Il Capitalismo non è una tendenza naturale

E’ sorprendente notare come gli economisti ed i filosofi più intuitivi e originali siano spesso anche quelli maggiormente dimenticati. Ecco allora che le terze pagine dei giornali, le riviste accademiche e le pubblicazioni delle grandi case editrici fanno a a gara a riprendere le parole di Adam Smith o di Karl Marx, di Milton Friedman o di John Maynard Keynes.

E Aristotele? Ed Epicuro? E karl Polanyi? Sono autori citati sempre di sfuggita, quando si parla di economia, eppure furono fonte incredibile di ispirazione per le succitate “star” dell’economia.

Tra i “dimenticati”, l’economista ungherese karl Polanyi è forse quello che merita la più netta rivalutazione, se non altor perchè Aristotele ed Epicuro continuano ad essere tirati in ballo per altre questioni: la metafisica, il materialismo, la politica, il piacere. Polanyi ha “solo” l’economia: rendiamogli omaggio

La sua opera principale – La grande trasformazione – analizza in modo unico e originale il fenomeno dell’economia di mercato e lo fa in modo affatto ideologico, ma storico e scientifico.

La genesi e lo sviluppo del mercato autoregolato, definito da Polanyi “una pura utopia”, sono rintracciati nell’Inghilterra della prima metà del XIX secolo: il tempo della rivoluzione industriale e della conseguente ascesa politica della borghesia nel parlamento inglese.

Il fine apertamente dichiarato da Polanyi – lo skopòs della sua opera – è quello di mostrare come questo nuovo modo di organizzare la vita economica della società non sia il naturale approdo di presunte inclinazioni umane a “commerciare, barattare e scambiare”, ma la realizzazione di un preciso progetto di natura politica e sociale che aveva nel liberismo la sua fonte ispiratrice.

E soprattutto che tale ordinamento nella storia delle istituzioni umane costituisca una novità assoluta, il cui impatto sulla società sarebbe stato potenzialmente distruttivo se essa stessa non avesse reagito nella forma di un ampio e multiforme contromovimento.

In questo breve, ma significativo estratto de la grande trasformazione, viene smontato l’assunto di base del capitalismo, e cioè che esso sia una tendenza naturale, determinata dal semplice evolversi degli eventi mondani.

La tesi della naturale inclinazione dell’uomo primitivo per le attività lucrose – sostenuta da Smith – è priva di fondamento.

La società tribale esercita una pressione continua sull’individuo in modo da eliminare l’interesse economico personale dalla sua coscienza fino al punto di renderlo incapace, in molti casi (ma non certamente in tutti), anche di comprendere le implicazioni delle sue azioni in termini di un simile interesse.

Questo atteggiamento è rafforzato dalla frequenza delle attività comunitarie come il prendere il cibo dal recipiente comune o la divisione del bottino di qualche azzardata e pericolosa spedizione tribale. Il premio attribuito alla generosità è così grande, misurato in termini di prestigio sociale, da rendere semplicemente non conveniente qualunque altro comportamento diverso dalla estrema dimenticanza di sé.

Il carattere personale ha poco a che fare con la questione […]. Le passioni umane, buone o cattive, sono semplicemente dirette verso fini non economici, l’ostentazione cerimoniale serve a spronare al massimo l’emulazione e la consuetudine del lavoro comune tende a spingere gli standards quantitativi e qualitativi ai valori più alti. La prestazione di tutti gli atti di scambio come doni spontanei che ci si attende che vengano ricambiati anche se non necessariamente da parte dello stesso individuo – una procedura minutamente articolata e perfettamente salvaguardata da elaborati metodi di pubblicità, da riti magici e dall’istituzione di «dualità» nelle quali i gruppi sono legati da obblighi reciproci – dovrebbe da sola spiegare l’assenza della nozione del guadagno o anche della ricchezza tranne che per quegli oggetti che tradizionalmente elevano il prestigio sociale.

1 Commento

  1. Buongiorno,
    l’uomo, invero, ha una naturale inclinazione per le attività lucrose. Il punto è piuttosto cosa si intenda per lucro. In moltissimi casi il lucro è cosa del tutto differente da ciò che comunemente si intende essendo piuttosto il raggiungimento di uno status di riconoscimento sociale o, pensiamo a certe persone dal carattere distruttivo il soddisfacimento di una propria paranoia.
    Ciò detto il capitalismo è il sistema che meglio di tutti è riuscito nel corso dei secoli ha soddisfare le esigenze del maggior numero di esseri umani, tra le altre cose rendendo possibile una crescita molto ampia della popolazione.
    E ha raggiunto questo risultato in entrambe le sue versioni, al meglio in quella di mercato tipica delle economie occidentali, molto meno bene ma comunque cavandosela, almeno fino alla salita al potere di Breznev, in quella di stato delle economie di stampo sovietico.
    Entrambi i sistemi, in effetti erano capitalistici (spiego poi perché uso “erano” riferendomi sia all’Ovest che all’Est), sia pure governati in modo diverso.
    Cosa è infatti il capitalismo, e perché quindi ho usato la parola “erano”?
    Il capitalismo è un sistema dove si privilegia il risparmio, e quindi la creazione di nuovi beni in conto capitale, siano essi infrastrutture piuttosto che fabbriche, rispetto al consumo immediato e ciò al fine di fare in modo che sia sempre possibile produrre un maggior numero di beni di consumo per il maggior numero possibile di persone.
    In un sistema capitalistico non vi sarà quindi mai, salvo shock esterni, una riduzione dei consumi perché vi saranno sempre, a monte, tutte le infrastrutture necessarie a produrre i beni di consumo (per una volta tanto ragioniamo uscendo dalla logica del denaro).
    Da cosa viene ucciso il capitalismo? Beh, la storia dell’URSS ce lo dice: dalla burocrazia. La burocrazia, alleata con qualche potentato, nel caso dell’URSS l’aparato militare, perde completamente di vista l’obiettivo di fornire beni di consumo utili in misura sempre crescente, decidendo lei cosa è buono e cosa no.
    E lo stesso sta succedendo nei paesi occidentali, burocrazia alleata con lobby di vario tipo che decide cosa è buono e cosa no, creando le spese obbligate (norme EURO X per le automobili, messa a norma dei vari impianti, HACCP, fatturazione elettronica e chi più ne ha ne metta).
    Se c’è sistema economico lontano dal capitalismo è proprio quello attuale stante il fatto che non si preoccupa affatto della produzione futura ma solo ed esclusivamente del consumo immediato.
    Allo stesso tempo il sistema attuale, iper-regolamentato, è tutto furoché liberista

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