L’Agenzia Moody’s all’Italia: «e’ sord’ fann l’omm onest»

La newyorkese Moody’s mette la fatidica testa di cavallo nel letto dell’Italia declassandola nel rating da Baa2 a Baa3. Ha ragione? Ha torto? Alla fine di questa disamina dirò come la penso sulla scorta della storia della Agenzie di Rating. Per il momento atteniamoci alla tempistica, davvero curiosa.

Secondo la normativa europea le agenzie di rating sono infatti tenute a rendere note le date in cui pubblicheranno la revisione del merito di credito dei Paesi.

Ecco il calendario che ancora oggi si trova online:

ITALIA

Data                       Agenzia                 Rating             Outlook

27 aprile               S&P                         BBB                  stabile

13 luglio               DBRS                      BBB                  stabile

31 agosto              Fitch                       BBB                  stabile

7 settembre          Moody’s                Baa2                 negativo

26 ottobre            S&P                        BBB                  stabile

Cosa notiamo?

La società fondata nel 1909 dal giornalista John Moody doveva esprimersi sul rating lo scorso 7 settembre, poi ci ripensò decidendo per il 31 ottobre, così come riportato nella calendarizzazione aggiornata di reuters. Il rating di settembre fu rinviato con la scusa di aspettare il DEF, ma motivò la scelta con una serie di consigli sul deficit… quindi è lecito supporre che il rating dell’Italia fosse ok a settembre, ma che fosse parimenti necessario lanciare un avvertimento PRIMA della finanziaria. E già qua, verrebbe da chiedersi: cosa cavolo predisponete un calendario se poi fate uscire il rating quando volete voi?

Non solo: ora gli americani di Moody’s hanno rifatto il giochetto, anticipando di fatto il giudizio al 19 ottobre, e cioè ben 12 giorni prima di quanto comunicato allindomani del rinvio settembrino. Di fatto, si tratta di un altro “avvertimento” che condiziona il rating dell’altra agenzia Standard & Poors, di fatto anticipandola e pilotandola verso un doppio declassamento – cosa che, com’è universalmente noto, comporterebbe l’impossibilità per alcuni soggetti di comprare le obbligazioni italiane ex lege.

Lo ripetiamo per i tanti duri di comprendonio che infestano questo paese:

le agenzie devono indicare le date in cui pubblicano il rating

Poi, però, esprimono i giudizi quando gli pare e piace. Questo sarebbe il rispetto di regole che impongono a noi, ma che poi trasgrediscono bellamente.

Bene. Ora veniamo alla credibilità del giudizio, lasciando da parte le modalità intimidatorie e mafiose di comunicazione.

IL CRAC ORANGE COUNTY. Standard&Poor’s nel 1994 valuta la ricca contea degli Usa AA. Il 6 dicembre del 1994 Orange County fu costretta a dichiarare bancarotta.

ENRON E WORLDCOM. Pochi anni dopo, nel 2001, toccava a Enron: il gigante dell’energia, settima azienda degli Usa, dal 2000 aveva mantenuto inalterato il rating di BBB, che Standard&Poor’s non aveva mai tagliato, nonostante le continue perdite. Il 3 dicembre 2001 la società dichiarò bancarotta.

PARMALAT, IL DEFAULT DI NATALE. Nel 2003 un caso che ha toccato da vicino molti italiani: quello del crac di Parmalat, un’azienda considerata solida e affidabile, tanto che migliaia di risparmiatori ne avevano sottoscritto le obbligazioni. Sempre Standard&Poor’s, a partire dal 2000, aveva valutato il debito di Parmalat con il rating BBB, rimasto inalterato fino a una settimana prima del default, dichiarato dall’azienda di Collecchio il 24 dicembre 2003.

BEAR STEARNS E LA CRISI DEL 2008. Ma i casi più eclatanti si sono verificati durante la crisi dei mutui subprime, esplosa nel 2008. La prima grande società a dare segni di cedimento è stata, nel novembre del 2007, la banca d’affari Bear Stearns. Il 15 novembre S&P aveva tagliato il rating della banca da A+ ad A. Pochissimi mesi dopo, nel marzo 2008, Bear Stearns rischiava il fallimento e veniva salvata dall’intervento del governo.

LEHMAN. La banca di investimento, nata nel 1850, fino al 18 luglio 2008 godeva di grande affidabilità: per Standard&Poor’s il rating era al livello A, per Moody’s ad A2 e per Fitch ad A+. Nel tragico 15 settembre dello stesso anno, Lehman Brothers smentiva tutte le valutazioni delle agenzie di rating e dichiarava fallimento, innescando la crisi che avrebbe piegato la finanza e l’economia mondiale.

Per mancanza di spazio non abbiamo segnalato le altre terribili cantonate, numerosissime, ma riguardanti società meno note dei colossi Enron e Lehman.

A guardare la storia recente delle agenzie di rating verrebbe quasi da augurarsi di NON godere di una loro valutazione positiva.

1 Commento

  1. non vorrei fare il menagramo, ma tutti gli esempi citati vanno in un’unica direzione, ovvero che i rating di Moody’s sono più ottimisti della realtà. E quindi l’Italia è messa PEGGIO di quanto dica il rating.

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