Gilet Gialli e Movimento dei Forconi: trova le differenze

Da quando il movimento dei gilet gialli ha blindato alcune strade di Parigi costringendo il leader francese Emmanuel Macron a fare retromarcia su alcuni provvedimenti, in Italia ci si è subito affrettati a paragonare la protesta d’oltralpe con quella dei Forconi, che ebbe punte di visibilità altissima nel 2013.

Può anche essere che qualcuno non ricordi più le gesta del Movimento, perchè la sua decadenza è agli atti e se ne parla solo in queste ore per via dei fatti parigini. Fondato in Sicilia nel 2011, il Movimento dei Forconi ha avuto il suo momento di massima celebrità tra il 2012 e il 2013, negli anni dello snodo più difficile per la crisi economica e politica italiana, tra la caduta di Berlusconi e l’avvicendamento dei governi Monti e Letta.

Durante la lunga pausa caratterizzata dal renzismo, di Forconi non si è più sentito parlare, se non per un maldestro tentativo di “arrestare” simbolicamente il deputato forzista Osvaldo Napoli davanti a Montecitorio. Forse è subentrata assuefazione, forse la Lega ed il M5Stelle hanno saputo incanalare quella rabbia, fatto sta che di proteste così clamorose in Italia non se ne sono più avute. Mentre la Cgil cercava di riguadagnare la piazza con la solita manifestazione di stampo turistico in quel di Roma, i forconi ci davano dentro di brutto e bloccavano per interi giorni l’accesso alle autostrade presidiando i caselli di giorno e di notte. L’esito nel 2013 fu clamoroso perchè gli automobilisti si accorsero eccome del movimento, spesso solidarizzarono con gli attivisti nonostante i disagi e gli agenti di Polizia in segno di soldiarietà arrivarono a togliersi i caschi antisommossa, cosa che suscitò lo sdegno della sinistra movimentista, quella abituata alle cariche di Piazza degli anni Settanta e Ottanta.

Niente di strano, allora, se oggi le barricate ed i blocchi stradali che vediamo così efficaci in Francia vengono associate al “vecchio” movimento dei forconi italiani.

Ma c’è una differenza abissale tra i due fenomeni, che spiega, da un alto il successo dei gilet (e l’insuccesso dei forconi); dall’altro, la sostanziale qualità della politica francese rispetto a quella italiana.

Il movimento dei gilet ha molti difetti, ma non ha affatto l’aria di essere eterodiretto. Le primavere arabe e le rivoluzioni colorate sono facili da mettere in piedi quando un popolo ha scarsa tradizione e vede con prudenza le rivolte di piazza. I francesi, invece, sono molto aperti alla protesta attiva antigovernativa, e le strade di Parigi negli ultimi due secoli hanno visto circolare molte più forche che croissants. Inoltre, e soprattutto, i gilet vengono indossati da cittadini francesi di ogni estrazione sociale.

Il movimento dei forconi, invece, riguardò una categoria ben precisa di italiani: i piccoli imprenditori, gli artigiani, i piccoli proprietari terrieri e le partite iva. Il mondo operaio ed impiegatizio del nord solidarizzò a chiacchiere, ma molto raramente partecipò ai blocchi. Da un lato ne fu escluso, dall’altro si autoescluse. I gilet, invece, non solo sono più eterogenei, ma soprattutto in essi prevalgono NETTAMENTE istanze socialiste.

I forconi furono e sono dei liberali, c’è ben poco da fare, e lo furono e lo sono anche in modo palese. Volevano pagare meno tasse, il che è legittimo, ma non sprecarono le loro energie per criticare l’Unione Europea e l’euro, cosa che invece è nelle corde dei francesi in piazza in questi giorni.

I Forconi non si preoccuparono più di tanto dell’attacco massiccio rivolto ai lavoratori dipendenti, presi a bersaglio dal job act e dall’abolizione dell’articolo 18. Anzi, a voler essere maligni, i forconi non si fecero più sentire proprio quando quei provvedimenti divennero operativi.

Gli italiani, dunque, dopo un iniziale interesse ed entusiasmo non si fidarono di chi voleva salvare il proprio orticello dalle tasse senza proporre un sistema di più ampio respiro, interclassista e patriottico, ed a mio avviso fecero benissimo. Con i forconi c’erano, ad esempio, i Lucio Chiavegato – indipendentista veneto di lungo corso col portafoglio pieno di quattrini ed uno spirito nella sostanza antitaliano.

In Francia non è l’indipendentismo regionale a muovere gli spiriti, nè il richiamo ai valori della libera impresa, ma la rabbia verso l’establishment europeo che costringe tutti, non solo le partite iva, a politiche di austerità che rallentano l’economia nazionale e rendono più ricattabili i lavoratori.

Ed ecco perchè questo nuovo movimento francese, senza regia e composto soprattutto da lavoratori dipendenti pendolari, qualche risultato lo sta ottenendo.

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