Pil tedesco in calo. Germania poco austera?

E’ tipico dei blogger narcisisti e arroganti dire: ve l’avevo detto. E noi

ve l’avevamo detto,

ve l’avevamo detto,

ve l’avevamo detto.

E lo ripetiamo pure tre volte, per i duri di comprendonio.

Siccome vi piacciono le agenzie, beccatevi questa:

Frena la locomotiva tedesca. Nel terzo trimestre dell’anno il pil della Germania registra un calo dello 0,2% rispetto al precedente trimestre, il primo da tre anni e mezzo a questa parte. Bisogna riandare, infatti, al primo trimestre del 2015 quando l’economia tedesca registrò un calo dello 0,1%. A pesare sono le tensioni commerciali internazionali e i problemi legati all’industria dell’auto. Nella prima metà del 2018, il pil è aumentato dello 0,4% nel primo trimestre e dello 0,5% nel secondo.

Ovviamente i problemi industriali tedeschi non sono nulla a confronto dei nostri (determinati non solo dai tedeschi…), però se il pil teutonico soffre una battuta d’arresto occorre chiedersi il perchè. L’analisi di adnkronos qui sopra convince abbastanza, ma non tanto da essere inquadrata geopoliticamente come merita.

Se non ve ne siete accorti, da quando Trump è stato eletto è in corso una ferocissima guerra commerciale che ha come obiettivo il ridimensionamento dell’economia tedesca. Il pil tedesco, infatti, è cresciuto in questi anni per due ordini di motivi. Il primo è che la Germania si è specializzata nella meccanica di precisione. Fanno pezzi di alta qualità e si sono fatti un gran nome su questo. Il secondo e ben più importante motivo è che il reich si può permettere un surplus commerciale grazie alle regole Ue che i tedeschi in primis hanno promosso. Grazie al dumping salariale dei paesi della sua area geografica di riferimento (Polonia soprattutto) e al credito concesso dalle banche tedesche che ruotano attorno alla Bce di Francoforte, la Germania ha potuto ridimensionare la concorrenza, in particolare quella italiana. La Ducati, che produce motociclette in Emilia, ad esempio, è da qualche tempo di proprietà dell’Audi di Ingolstadt. Mentre la Fiat è stata costretta a migrare all’estero guarda caso dopo l’arrivo dell’euro. Ma gli esempi sono decine, e ci possiamo anche fermare qua.

Poi però in Usa è arrivato Donald Trump che ha dimostrato in pochissimi mesi che il laissez faire laissez passer dei liberali è un’autentica cazzata; idem con patate la legge “naturale” della domanda e dell’offerta, perchè può benissimo essere normata. Da giugno di quest’anno il biondo Presidente ha messo dazi doganali all’acciaio e all’alluminio che sono stati il primo amore dell’industria tedesca. Mai sentito parlare delle acciaierie Krupp? Lo sapevate che secondo un nutrito gruppo di storici le due guerre mondiali sarebbero scoppiate a causa della produzione  e commercializzazione dell’acciaio e della rivalità tra francesi e tedesschi su questo? Sapevatelo.

Ebbene Donald Trump – che i minus habens del giornalismo italiano  definiscono un boccalone – da giugno ha messo un dazio del 25% sull’acciaio proveniente da Europa, Canada e Messico e del 10% all’alluminio. Ho una curiosità, per chi vuole risolvere qualche quiz della settimana enigmistica: come si chiamava la prima organizzazione europea che ha iniziato il percorso di unificazione europeista? Si chiamava CECA, un acronimo che sta per “Comunità europea del carbone e dell’acciaio”. Era il 1951 e fece da battistrada alla nascita della CEE e poi della UE a Maastricht. Curioso vero? Chissà che prima o poi qualche talebano liberista si ficchi in zucca i veri motivi della nascita dell’Unione. Nell’attesa, ben vengano i calci nel culo di Trump che ora minaccia i dazi anche sulle autombobili europee.

Se lo farà, in Germania possono mettere a capo del Bundestag anche Aiace Telamonio,  Gesù Cristo e Manitù, che il loro fottuto pil non crescerà più.

Applausi per la rima, please.

1 Commento

  1. Ma siamo veramente sicuri che Trump si sia fatto bene i conti? Siamo sicuri che non stia spostando all’esterno un problema che è di natura interna?
    In realtà, che bisogno hanno gli USA di fabbricare cose, ciè di faticare, inquinare la loro terra e consumare le risorse che hanno internamente se ci sta qualcuno che può farlo per loro ed è (stato) ben felice di farlo in cambio di pezzetti di carta colorata con sopra la faccia di Washington, Franklin, Lincoln?
    Lei, professore, insegna storia e filosofia, quindi sa benissimo che gli antichi romani coniavano sesterzi di metallo vile e con quelli ci compravano ogni cosa venisse dai posti più sperduti. A Roma cosa si produceva di commerciabile? Boh, anzi no. Si produceva una cosa importantissima, la “pax romana”, un modello, uno stile di vita che si “esportava” ovunque. Ed erano così tanti che apprezzavano quel modello che a un certo punto iniziò la crisi dei migranti, le invasioni barbariche appunto.
    Gli imperatori romani erano abbastanza furbi da capire che poi bisognava redistribuire tutto ciò che, coniando sesterzi, si poteva acquistare fuori visto che il milione e passa di abitanti dell’Urbe non aveva particolari occupazioni ma non per problemi economici ma perché, più semplicemente, non ci stava bisogno che facesse niente se non il soldato al momento della bisogna. E quindi andavano avanti con “panem et circenses”, terme pubbliche gratuite e tante altre comodità.
    Il problema degli USA è quello di mantenere la loro credibilità di garanti della “pax americana” e al tempo stesso di trovare un modo per far sì che del benessere che ne deriva ne beneficino tutti i cittadini americani.
    La guerra l’hanno vinta gli USA e l’ha persa la Germania (e l’Italia e il Giappone). Qualcosa significherà pure oppure no? E’ forse un caso che dopo la guerra, in un mondo in cui contavano una decina di paesi al massimo (non considero quelli del blocco comunista che erano un mondo a parte), questi tre paesi siano diventati delle immense fabbriche? Io non penso proprio.
    Secondo me, ma qui potrei sbagliare, l’Italia è stato il primo di questi tre paesi ad essere liberato dal fardello di dover essere la “fabbrica” dei vincitori. In questo probabilmente ha pesato l’influenza del Vaticano. Purtroppo inettitudine politica, clientelismo, bigottismo, provincialismo e arretratezza culturale hanno fato sì che non comprendessimo che dovevamo trasformarci in un paese fromitore di servizi, anche di un certo tipo. Lei che si occupa anche di finanza conoscera sicuramente il Double Irish with Dutch Sandwich. Abbiamo invece lasciato campo alle beghe da comari, prima limitate al solo campo imprenditoriale e poi trasferite in politica, tra Berlusconi e De Benedetti, che non a caso hanno monopolizzato 20 anni di vita politica con FI e PD.

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