Il cigno nero è ottimo con la polenta

“Quando ero risk-manager avevo un boss ossessionato dal rischio. Pensava in continuazione a tutto quello che poteva nuocere in qualche modo alla societa’, al portafoglio. Ad un certo punto mi obbligo’ a creare un piano d’emergenza nel caso in cui un aereo si fosse schiantato in ufficio, cosa che ritenevo assolutamente impossibile… fino all’11 settembre…!!!”
(Nassim Taleb)

Il Cigno Nero è un libro scritto nel 2007 da Nassim Taleb, esperto finanziario e ora stratega ed esperto di decisioni prese in condizioni di incertezza.

Taleb insegna al Politecnico di New York e ad Oxford, amministra hedge fund ed è un trader di borsa. A tutto questo aggiunge l’attività di consulenza finanziaria presso la società Universa Investment.

Curriculum accademico e carriera a parte, considero Taleb un filosofo ed un matematico, più che un trader. Il trading è stato per lui più che altro un effetto di ciò che ama, e non una causa, anche se tutti lo conoscono soprattutto come trader ed autore del succitato bestseller. Lo scritto si focalizza sul forte impatto di certi avvenimenti rari e imprevedibili sulla realtà quotidiana e sulla naturale tendenza dell’uomo a trovare spiegazioni semplicistiche per questi eventi, DOPO che si sono verificati. Da questo libro è nata così una vera e propria teoria:

Il Cigno Nero, è stato infatti inserito dal Sunday Times tra i libri che hanno cambiato il mondo.

La grande lezione che dobbiamo imparare leggendo Taleb è questa: i mercati finanziari non sono prevedibili, può succedere qualunque cosa. E quando dico qualunque, intendo proprio dire qualunque. Ma come mai, allora, c’è chi ne esce indenne e riesce magari anche a guadagnarci? Come mai qualcuno si fa scivolare addosso le crisi aanche per quanto riguarda l’attività lavorativa, le sue (eventuali) produzioni, la vita famigliare?

A fronte di crisi cicliche potenzialmente devastanti, Taleb ci aiuta a capire che il vero problema nell’incontrare un cigno nero non è che esso non sia prevedibile – e infatti non lo è – ma che i più non si attrezzano per adattarvisi qualora il cigno arrivi. Detto diversamente, non c’è dubbio che eventi ritenuti impossibili si siano verificati nella storia umana – e in tutti i campi, non solo in economia – ma la salvezza non consiste nella nostra capacità previsionale, ma nel fatto di aver predisposto sè stessi al loro verificarsi.

Semplifico tarando la problematica su noi stessi ad inizio 2019. Tutti abbiamo letto le previsioni a dir poco funeste per il 2019 ed il 2020. Draghi terminerà il QE e le obbligazioni statali saranno senza copertura, con tutti i rischi oggettivi che ciò comporta. I più importanti gestori di Hedge fund parlano apertamente di recessione (Ray Dalio). Il prezzo del petrolio è troppo basso, e questo di norma non è un buon segnale per la salute dell’economia attuale. Magari sono tutte previsioni strampalate, o, nell’ipotesi peggiore, prodotte ad arte col celato intento di far cadere qualche pesciolino nella rete.

Ok

Ma quanti, a fronte delle nuovole nere abbondantemente annunciate, stanno studiando come modificare in fretta il portafoglio di investimento? Quanti stanno seguendo un progetto di formazione che tenga conto delle possibili novità sul lavoro, come l’arrivo massiccio dell’Intelligenza Artificiale? Quanti hanno preso contatti con uomini, parenti, amici, al di fuori del nostro Paese nel caso di crisi epidemica? Quanti stanno costruendo una rete di rapporti a copertura di un default?

Ecco, appunto.

Nella mia esperienza non sono mai stato coinvolto in un incidente degno di questo nome. Non ho mai visto una nave in difficoltà sulle rotte che ho percorso, non ho mai visto un naufragio nè vi sono stato coinvolto io stesso, e neppure mi sono mai trovato in una situazione che minacciasse di trasformarsi in un disastro.” E.J. Smith, 1907, comandante del Titanic

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