Come affrontare (in Borsa!) il crash 2019

Naturalmente nessuno è così beota da assicurare un crash finanziario nel 2019, ma fusse che fusse occorre cercare di tutelare gli investimenti senza rinunciare a nessuno degli asset portanti. Ricordo a tutti che gli asset di norma sono:

(1) azionario,

(2) obbligazionario,

(3) liquidità,

(4) immobiliare,

(5) metalli preziosi,

(6)materie prime (commodities).

Oggi affrontiamo lo scenario più difficile, quello azionario alimentare, con la promessa di fare un report per ogni singolo comparto nelle prossime puntate (dal farmaceutico all’oro). Senza dubbio quello azionario è il più ostico degli asset quando scoppia una bolla, perchè si dà per scontato che la bolle delle bolle – quella che, scoppiando, farà più male – sia quella delle borse internazionali. Gli esempi storici si sprecano, non solo Wall Street nel 1929, ma anche il lunedi nero del 19 ottobre 1987 o l’high tech dot-com nel 2000 o l’attentato alle torri gemelle l’11 settembre 2011. Anche se i fondamentali di molte aziende sono buoni, niente si salva dallo scoppio di una bolla. A meno che uno non scelga settori non ciclici e sappia pazientare …

Già, l’investitore accorto quando sente puzza di bruciato ma non vuole a tutti i costi rinunciare ad una percentuale di azioni, dovrebbe tutelarsi lasciando perdere le azioni cosiddette cicliche (banche, assicurazioni, industriali, ecc) e prendere in considerazione quelle cosiddette non-cicliche, con particolare riferimento al settore del cibo e delle bevande.

In ogni fase economica e finanziaria non si rinuncia al cibo e alle bevande!

Seguendo un ragionamento proposto qualche tempo fa da Paolo Olivieri – Ceo della società per investimenti Rodnik – proponiamo dunque di buttare l’occhio su alcuni titoli che sono tipicamente difensivi: quindi, anche in caso di rallentamento dell’economia globale o di ribassi dell’ azionario, potrebbero sovraperformare gli altri settori, beneficiando del “fly to quality”, per cui storicamente vengono comprati in caso di tensioni.

L’ idea di investimento è stata infatti quella di svincolarsi da eventuali rallentamenti nel ciclo economico (previsti da guru del settore come Ray Dalio), affidandosi a titoli di multinazionali presenti in decine di nazioni, che commercializzano ogni tipo di bene alimentare che non risenta di eventuali congiunture negative.

Nel settore alimentare – al di là del grafico – il titolo più interessante è Nestlè, colosso che contiene brand come Acqua Panna, San Pellegrino, Buitoni, Nespresso, Nesquik, Perugina, Kit Kat.

Oltre ai dividendi interessanti, Nestlè è valido anche per la continuità delle performance che gli hanno consentito di superare il 2008 ed il 2011 senza scossoni di rilievo mentre tutto il resto franava miseramente. Da oltre un anno il titolo oscilla tra gli 85 ed i 74 franchi svizzeri (chf) ed ora quota 79. Per chi ha tempo per aspettare (anche anni), l’equity line di Nestlè merita una standing ovation.

Un’altro titolo che si è difeso molto bene in occasione delle crisi di borsa è l’italianissima Campari. Nel caso della bevanda nostrana, infatti, i ribassi del 2008 e del 2011 ci sembrano tutto sommato sopportabili. A gennaio 2008, ad esempio, Campari quotava 1,48 euro e nel punto più basso raggiunto mesi dopo, 1,05 euro ad azione. Può sembrare una perdita molto consistente, lo so, però se prendiamo ad esempio gli altri titoli del borsino milanese nello stesso nefasto periodo c’è da piangere lacrime di sangue. Il titolo più rappresentativo di Piazza Affari, Unicredit direi, a gennaio 2008 quotava 283 euro e un anno dopo poco sopra i 50…

Nella sua analisi sui prodotti non-ciclici, Olivieri acccendeva i riflettori anche su Kraft (i suoi marchi sono: Heinz Ketchup, Philadelphia, Plasmon, Mayonnaise Kraft); Unilever (Knorr, Algida, Lipton, Calvé, Flora) e Mondelez (il cioccolato Milka, Toblerone e Cote D’Or, i biscotti Saiwa e Oro, i formaggi Philadelphia e le Sottilette, il caffé Hag e Splendid, le caramelle Halls, i chewing gum Trident, i biscotti Tuc, Fonzies, Cipster, Ritz).

Senza dubbio sono tre titoli che sanno resistere quando c’è pressione e conviene sempre tenerli sott’occhio: seguono lo spirito di Nestlè anche e soprattutto per quanto riguarda la distribuzione di dividendi interessanti. Io però darei uno sguardo attento anche a Coca Cola, che passò da 31 dollari nel 2008 ai 22 dell’anno successivo e che durante la terribile estate del 2011 non subì alcun “rumore” degno di rilievo.

Chi ama l’analisi tecnica non ha che da sbizzarirsi con i titoli di questo settore denominato food and beverage, ai quali aggiungerei anche kellog’s, Pepsico, Mars e Danone. Alcuni di questi ultimi citati, come Mars, vengono da mesi di fuoco durante i quali hanno risentito di un pesante ridimensionamento delle quotazioni, ma che, come tutti quelli citati, potrebbero riscattarsi in caso di un crash generalizzato.

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