Ora che abbiamo visto il Piano B di Savona, vogliamo il Piano C

Il Piano B di Savona prevede che la Germania e il resto dell’Unione siano d’accordo, dunque parliamo di aria fritta. Ma anche nel caso in cui si realizzasse per gentile concessione di Lor Signori, ci sarebbe ben poco da stare allegri.

Spiace deludere quei lettori che pensavano a questo sito come ad un megafono antiqualchecosa: antifa, antipd, antiliberale, antimainstream. Non c’è niente di più inutile del tifo, quando si parla di economia. La legge finanziaria (DEF) – almeno per come la stampa la sta presentando e stando alle dichiarazioni del Ministro Tria – prevede un deficit più basso di quello targato Renzi/Padoan. Il duo comico del precedente governo, infatti, faceva deficit del 2,2 per cento e rosicava un pil dell’1,5%, mentre in Spagna si muovevano al contrario con deficit del 5,3 (2015); 4,5 (2016); 3,1 (2017) e con il pil cdi riflesso ostantemente sopra il 3 per cento. Detto diversamente, in alcuni paesi, come la Spagna, si è speso di più per crescere di più; in Italia si è speso di meno e si è cresciuti di meno. Anche per questo, i gialloverdi a marzo avevano presentato ipotesi alternative euroscettiche, conseguendo un risultato elettorale che ha poi consentito loro di andare al governo del paese.

Giovanni Tria dichiara che farà un deficit dell’1,6, cioè più basso di quello di Carlo Padoan. Dunque, ci attende una finanziaria persino più austera di quella piddina.

Come se non bastasse, è di queste ore la notizia che Beppe Grillo propone di vendere l’oro italiano presente nei forzieri per “trovare soldi”, mentre il Ministro per gli Affari Europei Paolo Savona presenta un piano per la crescita e le riforme che propone un sistema ipotecario su tasse future e liquidazione di immobili dello Stato. Mentre tutti i paesi che contano qualcosa, nel senso di paesi produttori, stampano moneta (Usa, Giappone, Cina, ecc), mentre la Bce –  DAL NULLA – ha creato 3000 miliardi, noi abbiamo qui dei “sovranisti” (l’uso delle virgolette, più che opportuno, è ironico) preoccupati del nostro debito pubblico che propongono di ripagare 1000 miliardi di esso a rate e vendendo le proprietà immobiliari dello Stato.

A questo punto per quanto concerne la politica economica di questo governo rimangono in piedi solo 3 ipotesi possibili:

1.il Governo intende nazionalizzare alcune banche e procedere ad un’uscita concordata (o non concordata) dall’euro, ma per farlo ha bisogno di tempo e di prendere i burocrati per i fondelli nel modo più credibile possibile, quindi rilasciando in giro queste dichiarazioni furbe e distraenti.

2. il Governo vorrebbe anche fare le politiche monetarie, ma ha paura di venire schiacciato dalle nazioni europee contrarie, non ha trovato appoggio nè dagli Usa nè in Eurasia e, dunque, fa buon viso a cattivo gioco, nel senso che si è arreso e porta avanti una politica economica in perfetto stile Tremonti, cioè con tagli mascherati da sovranità e frecciatine inutili alla Ue.

3. il Governo è composto da italiani della classe altoborghese che detengono nei loro conti bancari diversi milioni di euro. Questa gente, così come si riscontra nell’opinione pubblica europeista ancora rimasta, nasconde dietro a belle parole come “solidiarietà” – “unità” –  “rispetto delle regole”, il terrore che un’eventuale uscita dall’euro comporti per loro una qualche perdita. Non rischierebbero un singolo centesimo del loro patrimonio pur nella prospettiva di un aumento dell’occupazione o di una ridistribuzione della ricchezza. Vedono l’ipotesi di stampare moneta (percorsa da tutti gli altri) come ad un rischio per il loro conto corrente e le loro rendite parassitarie e di posizione.

Stando alle dichiarazioni rese pubblicamente da Giovanni Tria, Beppe Grillo e Paolo Savona, tutto lascia intendere che la terza ipotesi sia di gran lunga quella più credibile.

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