Blackout in Venezuela. Possono farlo anche in Italia

Tutti quelli che hanno qualche capello bianco se lo ricordano di sicuro: il 28 settembre del 2003 per una notte ed una mattinata l’Italia intera rimase paralizzata da un blackout elettrico. Treni, aereoporti, pubblici servizi… tutto era fermo; chi ha la memoria lunga ricorderà che giravamo per le nostre città come zombie, increduli. Per puro caso era anche la notte bianca a Roma con migliaia di persone a zonzo per le strade. Sempre per puro caso le responsabilità non furono mai accertate e sui giornali la colpa venne data ad un albero che in Svizzera era caduto sulla linea elettrica. Io non so voi, ma a me quelle che iniziavano con “c’era una volta un francese, un tedesco e un italiano” facevano più ridere di “c’era un albero caduto in Svizzera”. Comunque tant’è, l’umorismo cambia coi tempi, e occorre adeguarsi. C’è comunque ben poco da ridere, ripensando ai 4 morti causati dal blocco della corrente, che in alcune zone d’Italia venne ripristinato solo a tarda sera. I complottisti parlarono allora di prove generali (la spektre?). I superficiali parlarono molto di un albero caduto, ma non del fatto che la notte l’Italia si aggancia a Svizzera e Francia per la corrente. Nooooo, quell’elemento sembrò a tutti secondario. Forse oggi che la “sovranità”, e cioè il primo articolo della Costituzione, è entrato nell’agenda politica, il blackout farebbe discutere ancor più di allora.

Ieri qualcosa di simile è accaduto in Venezuela, dove un blackout ha paralizzato la capitale e gran parte del paese con un’interruzione di energia elettrica che non si era mai vista prima nel paese sudamericano. Per puro caso ciò avviene al rientro di Guaidò in città e sempre per puro caso in occasione di due grandi manifestazioni politiche: una pro-governo, ed una organizzata dai golpisti.

Non resta che sottoscrivere in pieno l’analisi proposta da Giulietto Chiesa:

-La sai l’ultima? Qualcuno della NSA (National Security Agency) ha “spento” il Venezuela l’altro ieri per oltre 23 ore.
-Chi te l’ha detto?
-Nessuno. L’ho visto al cinema.
-Ma che dici?
-L’ho visto nel film “Snowden” di Oliver Stone, due anni fa. Dove lo stesso Snowden racconta che, un certo giorno, qualcuno della sua squadra di super hacker fece un errorino e spense la Siria. Accadde nel 2012. Sembrava fantascienza, anche se Snowden non scherzava affatto.
– Come fai a essere così sicuro? Non sarà mica una fake news?
-Guarda, io abito a Roma, ma da qui si vede bene. Leggo su twitter che Marco Rubio, uno che poteva diventare presidente degli USA, senatore repubblicano, ha twittato, 3 minuti dopo il black out, “Le mie scuse al popolo venezuelano. Devo aver premuto qualcosa di sbagliato sulla app che ho scaricato su Apple. Colpa mia”. Una battutina di spirito, dirai. Invece a me pare che sia una dichiarazione esplicita di responsabilità. No, non è stato lui a schiacciare il pulsante. Ma lui era al corrente. Possono farlo contro la Siria, contro il Venezuela, se sarà necessario anche contro l’Italia.(fine del dialogo).

Sono già morte dodici persone, pazienti sotto operazione in qualche ospedale. Di fatto assassinati. E gli USA vogliono che si sappia, che tutti sappiano, che loro possono farlo; che loro hanno il pulsante per “spegnere” chiunque osi ribellarsi a loro.
Ascolto la tv italiana, specificamente la Sette. La conduttrice comunica che Guaidò e Maduro “si scambiano accuse”. Così mentono e mentiranno tutti i canali tv e, domani, tutti i giornali. Loro non vanno al cinema. Meno che mai vanno a vedere i film di Oliver Stone. Dunque fanno il loro mestiere di bugiardi di regime, e accuseranno Maduro di “essersi fatto” il blackout. Oppure, mostrando di essere salomonici, faranno come la scema de La Sette, che lascia aperto l’interrogativo. Forse è stato Maduro, forse è stato Guaidò. Forse bastava dare un’occhiata a twitter, avrebbe evitato di mettere il culo al posto della sua faccia. Poco male, del resto: sono uguali.

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