Quella volta che Gesù scacciò i cambiamonete dal tempio

Abbiamo sempre sentito che nei Vangeli, poco prima dei tragici momenti della Passione, Gesù prese una sferza di cordicelle, ne fece una sorta di frusta, e con essa scacciò i mercanti dal Tempio di Gerusalemme. Il racconto viene ricordato sovente come monito rivolto a tutti coloro che privilegiano il mercato alle altre relazioni umane e alla preghiera. Nulla da eccepire, ma è una narrazione parziale finchè uno non va effettivamente a leggersi le parole riportate dai discepoli Giovanni, Matteo, Marco e Luca. Wikipedia infatti non aiuta molto a comprendere il vero significato del passo biblico, soffermandosi quasi esclusivamente sulla veridicità storica dell’accaduto, e sottolinenando le discrepanze vere o presunte del racconto degli evangelisti. Nemmeno il “sentito dire” ci aiuta ad apprezzare il racconto, visto che ci parla genericamente dei “mercanti”.

Molto importante, invece, è l’episodio in sè per come venne riportato nei dettagli. I vangeli infatti, dicono che Gesù non si limitò ad allontanare i buoi e le pecore che i mercanti esibivano nel Tempio, ma soprattutto che egli “rovesciò i tavoli dei cambiavalute”.

Ma che c’è di male nel cambiare le valute? Si potrebbe sostenere, ad esempio, che il Tempio è riservato al culto e non al commercio. Ed infatti è quello che ci viene più lecito pensare.

Ok.

Però Gesù parrebbe essersela presa soprattutto con i cambiamonete, rovesciandone i tavoli. Il fatto interessante è che i “cambiavalute” erano usurai perchè facevano pagare interesse nel fare i cambi di valute e in 3 Vangeli su 4 – cioè nei cosiddetti Vangeli sinottici – emerge in modo chiaro che Gesù proprio dopo questo episodio venne arrestato dalle guardie nel famoso Orto di Getsemani.

Di preciso accadeva che al tempo di Gesù circolavano tantissime monete provenienti da varie parti dell’Impero Romano. Esse non andavano fuori corso, anche in virtù del metallo prezioso in esse contenuto. Venivano divise infatti in monete d’oro, d’argento e di bronzo. Più specificatamente:
Krusòn (moneta aurea); Denario , Didramma, Statère, Argùrion (monete argentee); Asse, Quadrante, Leptòn (monete bronzee).  A ciò vanne aggiunte le cosiddette monete di conto come il Talento e la Mina.

I cambiavalute dell’epoca in Giudea possono tranquillamente identificarsi con i nostri attuali “operatori di borsa o di valute” e quindi il sistema finanziario dell’epoca.  Tutti gli uomini maggiorenni (esclusi i sacerdoti), erano obbligati a pagare il tributo annuale al tempio e un’infinità di donazioni in denaro andavano nel tesoro del tempio. Inoltre, i templi fungevano anche da forzieri dove i ricchi depositavano i loro tesori nella considerazione che questi erano al sicuro dai ladri per il loro carattere sacro. Il tempio di Gerusalemme divenne  una delle maggiori banche dell’antichità. Per pagare il tributo di cui si diceva, non potevano essere utilizzate le monete con l’effige imperiale o degli dèi pagani, in quanto queste erano ritenute idolatriche. Quei furbacchioni degli ebrei nel loro Tempio coniavano i propri sicli che resero necessaria la presenza dei cambiavalute  per convertire le altre monete con una commissione molto consistente.

Il tempio era diventata un impresa gestita dai sacerdoti che sfruttava il popolo fregandolo due volte: una prima volta facedogli pagare un tributo per il credo; un’altra… per cambiare le monete.

Il culto – dunque – sosteneva la nobiltà sacerdotale, gli impiegati, i commercianti e ricchi artigiani. Se sostituite alla nobiltà i politicanti dell’Unione Europea, agli impiegati la burocrazia del nordeuropa ed ai commercianti/artigiani le multinazionali, ecco che vi sembrerà un film già visto.

Tornando all’anno del signore 33, non va dimenticato che fino alla purificazione del Tempio, il figlio di Maria ne aveva combinate di ogni: nato verginalmente, fuggì con la famiglia in Egitto; poi si rivolse a categorie sociali che erano marginali o disprezzate nella società ebraica del tempo, come le prostitute o i bambini, suscitando in alcuni di questi casi lo sdegno delle autorità religiose farisaiche. Per non parlare dell’attività di esorcista e dei vari miracoli. Eppure, per tutte queste “stranezze” – stando alla narrazione testamentaria – le autorità dell’epoca non lo toccarono.

Quand’è che vanno ad arrestare Gesù?

Dopo che prende a randellate gli usurai e ne rovescia i banchi di monete! Secondo alcuni, la commissione per cambiare le monete oscillava tra il 10 ed il 30%. Dalle narrazioni è possibile evidenziare un doppio procedimento inquisitorio contro Gesù intentato prima dalle autorità ebraiche e poi dinanzi a quella romana, rappresentata da Ponzio Pilato. Secondo l’esegesi (interpetazione) più comune, Gesù fu accusato di autoproclamarsi Re di Giudea, Figlio dell’Uomo eccetera, e di aver organizzato un pellegrinaggio a causa del quale sarebbero potuto seguirne disordini. Tuttavia, è alquanto improbabile che queste accuse non fossero possibili anche anni prima, cioè dall’inizio del suo ministero (predicazione). E invece, ma guarda un po’ che caso, lo torturarono e lo crocifissero dopo che aveva disturbato l’attività degli usurai.

Al di là della veridicità storica dell’accaduto, chi ha scritto l’episodio della purificazione del Tempio aveva capito bene due cose:

  1. vivere in modo parassitario attraverso l’usura non è accettabile dalla comunità
  2. le monete sono molto utili. Ma alla fin fine sono solo degli oggetti e non delle divinità

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