Nel 2018 TUTTI i mercati sono scesi

Da quando al governo italiano ci sono i gialloverdi è tutta una gara a dimostrare che la finanza italiana va male, e che è scoppiato lo spread e che per colpa dei politici abbiamo “bruciato” (parola tanto abusata quanto economicamente senza senso) miliardi e che anche il nostro borsino milanese è caduto nel baratro ecc ecc.

Mai lesinato critiche a questo governo, soprattutto dopo la “resa” politica a Bruxelles, ma le puttanate (of course… intendevo dire: le fake news) proprio non le sopporto. Nel dettaglio le affermazioni sopra elencate sarebbero corrette, ma è nel contesto più ampio che si rivelano fuor di dubbio menzognere. Per la prima volta da quando seguo i mercati, e sono decenni,

troviamo un anno che vede al ribasso tutti gli assets economici, nessuno escluso

In questo scorcio, insomma, l’investitore ha perso con qualsiasi tipo di investimento, altro che i btp! Al ribasso registriamo gli indici azionari mondiali (stocks), le obbligazioni nazionali e internazionali, l’indice mondiale Msci word, l’oro e le materie prime.

Da questo punto di vista, il 2018 è stato un anno record. I mercati, infatti, di solito sono correlati in maniera inversa. Ad esempio se vanno molto bene le azioni, ciò non vale per le obbligazioni, ecc. Invece, nel 2018 TUTTO è stato in perdita.

Il ftse mib, l’indice italiano per antonomasia, quotava a gennaio 21.845 punti. Ora è in picchiata verso 18.500. Ma al dax tedesco non è andata meglio: partito sopra 13.000 a gennaio 2018, oggi viaggia sui 10.600 punti. L’azionario americano, rappresentato soprattutto dall’indice SP500 era partito a 2.700 punti circa e mentre scrivo è scivolato sotto quota 2.500. L’oro – il bene rifugio per eccellenza – dai 1320 dollari l’oncia è passato ai 1260 attuali. Praticamente nessuna materia prima (le commodities) si avvicina alle quotazioni di inizio anno, con punte di vero e proprio crollo se pensiamo ai due indici internazionali del petrolio (wti e brent).

E le cripto? Ed il bitcoin?

Dopo che gli analisti liberisti ci hanno sfracellato le palle per mesi con sta storia dei bitcoin (che era la nuova libertà finanziaria e gne gne gne), quello che vediamo dai grafici è che la moneta virtuale a gennaio era sui 14.000 dollari ed oggi a fatica tiene i 3.500. Una catastrofe!

Nonostante le masturbazioni dei traders, diverse azioni italiane hanno persino performato meglio di tanti assets stranieri che, all’alba dell’anno 2018, dovevano essere la panacea di tutti i mali. Se davvero i mercati dovessero essere la cartina di tornasole del futuro economico del pianeta, allora c’è poco da stare allegri, ma fuori dall’Italia di più, però. Deutsche bank, ad esempio, è passata da un controvalore per azione di 16 euro agli attuali 7 (posizione più che dimezzata), mentre la nostra banca più rappresentativa – Banca Intesa – era partita il 2 gennaio a 2,85 e ieri sera chiudeva sopra i 2 euro ad azione dimostrando dunque maggior solidità del più importante istituto bancario tedesco. Ovviamente non leggerete mai nulla di tutto questo altrove. Per alcuni l’Italia è sempre e comunque merda. Ma non se ne vanno neanche se li scongiuri in ginocchio.

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