Al Cinema Dildo per i bambini, ma niente morbillo

Quest’anno, il Festival del cinema svedese presenta un cortometraggio chiamato “Fuck You” , la cui storia ci parla di una ragazzina di origine africana che vuole usare un dildo anale sul suo amico bianco per farlo sentire “veramente svedese”.

Da adolescente avevo il mito delle svedesi, che immaginavo altissime e biondissime e dolcissime. Magari lo sono anche, chissà – conosco diversi scandinavi ma neanche una svedese. Detto questo direi che il mito della bella svedese, ma anche della socialdemocrazia vichinga, di Thor e di Odino si stanno ora non poco affievolendo, perchè non riesco ad avere particolari simpatie per un popolo che desidera la propria auto-distruzione. Se dobbiamo pensare di essere i primi responsabili del nostro destino, allora che il più forte divori il più debole! Ma temo fortemente che i “forti” potranno provenire da un paese dove i dodicenni amano il dildo infilato dall’amichetta delle medie. Per quei pochi che non lo sapessero (ancora…) il dildo  è un giocattolo sessuale a forma di pene ma normalmente molto più grande di un pene medio; il materiale è sovente in lattice, ma anche in metallo cromato (wow).

La trama del film svedese Fuck you (la scelta del titolo deve aver impegnato lo sceneggiatore per mesi) è davvero gustosa. Alice ha una relazione stabile con Johannes, ma ha la sensazione di non avere abbastanza spazio per se stessa (ahahahahaha). Una sera sono fuori con gli amici e lei ruba uno strap-on dildo, sfidando il fidanzato a dire che cosa pensa davvero delle ragazze.

I primi commenti in Italia sono stati pesantemente critici. Qualcuno ha tirato in ballo il satanismo. Io non direi questo. Non sono mai stato un bigotto, nè comincerò certo ad esserlo ora. Eppoi il filmetto non l’ho visto, ho solo letto la trama.

Il problema sta solo nel tipo di regole che ci vogliamo dare.

Punto numero uno. I bambini delle scuole medie a quell’età – 12/13 anni – non hanno raggiunto la maturità psicologica, ma soprattutto non hanno raggiunto quella fisica. Molti di loro devono ancora crescere in altezza, devono sviluppare i genitali e molte ragazzine non hanno ancora avuto le loro prime mestruazioni. Parlare di falli di plastica a costoro non è satanico, è solo stupido. Si anticipano temi che spesso nemmeno gli adulti sono in grado di comprendere e li si porta a considerare in modo superficiale comportamenti che potrebbero traumatizzarli poi per tutta la vita.

Non credo alla Spectre, ma alla stupidità si. Gli svedesi, probabilmente, avendo radicalizzato la loro esistenza solo sugli aspetti materiali della vita (che pure esistono e sono importanti), ora si annoiano. Che si inculino pure, ma tra di loro però.

Punto numero due. La cultura lgbt che fa da sfondo al cortometraggio, si basa sul senso di colpa. I bianchi eterosessuali vengono colpevolezzati in quanto bianchi, maschi, eterosessuali, di madrepatria autoctona. Ma se in Svezia si sentono in colpa, nella gran parte del resto del mondo no. Io, ad esempio, non mi sento affatto in colpa: l’Occidente ha tanti difetti, ma non certo quello di essere composto per la maggior parte da caucasici eterossessuali. Ed anche parlando con le persone, tranne i soliti vecchi da cantiere radical chic che sono andati in pensione a 40 anni, pochissimi si sentono in colpa. E quelli che amano subire passivamente i dildo sono una minoranza, tanto per rimanere nella sottile metafora del film.

Il mio timore non è solo che attecchisca quella cultura anche da noi (che ad oggi è fortemente minoritaria), ma anche che ci sia una violentisssima reazione  ad essa. Il nazismo, quello vero, quello che fa male più del dildo, si instaura sempre DOPO il fallimento del socialismo. Ecco perchè ritengo sconsiderata, ignobile e anche suicida la politica di certa sinistra che non denuncia in modo fermo l’idiozia liberista quando assume la forma che meglio gli si confà. Quella del pene di plastica, appunto.

Naturalmente, mentre si dovrebbe parlare in queste ore solo della modalità legislativa per trascinare in prigione il regista del film, noi preferiamo discutere di epidemia di morbillo per otto casi su 60 milioni di abitanti. Propaganda di stampo owelliano che solo a leggerla ti fa venire – quella si – una malattia.

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