Con l’Euro ci abbiamo rimesso ANCHE in Borsa

Sui siti web euroscettici si fa sempre notare come la produzione industriale italiana abbia subito un tracollo con l’arrivo dell’euro. Spesso, qualcuno azzarda l’ipotesi che anche il debito pubblico abbia subito un’accelerazione con l’arrivo della moneta unica. Questo il grafico che più circola in rete sulla questione produzione/euro:

Però, però … però “con l’euro abbiamo protetto i nostri risparmi” .

Quante volte l’abbiamo sentita dire questa, eh?

E quante volte tendiamo ad associare l’euro alla finanza, facendo passare l’idea che con l’euro, almeno la finanza c’abbia guadagnato. In queste ore di hard Brexit, ad esempio, vengono intervistati i giovani rampolli della City londinese che temono di perdere il business con l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea.

E senza dubbio, in termini di prodotti finanziari targati UK, o Germania, l’euro qualche bel risultato l’ha dato, ma per quanto riguarda l’italia assolutamente no. Con l’arrivo dell’Euro la Borsa italiana non ha fatto guadagnare l’investitore, ma lo ha fatto perdere, in netta controtendenza con quanto succedeva nello stesso periodo negli Stati Uniti e in Germania, dove gli indici azionari Sp500 e Dax raggiungevano i loro massimi storici.

Leggiamo da wikipedia (il vangelo secondo Internet):

Il FTSE MIB (pronunciato futsi mib, acronimo di Financial Times Stock Exchange Milano Indice di Borsa) è il più significativo indice azionario della Borsa italiana. È il paniere che racchiude di norma, tranne eccezioni, le azioni delle 40 società italiane, anche se hanno la sede legale all’estero, quotate sull’MTA con maggiore capitalizzazione, flottante e liquidità.

Ebbene il Ftse Mib, raggiunse il suo record storico durante la seduta del 7 marzo 2000, quando raggiunse i 51.273 punti. Nella seduta di oggi, l’indice delle azioni italiane ha chiuso a 19.477. Non è che occorre chissà quale intuizione per capire che

da quando l’euro è stato introdotto la Borsa di Milano è sostanzialmente crollata

La moneta unica fu infatti introdotta per la prima volta nel 1999 (come unità di conto virtuale) e la sua introduzione sotto forma di denaro contante (tra la gggggggénte!!!) avvenne per la prima volta nel 2002.

In questo grafico, l’ottimo trader ed analista Giovanni Zibordi, ci fa vedere il dato tenendo conto anche dei dividendi e con la solita pragmaticità che lo contraddistingue:

1 Commento

  1. Buonasera Professore,
    siccome l’altro giorno in un altro blog mi sono affannato a dimostrare a una persona che la pensa in maniera opposta a Lei il perché e il percome l’euro sia una una moneta sbagliata, mi affanno ora a dire la mia sul perché l’euro con il crollo della produzione industriale italiana c’entri solo indirettamente.
    Fino al 2004m si vede dal grafico da Lei pubblicato, italia e Germania sono andate di pari passo.
    Cosa è successo dopo? Che l’industrialotto tipico italiano, tipicamente gretto e ignorante (per un anno ho lavorato in un’azienda di consulenza di direzione per PMI, Le risparmio il racconto dei casi che ho incrociato) ha colto al volo l’opportunità per delocalizzare. Gretto e ignorante sì, stupido no; infatti l’industrialotto si è liberato dall’inferno fiscale e burocratico.
    L’industrialoto non solo ha delocalizzato, ma in italia ha cavalcato alla grande la bolla edilizia; d’altra parte in quegli anni era al governo il Berlusca e il comparto edile e immobiliare era parte del suo elettorato di riferimento.
    Fino al 2008, crisi Lehmann, le cose hanno retto, poi il collasso.
    Vogliamo dare la colpa all’euro? Certo, senza euro l’industrialotto tipico non avrebbe potuto fare ciò che ha fatto. Ma è come dire che è colpa del fucile se il terrorista ha ammazzato qualche decina di personae

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