Trend negativo per l’economia italiana

Se qualcuno pensava che col cambio di governo la linea di micidial.it sarebbe stata più accomodante, non ha ancora capito con chi ha a che fare. Cercando la verità, la filosofia comprende che essa si “realizza” durante il percorso e non ritiene che se ne stia nascosta sotto i cavoli nell’orto. E la verità in fieri è che l’economia italiana, sic stantibus rebus, si trova in trend negativo. I tifosi stiano alla larga da questo sito. Capire e combattere ci piace, fare il tifo no.

Per quanto riguarda lo spread, è evidentemente sotto attacco. Galleggia faticosamente attorno a 250 punti. Il prezzo dei titoli americani, francesi e tedeschi sta salendo (ieri e pare anche oggi), dunque lo spread per loro è in calo. I btp italiani cedono un poco e dunque il loro rendimento sale, e con esso anche lo spread con il bund tedesco. Niente di drammatico, ma siamo gli unici ora come ora con lo spread in affanno e questo accade perchè il governo italiano è sotto attacco. Non è colpa del governo, ma lo può essere nella misura in cui il piano di reazione di Salvini/DiMaio a questi dittatori della troika non è chiaro. Flat tax e reddito di cittadinanza rimandati al 2019… e tutto il resto? I costi dello spread, con quello che abbiamo visto in passato, sono ora ridicoli, però questo pare essere il trend e alla lunga non ci farà bene.

Ma il dato più preoccupante viene dall’indice PMI, che era atteso a 53,9 ed invece si trova a 53. Lo scorso mese il ministro dell’economia, Giovanni Tria, ha annunciato che l’attuale stima di crescita per il 2018, fissata dal precedente governo Gentiloni all’1,5%, sarà rivista al ribasso a causa del rallentamento dell’export e della produzione industriale. Il PMI è un indice molto importante, seguitissimo da investitori e traders.

Seguendo le indicazioni di Borsaitaliana:

I Purchasing Manager Indexes (traduzione: indici dei direttori degli acquisti) vengono realizzati mediante l’elaborazione delle risposte a questionari inviati ai responsabili degli acquisti di molte aziende. Le indicazioni provenienti da questi manager sono particolarmente importanti in quanto il loro mestiere è quello di provvedere ad acquistare materie prime, semilavorati e in generale tutto quanto necessario alle loro aziende per produrre. Si tratta quindi di operatori che devono avere sotto controllo non solo l’operatività dell’azienda, ma anche la situazione dei mercati presso i quali l’azienda stessa si approvvigiona e dei mercati finali di vendita.

Detto diversamente, i manager aziendali che si occupano di acquisti, acquistano MENO dei mesi scorsi, in rapporto a, e questo significa un’economia che sta rallentando.

La preoccupazione maggiore dovrebbe essere per settembre, o quanto meno per l’autunno, quando si assisterà ad una resa dei conti. O il governo accellera nella direzione trumpiana di rottura con la Germania, protezione della produzione, indotti, e fa cascare il castello di carte della Ue, oppure si normalizza, trascinandosi dietro provvedimenti tutti “chiacchiere e distintivo” in stile Tremonti. Si, insomma, il solito centrodestra di merda.

Ma l’importante è decidersi, perchè questa incertezza sta lentamente rosicchiando il tessuto industriale, già spazzolato ben bene dalla crisi del 2008.

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