Uno studio rivela che l’Economia cresceva quando le Banche Centrali erano meno indipendenti

La Brexit terrorizza così tanto gli inglesi che all’inizio di questo mese hanno deciso di alzare i tassi di interesse per la seconda volta in meno di un anno. La Bank of England (BoE) li ha portati sopra lo 0,5% per la prima volta in quasi un decennio (a un tasso storicamente ancora estremamente basso dello 0,75%).

I responsabili della banca nazionale inglese hanno motivato la decisione sostenendo che a causa della disoccupazione bassissima, questo tipo di provvedimento dovrebbe aiutare a stabilizzare l’inflazione, dato che tende a salire quando la disoccupazione è molto bassa.

Molti economisti si sono subito messi di traverso alla BoE perché a livello teorico l’innalzamento dei tassi aumenta il costo dei prestiti rallentando così la crescita economica di un paese, l’Inghilterra, che vive una situazione incerta a causa della Brexit

C’è un particolare grande come una montagna che sfugge sempre quando vengono fatti questi ragionamenti sui tassi:

come mai, nonostante la fortissima riduzione dei tassi operata in questi anni (da 5 a 0 in UK) e la massiccia iniezione di liquidità (QE) non hanno portato a grandi risultati in termini di crescita, bensì a qualche misera briciola?

Cioè, detto diversamente, perché invece di pensare sempre ai danni – eventuali – di un aumento dei tassi, non pensiamo al sostanziale fallimento registrato dal pregresso ABBASSAMENTO degli stessi?

E se arriva un’altra crisi, ora, come fare a calmarla con tassi ancora così relativamente bassi, visto che la leva più di così non può essere abbassata?

In questi mesi si è tanto sentito parlare dell’Helicopter Money, strumento che prevede di finanziare le famiglie affinchè consumino, appunto, come se l’elicottero ci gettasse i soldi dal cielo

L’idea si basa sul presupposto che gli attori siano razionali. Con il QE si credeva che le imprese avrebbero ottenuto più finanzaimenti grazie alla liquidità fornita alle banche. Con l’Helicopter Money, invece, si ipotizza che le famiglie consumeranno di più.

Ci sono però due grandi pericoli dietro all’Helicopter Money (e proprio perché si basa su presupposti sbagliati, come il QE): il primo è che le famiglie potrebbero tendere a “tesaurizzare” gli introiti freschi di liquidità. Il secondo è che potrebbero spendere in beni molto relativamente produttivi, come gli immobili

Fondamentalmente, i problemi macroeconomici del Regno Unito non sono legati all’ammontare o al costo del denaro (il tasso di interesse) ma più alla sua allocazione nell’economia.

Infatti, come sostiene l’Institute for Innovation and Public Purpose (IIPP) in una nuova policy che critica il QE, l’evidenza suggerisce che le imprese – i cui investimenti sono maggiormente necessari per migliorare la produttività – non sono particolarmente sensibili ai cambiamenti dei tassi di interesse delle famiglie. Piuttosto, le imprese investiranno quando ritengono che vi sia un’opportunità di profitto da realizzare.

Il problema con il QE è stato che entrava si denaro, ma nella parte sbagliata, quella della finanza speculativa. Il rischio è uguale con il l’Helicopter Money.

La maggioranza degli economisti ha sostenuto che la ripresa avrebbe potuto essere molto più rapida se i governi avessero usato i bassissimi tassi di interesse sul debito pubblico che il QE ha prodotto per spendere di più. Tuttavia, la maggior parte dei governi occidentali ha fatto l’opposto, credendo che il settore privato sarebbe intervenuto a investire, data la politica monetaria ultra-accomodante delle banche centrali.

Il settore privato non è intervenuto.

Rimane allora la domanda delle domandone: come faceva il “sistema” economico a cresce prima, quando non c’erano né QE né elicotteri?

Eco la risposta:

Secondo un paper targato IIPP, Bringing the Helicopter to Ground, redatto da Frank van Lerven della New Economics Foundation, tra il 1930 e il 1970, i governi si appoggiavano alle istituzioni monetarie – comprese le banche centrali e le banche commerciali – per finanziare la spesa pubblica attraverso direttive, regolamenti e negoziati formali e informali. Per decenni dopo la seconda guerra mondiale, la metà del debito pubblico era detenuta da istituzioni monetarie.

Le banche centrali durante questo periodo avevano meno “indipendenza” e mandati più ampi di quanto non abbiano oggi – con l’inflazione che era solo uno dei tanti obiettivi. Se ci spostiamo in Usa, col famoso Piano Marshall, ecco che vediamo che fu finanziato pubblicamente tramite banche, non fu iniziativa di colossi privati.

In passato, insomma, gli Stati monetizzavano il deficit pubblico facendo in modo tale che lo comprassero banche e banche centrali nazionali. L’opposto in pratica di quello che è stato fatto e di quello che si dovrebbe fare.

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