L’ultima trovata dei benpensanti: fare la rivoluzione senza portare le armi

Gandhi con la sua dottrina della non violenza sarà anche simpatico, ma a me sta cosa di fare le rivoluzioni senza armi non torna tanto. Non torna neanche alla storia, a dire il vero, se come pare ogni rivoluzione popolare ha implicato un uso massiccio delle armi. E l’India del Mahatma risulta essere uno dei paesi che spende di più al mondo nella difesa fin dai tempi della decolonizzazione.

Dunque, per fare una rivoluzione bisogna possedere, o avere accesso alle armi. In caso contrario, meglio rinunciare all’idea di fare una rivoluzione nel modo organizzato che abbiamo visto nelle guerre civili inglesi del Seicento, con l’Indipendenza Americana e nella Rivoluzione Francese.

Nonostante questa ovvietà, sono moltissimi gli italiani che sognano la rivoluzione di notte, ma di giorno si appellano ad una maggior severità nel controllo delle armi e auspicano che il comune cittadino non possa mai entrarne in possesso.

Pur condividendo i princìpi che ispirano tali riflessioni, è bene dire che da quando il mondo è civilizzato, i potenti hanno sempre cercato di tenere le armi in modo esclusivo impedendone l’accesso al resto della popolazione. Durante il Medioevo, ad esempio, era vietato portare la spada a chi non avesse la fiducia del nobile. Non si trattava, dunque, solo di una questione economica che impediva ai più di permettersi armatura, cavallo e spada, ma anche di regole che impedivano ad un contadino di presentarsi al mercato rionale con una spada nella fondina.

Che sia per questo che nel Medioevo (mille anni di storia dell’Umanità) non ci furono rivoluzioni, ma solo ribellioni con i forconi represse con la tortura?

La Rivoluzione per antonomasia, com’è noto, fu quella francese del 1789. Prima di arrivare alle accese giornate di luglio, il popolo fu interpellato dal Sovrano per fornire una serie di richieste da portare all’assemblea degli Stati Generali. I Cahiers de doleance furono infatti documenti redatti in apposite riunioni consigliari, dove i popolani poterono per la prima volta esprimere le loro lagnanze verso il potere. Ebbene, nonostante molti esaltino la Rivoluzione Francese come il momento culminante del diritto alla rappresentanza, cioè dei diritti civili comunemente intesi, sapete cosa chiesero a gran voce, soprattutto dalle campagne?

Non tanto il diritto di voto, o di stampa e di associazione, ma l’estensione del diritto di caccia e di portare armi. Questo chiesero a gran voce i popolani convocati in assemblea a fine Settecento prima della presa della Bastiglia.

In questo estratto dell’epoca possiamo farci un’idea.

Noi non abbiamo nemmeno la libertà di eliminare i corvi, quei volatili distruttori dei prodotti delle nostre terre. Ahimè! Quanto cibo degli uomini costa il piacere della caccia! Quante terre perdono i loro prodotti per questo oneroso diritto! Bisogna sopportare in silenzio che la selvaggina mangi i nostri legumi e anche le nostre piante perfino dentro i nostri giardini, e se succede che si tenda una trappola per fermare questi animali distruttori, ben presto, in seguito al rapporto di una guardia, si è perseguiti penalmente e trascinati in prigione; il marito è tolto a sua moglie, il padre ai suoi figli, a coloro ai quali le braccia sono necessarie per la sussistenza. Se i signori vogliono procurarsi questo piacere, che essi almeno rinchiudano la loro selvaggina entro la recinzione dei loro parchi e l’estensione del loro boschi; ma che ogni individuo abbia il diritto di difendere il suo raccolto.

Il diritto a cacciare gli animali, anche quelli molesti, il diritto a portare le armi nei secoli scorsi era dunque un privilegio di matrice feudale, un ingiusto vantaggio che i nobili avevano e la stragrande maggioranza del popolo no.

Pensiamoci attentemente ogni qual volta i media prendono un episiodio di cronaca strappalacrime a caso e sbattono in prima pagina il pazzo che ha preso una pistola ed ha fatto fuoco sul vicino di casa. E se fosse solo un modo astuto per convincerci che le armi possono averle solo i soliti noti? E senza la possibilità di difenderci in modo efficacie, a cosa dovremo appellarci in caso di soprusi? Alla benevolenza e buona fede dei nostri padroni?

5 Commenti

  1. Spesso il fuori di testa made in USA che entra in un ufficio e stermina una ventina di persone è usato come argomento contro il possesso personale delle armi facendo dimenticare che il paese al mondo dove i cittadini sono più armati è la Svizzera, paese dove la noia impera sovrana.

  2. Anche se non sono mai riuscito ad argomentarlo così bene, il dubbio che ci sottoponi l’ho sempre avuto anch’io.
    Devo ora ricercare le fonti che citi: cahiers de doléances ce ne sono a migliaia!

    • Le guerre civili si fanno con armi leggere,gli Afghani sono decenni che creano problemi a chiunque abbia provato a rimanere sul loro territorio,e lo hanno fatto con bombe qualche RPG e fucili.
      Gli F35 sono utili solo in caso di guerre tra Stati.

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