Veneziani, muovete il culo

Richiesta a gran voce dal Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e messa nero su bianco nell’ultima manovra finanziaria, la tassa di sbarco sta sollevando un bel polverone. Sono insorti i veneti non residenti a Venezia, che vedono nella città lagunare il loro punto di riferimento culturale e, per molti aspetti anche amministrativo, trattandosi del capoluogo di Regione. Gli altri italiani stanno sbuffando non di meno, percependo il ticket di ingresso a Venezia come l’ennesima gabella da pagare: una sorta di tassa dell’aria, che ostacola persino il turismo casalingo.

Da buon veneto frequento Venezia fin da piccolo, ma non faccio parte di quei veneti (o di quegli italiani), che girando per le calli recitano il solito mantra: “Venezia è bella, ma non ci vivrei mai”.

A me Venezia piace, e ci vivrei pure, ma effettivamente ci sono molti ostacoli. Se chi recita il luogo comune di cui sopra pensa alla mancanza di automobili, alle difficoltà logistiche, al senso di precarietà e di smarrimento dovuto al dominio dell’acqua, per quanto mi riguarda gli ostacoli sono solo due:

  1. è una città cara impestata
  2. è una città cara impestata

Pensate dunque a cosa mi può dunque essere passato per la testa quando ho letto che occorrerà sborsare ancora dei quattrini per accedervi in treno, o in automobile. Anche se c’è trepidante attesa per l’ordinanza del Sindaco che chiarirà le modalità di pagamento, pare certo infatti che tutti i vettori saranno coinvolti nel pagamento del ticket.

Ma ciò che rende ancor più insopportabile la cosa è la motivazione che sta dietro la richiesta di Brugnaro e che, per come è stata ottenuta, potrebbe coinvolgere tutte le città italiane.

A causa dell’incredibile afflusso di turisti, infatti, Venezia richiede ua manutenzione particolarmente onerosa, cui le casse del Comune non riescono a far fronte. I vincoli europei (ehm, ne avete già sentito parlare?) impongono per legge la stabilità finanziaria, impediscono indebitamenti, ci hanno costretto ad esternalizzare tutto (tranne i sindaci…) e dunque – se vogliamo la città pulita – tocca pagare. Inoltre, stando a quanto detto alla stampa, il ticket ridimensionerebbe anche il flusso di turisti, che paralizzano la città per tutto l’anno.

Ora, io capisco perfettamente che noi veneti fatichiamo a parlare senza bestemmiare. I riferimenti alla divinità da noi sostituiscono le congiunzioni! Se li togli, casca tutto il discorso, ma certi argomenti esortano all’imprecazione anche senza volerlo.

In primo luogo, Venezia è una delle pochissime municipalità in Italia (4 in tutto) che possono avere un Casinò. Il Casinò di Venezia (in realtà ce ne sono due) è di proprietà del Comune. Quando facevo il sindacalista per gli enti locali c’era tra i contrattualisti del pubblico impiego il “mito” dei comunali di Venezia che avevano un premio di produzione smisuratamente più grande di quello degli altri dipendenti comunali proprio per la specificità di quel comune, non ultimi i lauti introiti provenienti dal gioco d’azzardo. Attività, peraltro, che causa ludopoatia e sulla cui moralità ci sarebbe da aprire un capitolo a parte.

Ma lasciando da parte le entrate extra del Comune di Venezia, vogliamo parlare degli alloggi? Anche se non ho dati certi, confido sia credibile pensare che la maggior parte degli immobili di Venezia appartenga ai veneziani, così come in tutta Italia gli italiani che possiedono la casa dove vivono sfiora l’80 per cento. Bene, c’è una leggerissima differenza, però: se in Italia, in media, un’abitazione ha un valore inferiore ai duemila euro al metro quadrato (in Veneto è di 1.697 euro per metro quadro), a Venezia è superiore ai cinquemila (5.000!) euro al metro quadro. Ci sono alcune eccezioni, come la Giudecca o zona Arsenale, ma a Rialto si sfiorano i seimila.

Dunque i veneziani proprietari di casa sono in media molto più ricchi degli altri italiani proprietari, e questo solo per il fatto di essere nati a Venezia in casa presumibilmente ereditata: dunque per molti di loro, nessun merito particolare.

Già, “ma molti se ne sono andati ad abitare altrove”, si dice … e gli affitti che i veneziani chiedono agli studenti universitari? Credo non si possa parlare di strozzinaggio solo in virtù del politically correct, ma in ogni caso, i canoni veneziani non sono paragonabili a quelli praticati in altre città universitarie. E la cosa è peggiorata da quando c’è Airbnb! Se insomma qualche anno fa un ventenne poteva trovare una camera a 200 euro al mese, ora con questa cifra è meglio che lo studente si rivolga ad altri atenei:

per una casa arredata, a Venezia, si pagano in media 684 euro al mese contro i 586 euro della media nazionale (dati del 2017)

Ma lasciamo stare anche i palazzinari. Vogliamo parlare dei negozi? Chi possiede un negozio a Venezia e lo affitta, se si trova in una delle vie più trafficate, può anche smettere di lavorare. A parte l’enorme flusso di visitatori, a Venezia non ci sono centri commerciali, se escludiamo il Fondaco dei Tedeschi, che ha però caratteristiche così peculiari da non poter essere annoverato tra queste tipologie di esercizi.

Le eccezioni come sempre ci sono, e numerose, ma credo sia un segreto di Pulcinella il fatto che Venezia vive grazie al turismo e guadagna un sacco di soldi grazie ad esso. Invece di fare come Firenze, o Siena, che hanno ripensato il loro modo di essere città d’arte, e dove l’artigianato è di altissima qualità e fiorente, Venezia ora pensa di far pagare un ticket come fosse un parco giochi.

Invece di aver pensato (esempio) ad una Silicon Valley tutta italiana ed aver portato la ricerca tecnologica in città, i veneziani hanno preferito le rendite del turismo.

Ma io dico: gli studi di google o di facebook, inquinano? Gli uffici finanziari della City londinese puzzano come le ciminiere di Marghera? La casa di moda di Roberto Cucinelli brucia carbone come Shanghai? Per fare i suoi gioielli d’argento, Giovanni Raspini ha forse bisogno di una metropolitana in Valdichiana?

No, of course

Eppure, niente di vagamente simile si è mai cercato di fare a Venezia: basta far pagare 4 bistecche e una frittura di pesce 1.000 euro a qualche giapponese sprovveduto et voilà, il gioco è fatto.

Ma il guaio non sta tanto in una “mentalità” veneziana! Chiunque fa il meglio che può con le risorse a disposizione, ma è il principio che vien fatto passare con questo ticket ad essere devastante. Ora qualsiasi città del Belpaese lo potrà pretendere, trasformando l’Italia in un paese per le vacanze; un villaggio dove si paga l’ingresso come al Cinema o a Teatro. Questi progetti nel tempo comporteranno una rinuncia a produrre, a creare e ad inventare, com’è sempre stato nella nostra migliore tradizione. Il problema di specializzazione monoculturale riguarda anche i luoghi dove vivo, che si stanno deindustrializzando per favorire solo il prosecco. E se un domani, in qualche sperduta valle cinese, gli abitanti del Paese di Mezzo trovassero il modo di produrre un prosecco qualitativamente superiore a quello trevigiano? Che si fa? Ci sarà ancora qualcuno in grado di fare dell’altro? E se un giorno passasse questa foga turistica per andare a Venezia – magari grazie ad un boom della realtà aumentata che ti consente di visitare la città lagunare standotene comodamente nel tinello di casa tua – che si farà in città? La pesca delle sardine? Andranno a folpi?

Eppoi, diciamocela chiaramente, Venezia oggi si paga alla grande solo grazie ai turisti che come me ogni tanto si concedono un giro di bacari. In tutta la città se non entri in un locale e non lasci lì minimo 2 euro per un’ombretta di vino, al bagno non ci puoi nemmeno andare. Deve diventare un Museo con ticket d’ingresso? Io al Museo ho sempre pisciato gratis.

2 Commenti

  1. Oggi non sono d’accordo.
    1) Venezia non è cara, e sono tornato da Venezia il 5 gennaio.
    2) ho speso 5 € di tassa di soggiorno x 3 notti x 4 persone, in un 3 stelle, a Siena avrei speso 13.50 a Genova 18.
    3) ristoranti e bar sono asdolutamente abbordabili.
    4) i prezzi a m2 sono nella media delle città universitarie e turistiche( a Siena costano uguale o più)
    5) la tassa che piace a me è una tassa che fa si che il turista che dorme a Mestre paghi x entrare, mentre è giusto che chi dorme a Venezia non la paghi.
    Concludo sono assolutamente d’accordo con la tassa.
    P.s. Genova è più cara….ma x me…anche più bella….

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