Dove sta andando il gigante sudamericano?

di Giovanni Novello

BRASILE. A bocce quasi ferme e dopo una campagna elettorale che ha visto l’esclusione dell’ex presidente Lula da Silva dalla competizione ( imprigionato dopo la terribile accusa di aver ricevuto in cambio di favori, un bicamere ammobiliato), il sub continente brasiliano si è ritrovato ad avere come probabile futuro presidente, l’ex capitano dell’esercito Jair Messiah Bolsonaro.

Figlio della buona borghesia bianca e membro del PSL, partito social liberale, quasi inconsistente come percentuali parlamentari, è riuscito in poco tempo a polarizzare il consenso di tutti coloro che da tempi immemori o anche recentissimi sono contro la socialdemocrazia di stampo petista, sviluppatasi dall’inizio del millennio ad oggi,nel più grande degli stati sudamericani.

La carta stampata e i media italiani ed europei, per quello che ne capiscono di faccende brasiliane, hanno insistito molto nel dipingere Bolsonaro come il “Trump” carioca ma in realtà, pur avendo la stessa passione delle sparate contro le minoranze e contro i vari “ismi” presenti in Brasile, Bolsonaro ha delle caratteristiche che lo accomunano più ad un epigono reaganiano che a un allievo del Tycoon statunitense. La dichiarata guerra allo stato sociale, cresciuto enormemente nell’epoca di Lula ( anche in maniera innegabilmente abominevole), la compressione dei diritti dei lavoratori, la lotta alla burocrazia federale e statale (invero molto più efficace ed efficiente di quella italiana) ma soprattutto la prevista detassazione delle classi imprenditoriali e finanziarie, fa di Bolsonaro un uomo di destra “anni 80”, tutto proteso ad “affamare la bestia”, senza il paravento compensativo di una qualsiasi forma di sovranismo del quale, nella lunga campagna elettorale non si è mai (o quasi) fatto cenno.

Dove va il Brasile quindi? Va in una direzione atipica rispetto agli scenari economici e di geopolitica. Se il giorno 28 ottobre, Haddad che ha sostituito Lula nel fronte avversario, non riuscirà a coagulare le forze anti Bolsonaro e a colmare il gap di quasi 20 punti che lo separano dallo sfidante, lo scenario che si potrebbe aprire, al di là delle notevoli ripercussioni interne, anche di ordine pubblico, potrebbe innescare un effetto molto particolare che si rovescerebbe non solo nell’America del Sud ma in tutto il panorama mondiale, partendo dalla questione BRICS e finendo nei rapporti di forza fra gli ormai sempre più precari scenari attuali.

 

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