Ah, quasi dimenticavo. Se qualcuno fosse interessato a fare il contractor per agenzie americane quello è legale. Non è fare il mercenario quello. No, no.

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