Fottere Carla

Tranquilli. Non sono impazzito, o perlomeno non sono più pazzo del solito. Solo che in queste ore è ricominciata la tiritera sulla scuola, a causa del fatto che è cambiato l’esame di stato (ex maturità) e la cosa mi innervosisce non poco. La solfa sulla scuola si dibatte in autunno ed evidentemente non sono abituato a ritmi diversi (e per capire il titolo occorrerà leggere tutto il pezzo)

A ciò si aggiunge che da un po’ di tempo a questa parte ricevo attestati di stima da parte di colleghe (coltivo l’hobby dell’insegnamento…), e non ci sono abituato! Da anni lavoro per la captatio malevolentiae e così mi sta crollando tutto addosso. Allora mi sono chiesto: cosa posso fare per farmi odiare? Siccome leggiamo ovunque che nella scuola italiana adesso tutto è risolto perchè è cambiata la seconda prova scritta all’esame, provo a segnalare sommessamente (“poco poco, come piace a noi”) un ben più consistente problema della scuola italiana.

“generalizzando un poco, il maschio MEDIO è nella nostra società in una posizione inferiore alla femmina MEDIA, ma è verissimo che nell’elite (politica, finanziaria, artistica, scientifica, manageriale…) ci sono molti più uomini che donne e alcuni di questi uomini riempiono le cronache perchè trombano una quantità impressionante di femmine (Dominque Strauss Khan, Berlusconi, Clinton, Gheddafi, Chirac, Ronaldo, Balotelli e i calciatori di serie A, le rock star..) Data questa prevalenza degli uomini nel top 3% della società sembra che gli uomini siano in una posizione superiore nella società in generale (E non bisogna neanche esagerare con questo, visto che la persona oggi più importante in Europa è Angela Merkel, la persona più influente in America è il governatore della FED che si chiama Janet Yellen e il candidato alla presidenza in testa si chiama Hillary Clinton e al Fondo Monetario hai la Cristine Lagarde).

Questa superiorità è un illusione ottica per quello che riguarda l’UOMO MEDIO (diciamo il 90-95% degli uomini) che campa di meno, lavora di più, paga in media più contributi rispetto alla pensione che riceve, è discriminato dal sistema scolastico (solo il 40% dei laureati sono oggi uomini), perde la casa quando la donna divorzia (nel 70% dei casi prende lei l’iniziativa), unitamente ad un terzo dello stipendio e non vede più i figli…” (di Giovanni Zibordi, analista finanzario)

Perchè sottoscrivo queste ossservazioni? Il parassitarismo di genere, la confusione sull’organizzazione sociale, la nuova ideologia gender, i disincentivi legislativi per creare e mantenere una famiglia, l’esaltazione dell’individualismo inteso come persone che vivono e consumano da “sole”, sono tutti fenomeni pesantemente deleteri per la civiltà europea e italiana in particolare. Una sorta di darwinismo al contrario, insomma, che disumanizza le persone e le rende più simili a quelle macchine che invece pensano di dominare. Nel frattempo, qualcuno si sfrega le mani di fronte a tanta idiozia e sovvertimento di valori.

Un esempio potrebbe chiarire ulteriormente ciò che intende Zibordi:

la predominanza femminile in Italia delle insegnanti femmina sulla componente maschile della professione

Nella scuola italiana, l’80% dei dipendenti è donna! In termini di credibilità della professione questo ha comportato –caso forse unico nel mondo occidentale – che l’insegnamento sia una professione sottopagata, in cambio di tempo libero al pomeriggio. Un nutrito numero di insegnanti della vecchia generazione (quella nata negli anni ’50 e ’60, per intenderci) ha sposato un libero professionista o un funzionario o un dirigente, gente tipo medici, architetti, roba così, insomma. Per non stare a casa e dire di essere casalinga, in società può vantare il titolo di professoressa di qualchecosa e uscire la mattina senza ciabattare, con il trucco e tutto a posto. Il risultato è che la metà della popolazione scolastica – quella maschile, non ha un modello di riferimento maschile presso la società, a meno che non abbia il papà (cosa che sta diventato una chimera) o qualche allenatore sportivo.

Inoltre, mentre nel resto del mondo la scuola è anche luogo di ritrovo e di socialità che riguarda la maggior parte della giornata e favorisce i tempi di lavoro delle famiglie (per via della mensa, dell’uso della palestra, dei compiti seguiti ecc), da noi alle 13 tutti a casa in mezzo alle palle, con surplus di costi economici, liti famigliari, adattamenti adolescenziali faticosi, rivalità tra le mura domestiche per la gestione degli spazi, uso e abuso del divano dalle 14 del pomeriggio in poi, ecc. ecc.

Ciò accade perché è avvenuto un patto tra le donne “colte”, di medioalta società, e le istituzioni:

IL CONTRATTO: voi Stato ci pagate poco e male, non ci controllate e non ci aggiornate; noi, in cambio, vogliamo stare a casa il pomeriggio per seguire la famiglia (famiglia che hanno quasi esclusivamente quelle donne nate negli anni ’50 e ’60 per i motivi già detti).

In questi giorni, come ogni anno dal 1861 ad oggi, si parla di scuola e di riforma della scuola, ma non viene detto quello che tutti gli operatori della scuola e gli studenti sanno: la scuola non potrà migliorare senza un equilibrio di genere. Tale equilibrio di genere non potrà avvenire per quote, ma solo aumentando stipendi e orari di apertura dei plessi.

Le donne, per questioni legate a un mutamento antropologico indotto, preferiscono questa situazione: divorzi facili, lavoretti statali a poche ore sottopagati ma di prestigio, vantaggi in termini pensionistici ecc. ecc

Queste scelte indotte, tuttavia, stanno scatenando tre cose gravi.

La prima: l’atomizzazione sociale abbassa la forza contrattuale del mondo del lavoro, che quindi non ha nessuna leva per pretendere aumenti salariali e favorire occupazione e domanda aggregata. Questo fatto livella verso il basso la civiltà e l’Italia si dirige dritta dritta verso la balcanizzazione delle sue strutture sociali.

La seconda: l’invasione di milioni di stranieri (in assenza di natalità indigena, di etica pubblica e di matrimoni). Queste persone, disposte a lavorare per pochi soldi, incrementano ancora di più la forza di chi detiene i mezzi per produrre a danno di chi lavora.

La terza: la decadenza della civiltà occidentale e quindi della sua idea di progresso, di caccia alla novità e di critica dello status quo. La missione storica dell’occidente finora aveva fatto fare un grande salto di qualità agli esseri umani. Il sapere analitico razionale degli uomini occidentali, la capacità autocritica, la creatività e la dinamicità produttiva sono caratteristiche dell’Occidente, nato con la filosofia greca e continuato fino ai contemporanei Einstein, Gates e Jobs (tutti uomini, peraltro).

La conclusione di Zibordi – che facciamo nostra – non può che essere che “tutto questo succede solo in Occidente (il 10% della popolazione mondiale composta da “bianchi”) e probabilmente è il motivo principale per cui sta scomparendo come civilizzazione e come razza (etnia, popolazione…chiamala come ti pare…) perchè cinesi, giapponesi, koreani, indiani, arabi non seguono questo trend…”

Ah! Fermi tutti… quasi dimenticavo!

In cosa consiste il potere delle donne che pure non hanno un ruolo dirigenziale? In che senso, status a parte, sono incredibilmente più “potenti” degli uomini?

Per farlo capire, può essere d’aiuto l’aneddoto di quello psichiatra intento a curare un uomo depresso.

Lo psichiatra intende utilizzare gli insegnamenti di Freud e spiga al suo paziente cosa siano le LIBERE ASSOCIAZIONI, in modo tale da scavare nel suo inconscio e trovare una cura: bisogna dire immediatamente ciò che balza alla mente in risposta a un suggerimento dello psichiatra.

Quindi, lo psichiatra passa all’esame vero e proprio: lui dice “Tavolo” e il paziente risponde: “fottere Carla” ; lui dice “Cielo” e il paziente di nuovo risponde “fottere Carla”, e così via, finchè lo psichiatra esclama: “Ma forse non mi hai capito! Devi dirmi cosa ti viene in mente, cosa pensi quando io ti dico la mia parola!”.

Allora il paziente risponde con tutta calma: “ma guardi che io ho capito benissimo, non sono mica stupido! Solo che io penso veramente tutto il tempo a fottere Carla!”

2 Commenti

  1. Guardanod le cose da un punto di vista di sopravvivenza della specie, che è l’impulso che governa il 99,9 % delle nostre azioni, non ci vedo nulla di strano.
    Un tempo le donne vivevano meno dei maschi. See non morivano di parto, al terzo o quarto figlio erano così malconce che non duravano molto.
    Servivano invece braccia forti, quelle maschili, perché il nutrimento derivava solo da lavori pesanti.
    Oggi i lavori pesanti li fanno le macchine. Un maschio basta e avanza per inseminare svariate donne.
    Quello che rimarrà si fotterà non solo Carla, ma Francesca, Pina, Roberta, Elena, Federica…

  2. La femminilizzazione della scuola è preoccupante, come ha rilevato un recente studio dell’OCSE, specialmente in Italia. (vd. https://www.repubblica.it/scuola/2017/03/22/news/insegnante_sempre_piu_un_mestiere_per_donne_allarme_ocse_a_rischio_i_risultati_degli_alunni_-161110876/ ).
    Credo sia urgente introdurre delle quote azzurre almeno per le scuole elementari, con alternanza nell’insegnamento tra maestri e maestre.
    PS: Condivido al 100% il contenuto dell’articolo; anche se certe cose non devi dirle pubblicamente neanche per scherzo… se vuoi avere qualche possibilità di fotterti la Carla 🙂

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