Italiani, fidatevi, la sera sotto a studiare i Token

Ogni tanto vengono fuori ste paroline inglesi, tipo spread o bitcoin, di cui tutti parlano senza saperne davvero nulla, ed i cui effetti si vedono sulla pelle viva dei cittadini quando ormai è troppo tardi. Tra le più recenti novità della neolingua c’è Token, che letteralmente significa “simbolo” o “gettone” e che rientra in pieno nel mondo della rivoluzione economica digitale. Si comincia persino a parlare di tokenizzazione della società o di età della tokenizzazione destinata a sostituire quella della globalizzazione.

Di cosa si tratta e sarà veramente rivoluzione economica?

Se qualcuno ha presente i gettoni, o le fiches, che ti danno al Casinò, allora avrà un’idea di cos’è un token fisico. Se ci fate caso sono oggetti fisici fatti coniare dal Casinò per permettervi di giocare: cioè, hanno un valore fisso riferito alla quantità di denaro che avete versato per averli e poter accedere alle attività delle sale. Se questi oggetti potessimo digitalizzarli, cioè trasformarli, ad esempio, in files, ecco allora che avremo un token digitale.

Se ci caliamo nel mondo delle criptovalute, ecco allora che i token non sono altro che il corrispettivo della criptovaluta cui facciamo riferimento: 10 bitcoin corrispondo a 10 token, cioè a 10 gettoni virtuali. Ma la vera novità consiste nel fatto che la tecnologia consente di digitalizzare tutti gli asset, non solo le già di per se digitalizzate criptomonete.

Detto diversamente, oggi è possibile creare “gettoni” virtuali, chiamati token, che identificano un bene reale, cioè fisico, con le garanzie di un registro pubblico e preciso al cento per cento grazie all’algoritmo matematico che ci sta dietro.

Per la verità, i token comunemente detti si appoggiano su altri registri cripto (in particolare Ethereum), ma questi sono dettagli tecnici, poco utili ai fini di una comprensione generale del fenomeno. I token, infatti, possono avere molteplici tipologie, ma saranno dirompenti quando tutti capiranno che

ESSI POSSONO CERTIFICARE CHE IL LORO POSSESSO SI IDENTIFICA CON IL POSSESSO DI UN ASSET

Gli asset token, dunque, sono monete digitali, il cui possesso garantisce il possesso di un bene in modo certo (alla fin fine è un codice), con l’aggiunta di una comodità e velocità di scambio impensabile fino a poco tempo fa.

Facciamo alcuni esempi. Immaginiamo di avere digitalizzato, cioè tokenizzato, un bene reale unico, come un’opera d’arte. Bene, noi potremo scambiare, cioè vendere questo token sulle piattaforme online (come ebay, per dire) e chi compra il token è, ipso facto, proprietario di quel bene reale che è l’asset alla base del token.

Oppure ipotizziamo di comrpare su ebay o su amazon un blocchetto di buoni pasto. Ci arrivano a casa questi foglietti e con questi possiamo andare al ristorante e usufruire di pasti in cambio di questi foglietti che abbiamo acquistato sulla piattaforma. Nel caso dei buoni pasto, com’è noto, possiamo perfino fare la spesa al supermercato. Bene, i token degli asset funzionano in modo simile, sono con garanzie totali e con una velocità di scambio enormemente maggiore.

Ma il vero vantaggio è un altro. Rimaniamo sull’esempio dell’opera d’arte. E’ tecnicamente possibile che il token sull’opera d’arte sia parcellizzato, cioè suddiviso in tantissimi pezzettini. Dunque noi, possiamo realizzare e scambiare token di un’opera d’arte certificandone così il nostro possesso, ma solo di una parte di essa, rendendola così accessibile a molte più tasche. Se l’opera di riferimento vale milardi, ad esempio, i token su quest’opera possono valere anche pochi euro ed averne comunque certificato un “pezzettino” di possesso, anche se quel possesso non è nè sarà mai fisico, com’è facilmente intuibile. Dunque, si potrà in teoria entrare in possesso di un pezzettino di un quadro di Van Gogh, lo si potrà scambiare quel pezzettino, ma non si potrà mai in realtà prelevare quel bene e metterselo in salotto.

Come forse qualche lettore avrà capito, la rivoluzione dei token si avrà con molte probabilità nel campo degli immobili.

In Italia nulla si è mosso in tal senso, perchè l’immobiliare è protetto o, se preferite, burocratizzato dalle leggi (notai e bla bla bla), ma se un giorno fosse tokenizzato si aprirebbero possibilità immense per il settore chiamato real estate. Questo perchè intere infrastrutture ed edifici verrebbero creati senza l’intervento di finanziarie e banche. Un esempio di questa possibilità ci viene da New York, dove la progettazione di un condominio a Manhattan da 30 milioni di dollari porterà alla luce la prima proprietà tokenizzata sulla blockchain di Ethereum, come riportato anche da Forbes.

ps: per la prima volta al mondo, un’opera d’arte del valore di milioni di dollari è stata “tokenizzata” e venduta su blockchain. È successo poco più ad agosto 2018 con “14 Small Electric Chairs”, un dipinto di due metri di altezza di Andy Warhol, venduto attraverso la piattaforma di investimento artistico di blockchain Maecenas Fine Arts. Sono stati raccolti circa 1,7 milioni di dollari nell’asta di criptovaluta, pari a una quota del 31,5% dell’opera d’arte la cui valutazione totale è stata di 5,6 milioni di dollari. Si sono iscritti più di 800 offerenti all’asta, che è stata condotta interamente utilizzando un “contratto intelligente”.
Chi ha partecipato all’asta ha ricevuto quote digitali dell’opera. Alla fine, gli offerenti non riceveranno ovviamente un pezzo “fisico” del dipinto, né tantomeno entreranno in possesso della tela nella sua interezza. Il proprietario, Eleesa Dadiani, manterrà la maggioranza delle azioni, mentre il restante sarà distribuito tra i vincitori insieme ai certificati di proprietà digitali.

3 Commenti

  1. L’unico motivo che potrebbe indurmi ad acquistare qualcosa di cui non potrò mai avere il godimento è l’aspettativa che aumenti di valore per rivenderla ricavandone un guadagno (e con quello comprare finalmente qualcosa da godere e/o consumare).
    Ma non è la stessa cosa che faceva anche mio nonno in carriola con i bot e con le azioni della Fiat?

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