Goldman Sachs si converte alla MMT. Cosa bolle in pentola?

Proprio nello stesso periodo in cui Paolo Barnard fa i funerali alla mmt, in America – dove la teoria monetaristica di Warren Mosler è nata – molti analisti cominciano a riconoscerne l’intrinseca logica ed a valutarla come un’opzione economica preferibile.

A confermarlo non c’è solo la presenza significativa di Stephanie Kelton presso la commissione bilancio del senato americano, ma anche e soprattutto, l’atteggiamento dei media tradizionali che parlano di mmt in misura sempre più massiccia. Qualcuno nel pd americano sta forse cambiando idea? Gli uomini vicini a Trump stanno considerando seriamente un new deal?

Comunque sia, il Wall Street Journal ha appena pubblicato un editoriale favorevole nella sostanza alla mmt, titolando che “le preoccuazioni sul debito americano sono fuorvianti”.

Questo fondo giornalistico ha offerto lo spunto a William K. Black per sostenere che ora “la Modern Monetary Theory (MMT) continua ad avanzare rapidamente.

Abbiamo superato la prima fase di reazione (prima ti ignorano), calandoci profondamente nella seconda fase (poi ti attaccheranno) ed espandendo i ranghi della terza fase (quindi vinci). Siamo molto prossimi alla terza fase, vincendo con un numero crescente di persone”.

Secondo Alexandra Scaggs, giornalista del gruppo finanziario Barron’s, gli economisti della banca Goldman Sachs starebbero per passare alla mmt:

“Ora anche Goldman Sachs sta sfidando il dogma del debito degli Stati Uniti”, ha scritto, sostenendo che rispetto solo a 10 anni fa, “quest’era è chiaramente diversa. Gli Stati Uniti hanno introdotto uno stimolo fiscale (sotto forma di tagli delle imposte sulle società) con la disoccupazione vicina ai minimi degli ultimi 50 anni. E la nota Goldman Sachs è una risposta ad alcuni «accademici di alto profilo» che hanno recentemente affermato che i governi possono sostenere deficit più ampi di quanto si pensasse in precedenza”.

Il cenno della Goldman agli economisti di alto profilo fa implicitamente riferimento al gruppo dell’Università del Kansas che fa capo alle teorie di Warren Mosler, fondatore della MMT.

Ma la ciliegina sulla torta la fornisce Bloomberg, che pubblica un editoriale di Stephanie Kelton in risposta al nobel Krugman sui contenuti della MMT.

Insomma, a giudicare dalla rassegna stampa internazionale, la mmt è ora al centro del dibattito economico americano. A noi, invece, tocca sopportare i dinosauri di +Europa guidati da Boldrin, Alberto Forchielli che imita Crozza (o era il contrario?) e la mummia Cottarelli costantemente in prima serata su RaiUno. Come detto più volte, ci arriveremo troppo tardi. Anche se lo avevamo capito tra i primi.

1 Commento

  1. Qualche anno fa mi sono letto qualcosa sulla MMT, non solo quanto pubblicato da Barnard ma anche quanto pubblicato sul sito ufficiale.
    Devo dire che a livello di analisi tecnica il loro discorso non fa una grinza. Siamo in regime di moneta fiat e quindi la base monetaria viene creata solo e unicamente attraverso la spesa a deficit dello stato finanziata dalla banca centrale che, ancorché formalmente di proprietà privata, è in realtà una istituzione pubblica in quanto i suoi vertici sono nominati dal governo e i suoi utili vanno in massima parte nelle casse dello stato (degli stati nel caso della BCE).
    Ciò detto il vero punto sta nelle soluzioni che essi propongono alle crisi economiche, ossia la spesa pubblica mascherata in vari modi.
    Non vi è nulla di sbagliato in sé nella spesa pubblica se non una cosa: essa è in mano ai politici. E, nella storia dell’uomo, non c’è stato un politico la cui azione di spesa non sia stata destinata al raggiungimento di obiettivi di consenso a breve termine piuttosto che alla sostenibilità a lungo termine.
    Forse solo gli antichi greci avevano trovato una soluzione con il meccanismo del sorteggio.

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