Reddito di cittadinanza e pensioni sono il dito. Credito bancario la luna

Si va in recessione quando c’è il segno meno (il pil si riduce) per almeno 3 trimestri consecutivi. Pur non essendo ancora in questa situazione, la crescita ZERO registrata dal pil trimestrale italiano e appena uscita deve indurre ad un’analisi spietata, al netto delle preferenze politiche.

Ovviamente, da parte gialloverde, c’è chi punta il dito contro il fallimento dell’attività politica pregressa, visto e considerato che il Def non è ancora operativo. Tuttavia, sia l’area piddina filoUe che quella gialloverde euroscettica stanno dimostrando in modo piuttosto chiaro che le loro ricette mancano delll’ingrediente fondamentale: il CREDITO.

Il governo ha sfidato l’Unione sotto il profilo politico, usando il def come una clava per far emergere quanto siano ridicole e antidemocratiche le regole dell’asse francotedesco fin dai tempi di Maastricht. La regola del 3 per cento è scientifica come la santa trinità e la cabala. L’austerità produce stagnazione. Il sistema dei cambi fissi ha danneggiato tutte le unioni monetarie della storia.

Ma far emergere l’incapacità altrui non basta a creare ricchezza. Scoprire che Tom Cruise è un tappo non mi farà diventare più alto.

Il Ministro Savona ad esempio parla di crescita dello 0,5 ogni trimestre, ma a mio modo di vedere si sbaglia, e il dato appena uscita sembra confermare i miei sospetti.

Dove sbagliano queste pecorelle smarrite?

I peccatori di ogni latitudine politica non fanno nulla, o troppo poco, per incentivare il credito a famiglie e imprese. Lo so che tra i miei lettori ci sono bilioni di profeti antiusura, virtuosi dell’autoproduzione, ecc ecc. Mi ci metto dentro anch’io, ma il credito, se ben temperato, è la pietra filosofale della crescita economica propria del modello industriale. Possiamo anche pensare di sostituire, un bel giorno, il sistema industriale, ma non so quanto sia fattibile, e, soprattutto, non si può fare dalla sera alla mattina.

Ebbene, il sistema industriale si nutre di credito, come i pesci del plancton e i leoni delle gazzelle.

I gialloverdi sono in buona compagnia, TUTTI i governi europei non stanno facendo molto per regolare il credito bancario, lasciando il sistema alla deriva speculativa. Ecco perchè, ad esempio, in queste settimane i titoli azionari delle banche hanno preso una batosta in borsa, e non solo Piazza Affari a Milano: tutte le banche europee sono state penalizzate dagli investitori. Come mai? Perchè le banche, che da tempo hanno abdicato al loro ruolo, sono bulemizzate dal risparmio gestito, vendono la loro merda ai clienti e speculano con le obbligazioni. Di prestare soldi a imprese famiglie non vogliono neanche sentir parlare, in pratica, e questo porta dritti alla recessione: che ci sia al governo Salvini, Di Maio, Corbyn, Trump o il Mago di Lambrate, questa è la fine che faremo se il governo non mette a posto come si deve la questione del credito.

Non solo: da un lato abbiamo le banche che non prestano più perchè preferiscono “fare altro”; dall’altro hai imprese e famglie che chiedono meno prestiti perchè non vogliono investire, cioè perchè “non si fidano”.

L’Agi lo scorso 21 ottobre pubblicava questi dati, ripresi poi anche dal sito dagospia:

Prosegue senza sosta il credit crunch per le aziende italiane: i prestiti delle banche alle imprese, nel corso dell’ultimo anno, sono calati di quasi 40 miliardi di euro (-5,29%) nonostante l’aumento di 1,5 miliardi dei finanziamenti a medio termine. A pesare sul calo è la diminuzione di 18 miliardi dei finanziamenti a breve e di 22 miliardi di quelli di lungo periodo. In aumento di 6,2 miliardi, invece, i prestiti alle famiglie, spinti dal credito al consumo (+7,3 miliardi) e dai mutui (+4,5 miliardi), comparti che hanno compensato il calo registrato sul fronte dei prestiti personali (-5,6 miliardi).

In totale, lo stock di impieghi al settore privato è diminuito di 32 miliardi, passando da 1.356 miliardi a 1.324 miliardi: oltre 3 miliardi al mese in meno ad aziende e cittadini.

Il dato più drammatico, ma rivelatore, è quello sull’occupazione. Da questa estate (luglio-agosto) le imprese hanno assunto di meno, hanno calato il loro investimento in “risorse umane”, tanto per usare un’espressione orrenda ma cara al capitalismo. In altre parole, non occorre aspettare le trimestrali per prevedere una recessione se nulla verrà fatto.

Il governo ha tutto il tempo che vuole per prendere la Ue a calci nelle palle. E lo sta facendo benissimo. Può divertirsi fino a maggio, quando si terranno le elezioni europee. Ma non ne ha molto per produrre manovre che diano fiducia a famiglie e imprese e regolare il sistema bancario orientandolo a cercare profitto quasi esclusivamente tramite prestiti. Il Def attuale, su questo, non dice molto. Anzi, non dice nulla.

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