MiniGuida per comprare BTP

Com’è noto, con l’ultima crisi dello spread, i rendimenti dei btp sono cresciuti. Alla faccia di chi ci vuol male, l’Italia ha sempre pagato, e bene, contrariamente a paesi come Argentina, Grecia e… Germania, tanto per dirne solo alcuni.

Dunque, vale la pena fornire alcune indicazioni a chi, in ottica di risparmio/investimento, sta pensando all’acquisto di titoli di stato italiani. In questa puntata ci dedicheremo ai titoli più famosi: i BTP

Lasciamo perdere uggiose definizioni (sono titoli poliennali del Tesoro e bla bla, bla). Veniamo subito al punto e cerchiamo di seguire questa scaletta

A〉 Per acquistare BTP occorre avere un conto titoli (altre volte chiamato “deposito titoli”, o “dossier”). Il conto titoli si può avere se si possiede un conto corrente bancario. A causa di quell’allegrone di Mario Monti, ogni conto corrente costa (almeno) il prezzo del bollo, che per i conti correnti con giacenze medie superiori ai 5.000 euro è di 34,20 (QUI). Il conto titoli o dossier, invece, si apre in Banca accanto al conto corrente, ma può avere anche costi annui superiori a quelli di un normale c/c, oppure essere offerto gratuitamente. Dipende dalla banca; dunque, informatevi bene sul costo fisso perchè vi servirà per calcolare le redditività del suo utilizzo.

B〉 I BTP vengono offerti dallo Stato in apposite aste. Durante l’asta il prezzo è di 100, ma immediatamente dopo la collocazione (e per la verità anche in fase di collocazione), il prezzo varia e non è mai uguale a 100, tranne in rari casi. Dunque, nella stragrande maggioranza delle ipotesi, voi comprerete i btp a mercato, con prezzi che variano a seconda dell’andamento del btp a mercato.

Facciamo un esempio.

Vi accingete a comprare una serie di BTP che quotano 101,5. Se è appena stato pagato l’interesse (o rateo, o cedola, o come cacchio lo vogliamo chiamare) e ne volete comprare per 10.000 euro nominali, dovrete sborsare 10.150 euro. Questo perchè, dal giorno della collocazione, il prezzo è arrivato a 101,5. Detto diversamente, se volete comprare “mille” titoli btp in un giorno in cui stanno al prezzo di 101,5, dovrete sborsare 10.150 euro (ps 1.000 euro è il taglio minimo che potete investire in Btp).

C〉 i btp hanno una scadenza e staccano delle cedole (o ratei, o interesssi, o bla bla bla, sono sempre la stessa cosa!). Se vi tenete i Btp fino a scadenza, voi restituirete i btp a quota 100, INDIPENDENTEMENTE dal prezzo a cui li avete acquistati. Il vostro guadagno sarà determinato dunque solo dalle cedole, che andranno (si spera) a compensare quanto perso in termini di prezzo al momento dell’acquisto e, possibilmente, anche a farvi guadagnare qualcosa. Se la scadenza dei btp è vicina ed il prezzo superiore a 100, non è raro vedere Btp che vi faranno perdere soldi, non guadagnarli. Si chiama rendimento negativo, ed è più frequente di quanto si possa pensare. Se, invece, trattate Btp in acquisto a prezzi ragionevoli (non troppo distanti dal 100) e magari con alte cedole, allora i guadagni si alzeranno in proporzione.

Facciamo un altro esempio su quanto appena detto.

Avete comprato a mercato un btp che quota 101,5, ma che stacca cedole per il 9 per cento annuo. E’ del tutto evidente, che anche se verrete rimborsati a 100, lo stacco di una simile percentuale vi compenserà generosamente del sovraprezzo iniziale.

MA DEVO PROPRIO ASPETTARE LA SCADENZA?

No, e assolutamente no, e poi no. Voi potete vendere il btp anche un secondo dopo averlo acquistato oppure un secondo prima della scadenza prevista. Li vendete quando volete voi! In tali casi, tuttavia, il flusso cedolare (gli interessi), sarà relativo al tempo di detenzione, ed i Btp in vostro possesso non verranno ceduti alla quota nominale di 100, ma a prezzo di mercato. Seguendo i nostri esempi di prima, se avete comprato i btp a 101,50 e decidete di venderli qualche tempo dopo, magari lontani dalla scadenza prevista, potreste rivenderli a 80 come a 140, come a 92 … dipenderà appunto dal prezzo di mercato in quel momento. Questo vale la pena ricordarlo, perchè potrebbe essere molto proficuo vendere i BTP anticipatamente qualora lo riteniate interessante rispetto a quella che era la vostra aspettativa iniziale.

ESISTE UN MODO PER CONOSCERE LA REDDITIVITA’ DEI BTP PRESENTI SUL MERCATO SENZA IMPAZZIRE CON LA CALCOLATRICE

Il consiglio è quello di seguire i siti web dedicati alle obbligazioni. Ve ne è uno, in particolare, RENDIMENTIBTP.IT in grado di indicare in colonna il codice isin, nome del titolo, durata, scadenza, tasso, cedola netta, prezzo, ma soprattutto il rendimento netto del btp, cioè il dato che più ci interessa perchè tiene conto del flusso delle cedole, del prezzo, della scadenza e di tutto il resto. Addirittura, nell’ultimo periodo, il sito ha inserito nella sua home anche i btp migliori come rendimento, tenuto conto di quanto manca alla scandenza. Quasi sempre i fondi bilanciati ed i conti deposito comprano btp, nel senso che compongono il loro portafoglio con obbligazioni statali, ma non di rado al risparmiatore che è investito con questi strumenti converrebbe l’acquisto diretto, tenuto conto che il deposito titoli e le commissioni bancarie – specialmente se fatte con broker online – sono molto meno gravose del cosiddetto risparmio gestito.

Nota Bene1 la tassazione che lo Stato applica sui rendimenti derivanti da btp è del 12,5%. Se ho guadagnato 100 euro dal detenere un btp, lo Stato dovrà trattenermi 12,5 euro di tasse. Gli altri prodotti finanziari (azioni, ecc) sono tassati al 26% (grazie a quell’allegrone di Renzi, prima era al 20). Fanno però eccezione i Btp venduti prima della scadenza (QUI): in tal caso il capital gain sarà tassato del 26% come gli altri prodotti.

Nota Bene2 talvolta bisogna sborsare inizialmente qualcosa di più del prezzo di mercato perchè c’è da pagare una quota di interessi che “avanza” a chi deteneva il btp prima di venderlo a noi. Si chiama prezzo telquel, ma niente paura: sono soldi che rientreranno con l’arrivo delle cedole successive. Vale la pena saperlo perchè l’esborso iniziale potrebbe essere diverso da quanto ci “sembra” a mercato.

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