«Questa ricostruzione (in Siria), non s’ha da fare!» Parola di colonialista

Difficile non commentare senza genuino disgusto il rapporto del Syrian Legal Development Program – un’organizzazione per i diritti umani con base a Londra (…!) – che avverte le imprese italiane interessate alla ricostruzione della Siria: qualora decidessero di partecipare alla ricostruzione delle infrastrutte in collaborazione col governo siriano, rischierebbero di incorrere in responsabilità civili o penali.
Dietro la macchina di questa sedicente organizzzazione per i diritti umani con base a Londra (…!) ci sarebbero grandi studi legali inglesi e americani, cioè provenienti da quei paesi che la guerra in Siria l’hanno fomentata per destabilizzare l’area e rovesciare un governo – quello di Assad – ritenuto ostile.

Sulla volontà delle imprese nostrane di lavorare in Siria ci sono diversi approfondimenti sulla carta stampata, ma sulla velata minaccia del Syrian Legal Development Program è stato pubblicato finora un solo riferimento sulla rubrica online del Fatto Quotidiano, a firma di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International per l’Italia.

La tesi morale e giuridica è questa. Le imprese italiane non devono impegnarsi a lavorare in Siria, perchè il governo di Assad intende utilizzare la ricostruzione per punire le comunità ostili al suo governo. Daltro canto, la Siria finirebbe per ricompensare i suoi alleati internazionali (Iran, Russia e Libano) per l’aiuto reso in questi anni di guerra.

Il che sarebbe come pensare che Trump vuole ostacolare la manutenzione delle strade a New York perchè i cittadini della grande mela, nel 2016, votarono Hillary Clinton.

E’ altresì davvero curioso il fatto che siano avvocati inglesi e americani a ipotizzare simili scenari. Una teoria del complotto da far impallidire i terrapiattisti e quelli che credono che Elvis sia ancora vivo.

Forse a qualcuno, come dicono a Roma, glie rode er culo a sapere che

A) la guerra è finita, e l’ha vinta il governo legittimo

B) la Siria verrà ricostruita a beneficio di tutti gli abitanti e quelli che saranno della partita, come la Russia o il Libano, potranno attingere ad un bacino di risorse economiche enorme, superiore ai 300 miliardi di dollari.

Sarebbe davvero bizzarro se i siriani accettassero di far ricostruire metà del Paese ad una nazione – gli Stati Uniti – che ha appena annunciato il ritiro delle truppe!

Tuttavia, è cosa nota, le associazioni umanitarie con base a Londra (…!) vantano proverbiale dimestichezza con gli affari e sono convinte che case, strade e ponti a Damasco cresceranno spontaneamente dopo i primi piovaschi primaverili.

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