Caro Alberto Angela, senza l’Urss gli ebrei avrebbero fatto la fine dei Maya

Sabato sera su Rai Uno Alberto Angela ha vinto la sfida dello share registrando 3,6 milioni di spettatori. Un enorme successo di pubblico per una trasmissione (Ulysse) che parla di storia. E questa non può che essere una buona notizia perchè dimostra – e per l’ennesima volta – che gli argomenti storici interessano tantissimo e possono anche sperare nel pubblico di prima serata.

Quel che non si può sopportare, invece, è la stucchevole retorica che i media stanno pompando attorno alle trasmissioni dei due Angela, che non affrontano mai i contentuti proposti tramite dialettica e contraddittorio tra storici o tra scienziati. in sostanza, si tratta delle stesse lezioni di scuola superiore, con al più, l’ausilio di qualche filmato. Piuttosto di niente meglio piuttosto, verrebbe da dire. Ma…

Il “vecchio” Piero da anni ci fa vedere una scienza positivistica, che non sbaglia mai e che fa solo del gran bene, quando le cronache mostrano invece una incredibile varietà sulle questioni scientifiche, con feroci diatribe tra scienziati, colpi di scena e disastri ambientali, processi e condanne, fallimenti economici e interessi finanziari. Il “giovane” Alberto, dal canto suo, propone in prevalenza temi umanistici (quelli scientifici sono già occupati dall’ottuagenario genitore) in modo totalmente descrittivo. Nella puntata di sabato Angela junior  ha dirottato persino l’attenzione sulla propaganda geopolitica attuale, fornendo informazioni discutibili, se non proprio false, sul ruolo dell’Unione Sovietica in occasione del conflitto, lasciando intendere agli spettatori più sprovveduti una complicità dei vertici russi nell’Olocausto.

Che la russofobia sia di moda non è certo una novità, ma sulla storia occorre essere intransigenti e prentendere spiegazioni circostanziate delle informazioni riportate. Secondo Alberto Angela, infatti, il Presidente dell’allora Unione Sovietica, all’alba della Seconda Guerra Mondiale ed in occasione dell’accordo Ribbentrop-Molotov, consegnò ai nazisti gli ebrei perchè facessero la fine che tutti sappiamo.

Invece, senza l’intervento sovietico oggi probabilmente l’Europa orientale sarebbe guidata dai successori di Adolf Hitler e dunque gli ebrei non esisterebbero nemmeno più. Ma per capirci qualcosa, andiamo con ordine.

IL PATTO RUSSOTEDESCO. Le responsabilità dell’Unione Sovietica in occasione del Secondo Conflitto ci sono, ma non sono superiori a quelle di altri paesi, come l’Inghilterra, ad esempio. La nazione maggiormente responsabile fu la Germania che cercava di espandersi, soprattutto a est. Il famigerato patto Molotov-Ribbbentrop  impegnava i contraenti (Urss e Germania) «a non aggredirsi reciprocamente, a non appoggiare potenze terze in azioni offensive e a non entrare in coalizioni rivolte contro uno di essi». Sfido chiunque a trovare in quei documenti un riferimento alla consegna di ebrei da parte dei sovietici. Gi storici parlano anche di un protocollo segreto tra le due nazioni che prevedeva la spartizione dei paesi baltici in sfere d’influenza, ma questo protocollo va visto alla luce di quanto successo prima: Lenin aveva rinunciato a territori che da tempo immemore erano sotto il controllo russo per gestire le complicate vicende interne postrivoluzionarie. La Polonia era già stata spartita una clamorosa  volta nel 1795 ed era scomparsa dalle carte geografiche come nazione. Dunque, il patto Ribbentrop-Molotov non rappresenta un atto malvagio unico nella storia, come tendenziosamente fa credere Alberto Angela, ma, soprattutto, la questione ebraica c’entra con il patto come c’entra con i cattolici, i luterani, i calvinisti e gli avventisti del settimo giorno. Hilter voleva prendere la Polonia per il corridoio di Danzica, espandarsi ad est per cercare lo “spazio vitale” per il Reich e  per allontanare il comunismo. Dall’altra parte della barricata, Stalin voleva riprendere l’impero russo che fu degli Zar anche per favorire i tantissimi russi che vivevano fuori dall’Unione delle Repubbliche Sovietiche, e per fare ciò occorreva controllare i paesi baltici. Tutte le altre considerazioni – pur interessanti e sempre degne di ascolto – puzzano di ideologia e strumentalizzazione politica bipartisan.

Se, invece, proprio proprio non si vuole fare a meno di considerare la questione ebraica in relazione all’attacco alla Polonia, bè allora occorre riconoscere che accadde esattamente l’opposto di quanto riportato da Alberto Angela nella sua trasmissione. Secondo una documentata ricerca storiografica firmata da Mordechai Altschuler, decine di migliaia di ebrei polacchi riuscirono a fuggire in URSS trovando scampo dalla repressione nazista. Nelle zone occupate dai tedeschi, infatti, gli ebrei venivano costantemente umiliati, le case saccheggiate e le donne uccise se si rifiutavano di consegnare beni personali come gli anelli di matrimonio.

Gli ebrei polacchi furono costretti a indossare una banda bianca con una stella di David, o un distintivo o una patch gialla; a Varsavia furono espulsi dalle mense e obbligati ad eseguire lavori forzati.

Ben presto, dunque, gli ebrei ormai consapevoli del trattamento loro riservato dai tedeschi occupanti cercarono rifugio in Bielorussia ed Ucraina e le testimonianze dirette di questa esperienza – precedente la soluzione finale dei campi di sterminio – sono numerose e raccolte nel saggio di Alschuler intitolato “The Distress of Jews in the Soviet Union in the Wake of the Molotov-Ribbentrop Pact” e facilmente reperibile online.

Troppo spesso la propaganda atlantista dominante da noi tende a far credere che Berlino sia stata liberata dagli americani e che al campo di concentramento di Aushwitz siano arrivati i carri armati statunitensi (ricordate il carro armato ne “la vita è bella” di Roberto Benigni?), mentre in realtà furono i sovietici in entrambi le occasioni a fungere da liberatori ed a lasciare sul campo 23 milioni di vittime tra cittadini e militari per raggiungere questo risultato.

3 Commenti

  1. Complimenti a Bordin,che ha ristabilito la verità’ storica,su Stalin e gli ebrei,verità’ calpestata da un Alberto Aangela ,davvero insopportabile!!

  2. l’Unione Sovietica entrò a Berlino per prima e un soldato Russo piantò la bandiera rossa sul palazzo del Governo. ci sono foto su foto come prova dei che per primi hanno messo piede nella capitale tedesca. E’ inconfutabile che moltissimi ebrei polacchi e non polacchi hanno trovato rifugio nei territori sotto il dominio Sovietico. purtroppo l’ignoranza è un animale a sei zampe,

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