… almeno i liberisti tedeschi sono onesti

Senza dubbio essere liberisti è un difetto, un problema psicanalitico grave, ma almeno in Germania gli esperti economici sono più onesti dei nostri Bisin, Boldrin, Puglisi, Giavazzi, Alesina & Company…

“CONTRARIAMENTE AD UN PREGIUDIZIO COMUNE L’ITALIA E’ STATA UN PAESE FRUGALE”:

(sempre in surplus prima degli interessi, che sono l’unica ragione del debito attuale..)

che ci crediate o no scrive così Holger Zschaepitz che è il redattore economico del quotidiano tedesco Die Welt. 

Beninteso, il giornalista del famoso quotidiano d’oltralpe di stupidaggini in questi anni ne ha dette parecchie, come quella volta che si pronunciò a favore di un default italiano dopo aver fatto le vacanze in Sardegna (!). Ma se come analista Zschaepitz lascia molto a desiderare, non dimentichiamoci mai che è tedesco, ed i tedeschi sono in genere moralisti, luterani, perennemente afflitti dal senso di colpa. Persino il debito pubblico, in tedesco, si traduce col termine “colpa”. Dunque, i tedeschi fanno fatica a mentire. I germanici sbagliano, e spesso (troppo), ma non riescono a dire una bugia quando vedono i fatti lapalissiani.

I nostri economisti liberisti, invece, oltre alla loro tradizionale incapacità analitica, sommano ad essa una disonestà intellettuale da far spavento. Nel suo ultimo tweet, la penna dl Die Welt l’ha scritto chiaro:

“Contrariamente ai pregiudizi diffusi, l’Italia è stata paese frugale e l’eccesso di debito è un retaggio da prima che entrasse in EuroZona”. Ovvimente, e questo sta il suo difetto analitico, egli omette di dirci in cosa consiste questo strabenedetto “eccesso”, che sono gli interessi usurai della finanza e non certo la spesa pubblica, ma senza dubbio, magari trasalendo come Fonzie ogni volta che gli toccava ammettere una scomoda verità: l’Italia è stata un paese austero!
Secondo i dati pubblicati da termometropolitico a febbraio di quest’anno, in rapporto al pil, risultano più spendacccioni dell’Italia paesi come la Finlandia, la Francia, la Danimarca, l’Austria e la Svezia ed in linea con quanto spende la decantata Germania.
Il paese che fu di Hegel e di Goethe sta nuovamente cambiando dopo la cura da cavallo della Merkel e la sua fine politica si vede anche da queste piccole cose. Per gli economisti nostrani, invece, le elezioni politiche non sono bastate. Per loro ci vorrebbe un miracolo o, preferibilmente, l’esilio.

1 Commento

  1. Buongiorno Professore,
    io sono appassionato di storia, come avrà visto da altri miei commenti, e non un docente come Lei quindi ogni tanto mi può capitare di dire, sulla storia, qualche castroneria. Sono invece ingegner, anche se da qualche anno mi occupo di altro, e quindi di numeri e di grafici mi sono occupato per 30 anni.
    Cosa ci dice questo grafico?
    Che il debito è cresciuto quando si faceva deficit primario. Bella scoperta, non è vero?
    Il fatto che sia cresciuto non solo in termini assoluti, ma anche in termini relativi, come sintetizzato nel grafico, è stato dovuto al fatto che gli anni ’70 e ’80 (e qui entra in gioco la storia, anzi la memoria) furono gli anni dello spendi e spandi, cioè della spesa a deficit totalmente improduttiva.
    Bisogna avere una certa età, e buona memria, per ricordarsi le baby-pensioni, i forestali della Calabria, le pensioni retributive calcolate sugli ultimi stipendi (gonfiati ad arte), i postini di Gaspari (una R sola), le cattedrali nel deserto, i 55000 miliardi del terremoto dell’Irpinia. Interessi usurai? Beh, vorrei ben vedere che non vengano applicati interessi alti a chi spende soldi in questo modo!
    Tra l’altro quegli interessi da lei definiti usurai a stento ripagavano della perdita continua di valore della lira rispetto ad altre monete.
    Nel gennaio 1971, quando era ancora in vigore Bretton Woods, ci volevano 171 lire per 1 marco tedesco, dieci anni dopo ce ne volevano 475 e dopo altri dieci anni 750. Così strano che si pagassero interessi più alti? Insomma solo per recuperare il differenziale sul tasso di cambio occorreva un 7.6 % di interessi in più all’anno.
    Ma per rendersi conto di quanto scellerati siano stati quegli anni basta andarsi a vedere le serie storiche dei cambio rispetto al franco francese (i francesi in fondo sono latini come noi, non hanno certo mentalità luterana).
    Qui ci sta la serie dal 1953 al 1991
    http://fxtop.com/it/tassi-cambio-storici.php?A=1&C1=FRF&C2=ITL&MA=1&DD1=01&MM1=01&YYYY1=1953&B=1&P=&I=1&DD2=31&MM2=01&YYYY2=1991&btnOK=Cerca
    Chissà perché dentro Bretton Woods la lira si rafforzava, finito Bretton Woods si indebolisce.
    Poi arriva il 1992, Mani Pulite, l’attacco alla lire etc etc. e diventa necessario darsi una regolata.
    Ma cosa fanno degli autentici statist, titani della politica che verranno celebrati nei secoli a venire, come Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema?
    Ovvio, tagliano la spesa pubblica produttiva, fosse mai che qualche voto si perda.
    Ma i forestali non si toccano. Fosse mai che a fronte dello stipendio che prendono gli si chieda di andare a sistemare qualche dissesto idro-geologico.
    Per un po’ fare avanzo primario in questo modo funziona e il debito cala rispetto al PIL, grazie anche al calo dei tassi post-euro
    Poi arriva il cigno nero, la crisi finanziaria del 2008, i sub-prime, Lehmann e via discorrendo e titano Berlusconi se la cava dicendo che i ristoranti sono pieni, mente i Titani Monti, Letta, Renzi e Gentiloni fanno avanzo primario alzando le tasse, con buona pace del PIL.
    Io ci scommetterei tutto che il giorno che un politico italiano finalmente mettesse vanga e piccone nelle mani dei forestali, in fondo farebbero solo il loro mestiere, niente darwinismo sociale, la UE smetterebbe di farci le pulci sul bilancio. E Lei?

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