Monete d’oro con valore numismatico contro la crisi: il Dragone d’Oro

Investimenti antirecessione? Abbiamo deciso di tornare sullo spinoso argomento perchè riteniamo vi siano investimenti che consentono di tutelare il risparmio (o parte di esso) sia nel caso di recessione economica – che ora come ora è statisticamente probabile – che in caso di boom economico.

Com’è universalmente noto, infatti, valutiamo l’oro fisico  nella forma del piano di accumulo “fai da te” da diverso tempo. Siamo ben consapevoli di essere in buona compagnia, se non altro perchè l’oro ha fatto il botto appena dopo la crisi di Lehman Brothers nel 2018, sfiorando i duemila euro per oncia. Detto diversamente, a parire dal 2008, l’investimento in oro è divetanto di moda e ci sono decine di siti web che si occupano esclusivamente dell’investimento in oro, sia italiani che stranieri. La moda si è un po’ ridimensionata negli ultimi anni a causa del forte ritracciamento subito dal biondo metallo, che in pochi anni è passato da 1900 circa a 1200 dollari l’oncia.

Tuttavia, le nostre analisi strategiche sull’oro non sono affatto in passivo, perché, appunto, qui si è sempre detto di valutare l’investimento in oro con cifre modeste mediante la formula dell’accumulo, in particolare attraverso l’accumulo di monete d’oro. Questa strategia consente di accumulare oro fisico un po’ alla volta, armonizzando il prezzo di carico nel tempo. Quindi, comprare una moneta d’oro pagandola 300 euro, dopo un paio di mesi acquistarne un’altra a 200 e poi ancora un’altra dopo qualche tempo a 250 e così via nel corso degli anni, consente di ottenere un prezzo “medio” tollerabile anche in caso di caduta a picco del prezzo dell’oro in Borsa.

Non solo: a differenze di tutti gli altri siti, non solo abbiamo sempre suggerito di valutare in piano d’accumulo, ma ci siamo riferiti alle monete, sia di borsa che, soprattutto, avente valore numismatico.

Perchè monete d’oro e non, ad esempio, lingotti?

Il motivo non è intuibile da tutti, visto che i lingotti hanno un percentuale d’oro del 999 su 1000, mentre le monete, talvolta, non sono composte da oro puro. Ciò lascerebbe intendere che l’investimento in lingotti sia migliore.

Invece, non è affatto così.

In primo luogo, a quanto pare, una parte consistente di lingotti in circolazione potrebbe non essere pura al 999×1000. Anzi, qualcuno sostiene che truffe e raggiri siano molti più di quello che si sospetta: in caso di guerra o catastrofi economiche, chi garantisce che il lingotto che possedete è di oro puro? Forse la banca che quella volta ve lo consigliò? Magari manco esiste più la banca… Insomma, occorre per i lingotti andare a vedere “cosa c’è dentro”. Operazione complicatissima, sia in pace che in guerra.

Diverso il discorso per le monete, che sono coniate dallo Stato, con precise misure in ordine al peso e alle immagini raffigurate sulle facce della moneta. Insomma, le monete sono molto ma molto più difficili da duplicare. Quasi impossibile.

Dulcis in fundo: le monete che abbiamo presentato nei nostri approfondimenti, hanno un potenziale valore numismatico e potrebbero valere molto più dell’oro che pesano, se vendute magari presso le aste ufficiali che si tengono periodicamente.

Dopo i Panda cinesi da un’oncia, che anno dopo anno, vantano un design sempre diverso e curato da artisti del Paese di Mezzo, i soliti marenghi o sterline d’oro “particolari”, l’ultima riflessione che proponiamo a chi vuol investire in oro senza dissanguarsi e rispettando il principio dell’accumulo periodico è il Dragone d’Oro Australiano.

Si tratta di un pezzo davvero incredibile. Il peso è di un’oncia, come per il panda cinese, il kruggerand sudafricano e molte altre monete d’oro, ma questa moneta è appena stata coniata e tirata in soli 25mila esemplari. Inoltre è di forma rettangolare e, a quanto ci è dato sapere, è l’unica moneta d’oro rettangolare avete corso legale. Nel caso, 100 dollari australiani.

C’è a chi non piace, ma anche esteticamente merita attenzione: su un lato troviamo un dragone in rilievo con bellissimi riflessi; dall’altra la solita Elisabetta II, ma in questo caso presente in una moneta australiana, non inglese.

Non è dato sapere se tra qualche tempo la moneta – oggi venduta al valore pari a quello dell’oro – avrà anche un valore numismatico. Ma le sue caratteristiche sono tali che lo fanno presagire.

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