Arriva l’aumento di stipendio dalla Scuola. Ora la Festa Micidial si può fare

E’ da un po’ di tempo che pensavo di organizzare una festa del sito web, in stile Jep Gambardella de La Grande Bellezza. Nani e ballerine in qualche locale romano, con una Raffaella Carrà seminuda che canta “a far l’amore comincia tu”.

Insomma, il vostro guru sta pensando ad una cosa di gran classe, con qualche radical chic special guest da perculare fino al mattino. Perchè ho glissato in questi anni? Perchè non monetizzo il sito, e dunque i fantasiliardi di Paperon de’ Paperoni per organizzare una convention micidial li dovrei cacciare tutti io e siccome di mestiere non faccio l’idraulico, non li ho.

Oggi però è arrivata la notizia che aspettavo dal 2007, anno della mia assunzione al ministero: ad aprile 2019 arrivano gli aumenti di stipendio in busta paga per insegnanti e personale ATA. Secondo le elaborazioni fatte da fonte sindacale gli aumenti saranno da capogiro. I più ottimisti parlano di 5,60 euro di aumento netto in busta paga. Francamente mi pare un po’ troppo, ma incrociamo le dita. A sto punto la Festa Micidial si farà e con quel che avanza mi rifarò il senno (con due enne).

Immagino però che molti non gradiranno il tono sarcastico, e mi par già di sentirli roteare gli slogan: “chi non fa insegna”, “per quello che fanno è pure troppo”, “almeno loro un lavoro ce l’hanno”, e tutto il repertorio.

Il problema dello stipendio del personale docente, però, non ha a che fare con la qualità della vita del singolo insegnante o con il suo personale potere d’acquisto, ma con la selezione degli insegnanti e, dunque, con la qualità dell’offerta formativa garantita all’utenza.

Ogni governo vuole fare una riforma della scuola. Siamo giunti a tal punto che ogni qual volta sento il termine riforma faccio come Goebbels per la parola cultura e metto mano alla pistola. Ogni riforma che si è succeduta negli ultimi decenni ha questa caratteristica: deve fornire lo zuccherino a qualcuno e bastonare qualcun altro. Stop. Nel caso della “Buona Scuola”, ad esempio, occorreva far contenti i Presidi con la chiamata diretta, regalare loro la stella da sceriffo, pagelle al personale docente, ecc. Molti dirigenti, a quel che sappiamo, appartengono alla schiera degli elettori del centrosinistra. Chissà. Inoltre, con un programma strampalato di assunzioni, potenziamenti immaginari e immissioni in ruolo – anche in assenza di un aumento del numero degli studenti in proiezione demografica – si è accontentata la parte “nuova” dell’elettorato: quella rappresentata dagli aspiranti insegnanti di più giovane età.

In un passato recente, ai tempi della Gelmini, e cioè in epoca Berlusconi, occorreva invece accontentare tutta un’altra parte dell’elettorato, quella degli imprenditori. E dunque la riforma Gelmini/Tremonti prevedeva nuovi licei di scienze “applicate” (espressione ossimorica come “fighe cazzute”, o “culi piscioni”), il maestro unico, via latino il più possibile – perchè col latino non si impara a saldare –  via la geografia, via la storia dell’arte – perchè con la cultura non si mangia, e ridimensionamento della filosofia (quella poi…). Insomma, se la buona scuola ha cercato di accontentare qualche preside e i giovani disoccupati di lettere moderne e scienze naturali, la Gelmini cercò di iniettarci massicce dosi di scuola applicata tedesca al Liceo, mentre in Germania il Gymnasium rimaneva ben distinto dai tecnici, tagliando parallelamente (e linearmente) bidelli e impiegati Ata, nella robusta convinzione che non facessero un tubo.

Ora il nuovo Ministro gialloverde Bussetti fa il primo passo verso lo smantellamento della Buona Scuola con un provvedimento che prevede che il personale docente venga assegnato dall’Ufficio scolastico territoriale all’istituto scolastico scelto attraverso la graduatoria e utilizzando i punteggi delle domande di trasferimento. Sembra una supercazzola da combinato disposto? Ok, vuol solo dire che il governo ha abrogato la chiamata diretta del dirigente che faceva tanto skuola amerikena.

Ma a piccole cose ben fatte deve ora corrispondere l’unica grande cosa da fare: attribuire più risorse all’educazione rendendo l’insegnamento più appettibile per i laureati più bravi.

Beccatevi sto grafico e poi ditemi:

Questi dati sono tratti dalla statistica mainstream, quindi probabilmente le cose per noi stanno anche peggio di così. Ad ogni buon conto, per chi non mastica l’inglese gdp vuol dire pil. Nel grafico si capisce al volo che le nazioni con più spesa per l’istruzione e l’educazione sono l’Islanda,  (che praticamente sta come Clint Eastwood agli altriattori hollywoodiani: è fuori classifica! sarà perchè ha ripudiato la Ue?), seguita da Danimarca, Svezia, Belgio, Svizzera, Norvegia, Finlandia, e così via.

La vedete col cannocchiale laggiù in fondo com’è messa l’Italia? Ecco, direi che per essere un Paese a forte propensione turistica e con il più grande patrimonio artistico del mondo  dovremo solo vergognarci, altro che riforme con più inglese e meno latino, o altre scemenze del genere.

1 Commento

  1. Sì, ormai la docenza è esercitata da traccioni e mendicanti per cui basta fargli l’elemosina e ti leccano gratis anche la mano. Ovviamente parlo dei “muli” di fatica di cui la scuola è piena e strisciano con la lingua sul pavimento per pochi spiccioli pur di raccattare attività aggiuntive dai “Digerenti” salvo poi prendere legnate e non l’agognata carota.
    E’ a causa di questi che la scuola si regge ancora in piedi e non per i fatidici “Digerenti” che risucchiano una buona fetta delle risorse che il ministero trasmette ad ogni Istituzione. In una scuola che conosco molto bene di circa 1500 studenti la dirigenza ha pensato bene di razionare la carta igienica per le necessità igieniche della docenza, mentre gli studenti si devono arrangiare da soli a fronte di un contributo estorto volontariamente di 70 euro a cranio, circa 100.000 euro annui che spariscono dai bilanci che vanno sistematicamente pareggiati prima della fine dell’anno in consiglio d’Istituto.
    La scuola ormai non interessa più come sistema per costruire il fututro della nazione, ma come recinto per contenere mandrie di individui da mungere non appena ne avranno l’età giusta. Non hanno bisogno di ragionare per essere scorticati.
    Con le riforme oltre ai danni evidenti, hanno anche smaterializzato la maggior parte dei laboratori degli istituti tecnici. Oggi non si impara più facendo, ma si cerca di scimmiottare la realtà simulandola col computer.
    Hanno demolito il futuro della nazione.

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