Kyoto scaccia Kyoto. La biosfera è inquinata dall’Asia per il 50 per cento

E’ ripreso – tenace più che mai – il ciclico dibattito sul cambiamento climatico. La scienza, visto che è esatta come un quadro tondo, si è al solito spaccata tra chi considera il cambiamento climatico come del tutto naturale, e chi, invece, lo ritiene frutto dell’azione dell’uomo che lo condizionarebbe tramite il biossido di carbonio sprigionato dalle combustioni fossili necessarie al funzionamento delle industrie.

In rete circola in modo virale un vecchio video del fisico Carlo Rubbia, per il quale in buona sostanza i cambiamenti climatici come quelli a cui assistiamo ci sono sempre stati e dunque non ci sarebbe nulla di nuovo sotto il sole.

Quelli che, invece, trovano insopportabile che non ci siano più le mezze stagioni tirano fuori dalla fondina i rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il più importante organismo scientifico dedicato alla ricerca su come sta cambiando il clima della Terra in seguito alle attività umane con la costante emissione nell’atmosfera di anidride carbonica (CO2), tra i principali gas responsabili dell’effetto serra.

Insomma, per farla breve, per quante prove si trovino in favore di una tesi, nelle riviste specializzate, nella letteratura accademica e online se ne possono trovare altrettante in favore della tesi opposta. E questo in ogni campo, persino in quello scientifico.

Ma se il relativismo rischia di spadroneggiare, ciò non toglie che tocca proprio all’umanità decidere del bene o del male. Detto diversamente: come mai siamo pronti a dire che il battito d’ali di una farfalla in Brasile fa scorreggiare mia nonna in Olanda, ma non va bene sostenere che l’uomo condiziona il clima? E ancora: che l’effetto serra sia un bene o un male non spetta forse all’uomo deciderlo? E se non a lui, a chi altro?

Anche nel caso – per me remoto – che l’uomo abbia pochissimo a che fare col cambiamento climatico, senza dubbio alcuno (ohilà, finalmente un punto fermo!) gran parte dell’inquinamento atmosferico è legato all’emissione di biossido di carbonio. Ecco allora che a prescindere dal clima, l’aspetto delle emissioni rimane comunque degno di attenzione. Non solo perchè l’AIRC lo considera un fattore cangerogeno, ma anche perchè in questo ambito possiamo incidere notevolmente riducendone le emissioni. E pazienza se le piogge tropicali in pieno agosto continueranno o se le coste europee verranno comunque erose dall’innalzamento dei mari.

Nonostante i distinguo, la riduzione delle emissioni la giudichiamo cosa buona e giusta

Già, ma chi è responsabile delle emissioni?

Dunque, proviamo a ricapitolare:

  1. non è detto che la CO2 sia responsabile dell’innalzamento della temperatura che cambierebbe il clima, ma forse si. Dipende tutto dallo scienziato che interpelliamo. Io propenderei per il si, visto che l’uomo fa parte del sistema e come tale contribuisce a modificarlo. Se anche non contribuisse in modo significativo… perchè rischiare?
  2. le emissioni provocano inquinamento, su questo pare che tutta la scienza concordi. Ma anche se non concordasse, lo smog lo vediamo e lo sentiamo nei polmoni e dunque è un problema per noi.
  3. l’umanità vuole ridurre le emissioni, ma cerca i colpevoli nell’industria. Troppo generico, però, dire “industria”

A quanto pare la Cina è responsabile del 30 per cento delle emissioni di biossido di carbonio nell’atmosfera ed è ufficialmente il Paese più inquinato del mondo. L’Europa, invece, sarebbe responsabile solo del 10 per cento, cioè di una cifra irrisoria e con un trend in netto calo. Tuttavia, l’Europa soffre di un gap competitivo perchè la sua legislazione obbliga le industrie a ridurre le emissioni, con evidenti costi che pesano sulle società produttrici europee molto più di quanto non pesino in Cina. Per non parlare dell’Indonesia, dell’India e di tutto il resto dell’Asia.

Possiamo forse chiedere per trattato o per legge che l’intera Asia abbia un pil inferiore al nostro perchè sta inquinando il pianeta?

Ma, soprattutto, se noi continuiamo a ridurre le nostre emissioni, il pianeta lo salviamo o siccome alla fine deciderà l’Asia, non lo salveremo neanche azzerando le emissioni di Usa ed Europa?

Rimango piuttosto convinto che il consumismo, allo stato attuale, non sia un problema solo per questioni economiche legate alla dinamica hegeliana servi/padroni, ma che non sia più sostenibile come modello di produzione internazionale anche per questioni di salute e che la sua pericolosità stia aumentando in modo esponenziale. Solo una rivoluzione culturale potrà essere davvero efficace ad arrestarlo. In Italia, Pier Paolo Pasolini aveva ben intuito questo problema parlando di mutazione antropologica verso il consumismo fine a se stesso e come valore sociale dominante 25 anni prima che il surriscaldamento globale venisse discusso con il protocollo di Kyoto.

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