Una recessione in stile 2008 o in stile anni Trenta?

I lettori mi dicono: basta Gesù, parlaci di SOLDI! Io per la verità avrei glissato volentieri non solo perchè è Natale e Gesù ci calza a pennello (anche se Santa Claus è invenzione della Coca Cola), ma soprattutto perchè le analisi non sono confortanti. Per nostra fortuna – come dice il mio amico trader Stefano Fanton – “i mercati sono fatti per sorprendere” e dunque tutto può sempre succedere, però questo non deve distoglierci dal fotografare la situazione. Ed è una fotografia che non mi piace.

In passato, qualche lettore mi ha già tacciato di pessimismo, evidenziando il fatto che in Borsa (quasi) tutto cresceva. Detto nella speranza di non offendere nessuno, si trattava però di lettori che mi leggono sporadicamente, perdendo per forza di cose il filo di un ragionamento. In questi anni, al contrario, ho parlato molto positivamente di diverse azioni ed assets, che poi in effetti hanno brillato alla stragrandissima. Questi ultimi sono stati anni in cui tutto saliva però, e dunque, contrariamente a quanto visto fare da altri analisti, non mi sembra proprio il caso di fare la ruota da pavone. Il “pessimismo” di cui si diceva era dato dalla situazione dell’economia reale, non della finanza, e sono sempre più convinto che siano due universi del Dio Denaro difficilmente correlabili, se non nel lunghissimo periodo.

Questa volta, però non sono preoccupato solo per il mercato del lavoro, per la tenuta del welfare, per la deindustrializzazione o la messicanizzazione dell’Italia. Ero pessimista dal 2009 e si è visto com’è andata, mentre c’è chi parlava di “ristoranti pieni”. Questa volta anche la finanza sta dando segni di forte nervosismo, e ciò avviene dopo una lunga fase – il 2018 – che chiamerei distributiva, cioè una fase in cui le aziende quotate salgono e scendono, ma in cui di fatto le mani forti del mercato le vendono a quelle più deboli in attesa di riposizionarsi.

Siccome non mi va di fare figuracce e di prendermi la colpa dello scenario negativo che mi sembra prensentarsi nel 2019, scarico volentieri questa responsabilità su Ray Dalio che a quanto pare di soldi se ne intende:

«Credo che siamo in un periodo simile a quello della fine degli Anni ‘30 – ha confessato in un’intervista al Corriere – in cui i divari di ricchezza portano a conflitti sia all’interno dei Paesi sia tra di loro, e tra le potenze emergenti (allora la Germania, ora la Cina) e quelle esistenti (allora l’Inghilterra, ora gli Stati Uniti ). Questi conflitti probabilmente peggioreranno nella prossima recessione che credo si verificherà nei prossimi due anni circa».

Quali sono gli elementi che hanno reso Ray Dalio così negativo sui mercati?

Visto e considerato che potrebbe anche raccontare una panzana appositamente, in quanto “moviere” del mercato internazionale con il suo ipermegafondo Bridgewater, è bene dire che la statistica è dalla sua parte: non si era mia vista una così lunga corsa al rialzo come quella partita dal 2009, in grado di bucare tutti i record e sfondare ogni resistenza. Rovesciando l’adagio di Brandon Lee nel Corvo: “prima o poi dovrà tornare la pioggia”.

Ma se la statistica e l’analisi ciclica non convincono, per Dalio basta dare un’occhiata ai debiti pubblici, che sono elevatissimi proprio mentre le Banche centrali hanno esaurito il loro giochetto sui tassi d’interesse. Per quanto mi riguarda, le future cause dello scoppio di una bolla sono un tantino diverse. Nel 2020 ci sarà l’elezione del Presidente degli Stati Uniti e le mutinazionali globaliste rischiano di veder “normalizzati” i loro guadagni a seguito delle politiche nazionalistiche di Trump. Detto diversamente, i grandi colossi americani se ne fottono dell’indotto americano, se ne fottono degli operai di Ditroit, e non ci stanno a rivedere i loro budget e preferiscono che la finanza faccia il lavoro sporco: cosa potrebbe succedere a Trump se fosse in piena campagna elettorale proprio durante lo scoppio di una bolla? Altro che Hoover! Più che uno scivolone alla Hoover c’è da attendersi un finale alla Kennedy… Pertanto, credo palusibile che i mercati si girino contro Trump nel momento della sua rielezione, punendolo severamente per aver interrotto la scalata predatoria dei deregolatori mondialisti. Dalio ne fa parte e sa quel che dice.

Continuate a leggere nei prossimi giorni.

Anche in caso di crisi o di bolla finanziaria si può investire e tutelare i risparmi.

E molto bene perfino.

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