Ciocca come Caravaggio

Di solito le piazzate non mi piacciono, ma di fronte alla spocchia buracratica del commissario Moscovici, il gesto del deputato leghista Angelo Ciocca mi è parso patriotico, simbolico e adeguato. Moscovici ha dato la solita lezioncina all’Italia sui “compiti a casa”, usando la pennetta rossa ed il culo degli altri. Per tutta risposta – invece del solito aplomb meschino e paraculo – la politica italiana si è tolta una scarpa e l’ha sbattuta sul documento europeo. Una volta a tirare la torta in faccia agli economisti con la pipa e il doppiopetto erano gli attivisti dei centri sociali. Oggi sono i leghisti. Qualcosa sta cambiando: i movimenti locali stanno capendo che il problema è continentale, non locale. I francesi revanchisti che si incazzavano perchè Bartali soffiava loro il Tour de France, ora si incazzano per qualcosa di più consistente: il diritto dei popoli all’autodeterminazione.

Ben lungi da questo malo folio elogiare il partito di “lotta e di governo”, sulla cui linea politica mantengo più dubbi che certezze (sia CHIARO), ma nel gesto di Ciocca c’è qualcosa di italiano che non può passare inosservato e che va applaudito fino a spellarsi le mani.

C’è una cosa, infatti, che va capita fino in fondo, e la può capire solo chi lavora all’estero senza leccare i piedi: gli italiani non sono nè stimanti nè rispettati. Il motivo è che hanno una forte propensione ad adeguarsi ai comandi altrui, lamentandosi con un piagnisteo continuo e improduttivo. In Francia ed in Germania c’è poca stima nei confronti degli italiani e considerano le bellezze del nostro paese immeritate. Come se chiese e palazzi, strade e piazze, monumenti  e città le avessero costruite gli eschimesi. Rare volte, nella loro storia recente, gli italiani hanno smesso di ubbidire e di lamentarsi, e tutte quelle pur rare volte, per gli italiani ci fu il riscatto. Ecco perchè il gesto di Ciocca, che ha fatto il giro delle televisioni internazionali e del web, ha un forte senso simbolico. E’ così che d’ora in poi ci devono percepire: imprevedibili, collerici, pronti a tutto, incazzati neri.

Per una volta, siamo tornati ad essere Michelangelo Merisi da Caravaggio, capaci di usare i colori a pastello, ma anche il coltello.

I francesi, i tedeschi e gli inglesi non si lasciano convincere dal fatto che abbiamo una fortisisma manifattura o dal fatto che abbiamo dato al continente europeo gli inventori più geniali. Se ne fottono di Galilei e mangiano la nutella pensando sia roba americana. Credono di aver inventato internet, quando qualsiasi liceale sa che non potrebbe esistere nulla di simile senza la cultura ipertestuale, che è italiana dalla cima dei capelli alla punta dei piedi. E l’elenco delle cose rese possibili grazie agli italiani è talmente lungo che non basterebbe un libro per contenerlo. Persino quando ci criticano, lo fanno usando il nostro alfabeto. Eppure, per molti europei (non tutti) gli italiani sono incapaci e disonesti. Come se i maggiori disastri avvenuti in Europa, dalle guerre mondiali alle invasioni napoleoniche alla tratta degli schiavi non fossero imputabili invece, ed esclusivamente, a tedeschi, francesi, iberici ed inglesi.

Il guaio degli italiani è che sono usciti dal Rinascimento perdendo la memoria, recuperata solo in parte in alcuni scorci risorgimentali e dopo Caporetto.

Gli italiani di oggi sono diversi da quelli antichi?

E’ vero che siamo diversi, ma non negli aspetti che abitualmente vengono considerati. Gli antichi italiani non erano grandi e ricchi e prestavano soldi persino a quello straccione del Re Edoardo d’Inghilterra perché facevano la raccolta differenziata come oggi i tedeschi o perché salvavano il mondo andando in bicicletta, come gli olandesi. Gli italiani erano così perchè avevano sviluppato nel corso del tempo una grande civiltà fatta di idee e di capacità pratiche. Quelli di oggi, invece,  sono diversi dai loro predecessori perché “dalla mano gli è caduto il coltello”, come scriveva magistralmente il letterato francese Stendhal.

“I costumi si ingentilirono dopo la caduta di Firenze nel 1530; il coltello cadde dalle mani, comparve la servitù, e in seguito le sue fide compagne: l’abiezione e l’ottusità. Ci sarebbe da fare un bel libro: l’elogio dell’assassinio! L’Italia fu avvilita dal 1530 al 1782, vi furono tiranni abominevoli e popoli all’estremo della viltà per la carenza di omicidi”.

Già, la carenza di omicidi… che vuol dire che gli italiani si accontentano e non travolgono la classe dirigente, in pratica. Quella interna, ieri; quella europea, oggi. Non è vero che gli italiani sono in difficoltà perché sono maleducati, vanno in auto e non in bicicletta, sono diventati insensibili ed hanno sul gozzo i nuovi migranti. Gli italiani, semmai,  si sono accomodati e si accontentano di vivacchiare perché hanno perso la memoria e, soprattutto, “il coltello gli è caduto dalle mani”.

Poi arriva uno e sbatte le scarpe sotto il naso del burocrate dell’ancien regime. E qualcosa allora forse sta cambiando.

PS curiosità: il nome di questo sito, micidial, deriva dal latino “omicidiale”, da cui omicidio, cioè omo-cidium (cedere, tagliare), cioè uccisione dell’uomo.

3 Commenti

  1. Bell’articolo, in gran parte condivisibile salvo che su una frase.
    “Come se i maggiori disastri avvenuti in Europa, dalle guerre mondiali alle invasioni napoleoniche alla tratta degli schiavi non fossero imputabili invece, ed esclusivamente, a tedeschi, francesi, iberici ed inglesi.”
    Della maggiore carneficina della storia umana, e cioè la seconda guerra mondiale, portiamo una responsabilità pesantissima. Senza Mussolini, che fornì la base ideologica, non ci sarebbe stato Hitler. Senza Mussolini a proteggere Hitler durante la Conferenza di Monaco, la guerra sarebbe scoppiata in occasione della crisi dei Sudeti, trovando una Germania ancora non pronta. E si potrebbe andare avanti.
    Il guaio è che noi italiani ci dichiariamo antifascisti a parole, indignandoci di fronte a qualche sparata dei politici o a qualche raid di cittadini con poco cervello contro ziangari ed extra-comunitari, ma non ci ribelliamo contro la cultura fascista che ancora pervade il nostro deep-state.
    Vuole qualche esempio?
    Di uno ha parlato anche Lei recentemente, il caso Cucchi. Ebbene, succede in tutto il mondo che la polizia massacri di botte un povero diavolo di spacciatore più che altro per fare arrivare un messaggio agli altri spacciatori. Ma non lo fa mai in maniera così maldestra perché altrove non hanno la sicumera delle nostre forze dell’ordine che si sentono sicure dell’impunità così come avviene negli stati totalitari.
    Per quanto riguarda il secondo esempio, lo sa che l’Italia è l’unico paese tra quelli occidentali cosiddetti democratici, dove i cittadini, tutti, vengono schedati dalla polizia quando prendono alloggio in un albergo? Altrove o non si registra nessuno (ad esempio nel Regno Unito dove non esistono i documenti di identità se non quelli necessari per guidare un auto o per andare all’estero), o si registra al massimo un singolo ospite per gruppo e magari solo se straniero. Da noi vi è invece la schedatura di massa grazie alla legge introdotta dal fascismo per tenere sotto controllo gli oppositori, mai abrogata e anzi rinforzata ora con la scusa del terrorismo ora con la scusa della mafia. Noi italiani ormai siamo talmente abituati a queste cose che non ci facciamo caso. Pensa forse che gli stranieri che vengono in italia non si accorgano di quanto la società italiana è ancora permeata della cultura fascista?. E pensa forse che gli stranieri non si rendano conto di quanto è difficile fare le cose in Italia?
    Facciamo spesso dei gran bla-bla sulla questione dei migranti ma ci dimentichiamo di dire che uno straniero che si voglia trasferire in Italia in modo regolare si ficca in un inferno burocratico.
    E vogliamo poi parlare del corporativismo che ancora domina il sistema economico? Non è eredità fascista anche quello?

  2. Se lo spirito può essere condivisibile, la forma della protesta di Ciocca mi pare discutibile per la grossolanità.
    Noi italiani ci siamo sempre distinti per lo stile ed il bello e per questo siamo ammirati ed invidiati e “comprati”; il gesto di Ciocca – di cui, ripeto, posso condividere l’intento di fondo – non mi pare in linea con questi canoni né mi pare ci abbia riconsegnato nella mani alcun coltello.
    Quanto all’efficacia, mi pare sia stato considerato più una goliardata (se non una pagliacciata) che un atto di eroico “irredentismo” ed è diventato il pretesto per Moscovici per darci dei fascisti.

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