Il mito delle lauree scientifiche

Una cosa è il rispetto per una metodologia ed un oggetto di studio; un’altra la mitizzazione, il feticismo, la radicalizzazione. Tra i tanti “intoccabili” della cultura occidentale c’è la scienza, tirata sempre in ballo come la panacea di tutti i mali. Peccato che i più grandi scienziati (e non a caso erano i più grandi) abbiano spesso considerato la scienza un pezzo di strada e non LA strada. Spesso, addirittura, i primi ad aver sottolineato i limiti della scienza furono proprio gli scienziati, scettici dei successi che essi stessi ottenevano. Un caso degno di nota fu Blaise Pascal, matematico fancese inventore della calcolatrice (la pascalina verrà usata in Francia fino alla fine del Settecento). Secondo Pascal la scienza non poggiava su principi primi validi e chiari, non si occupava del senso della vita e si scontrava con l’esperienza che ne smentiva puntualmente le leggi. A mitizzare la scienza, invece, ci pensano purtroppo gli omuncoli contempranei della disciplina, quelli che non scoprono mai un tubo, ma che sono bravissimi a vendere la scienza sotto forma di inutili aggeggi tecnologici, corsi e scranni accademici. Il corollario di leggende metropolitane che girano attorno alla scienza porta ad esempio a pensarla come la soluzione per la ricchezza di una nazione: non la forza (Usa), non l’unità (Giappone), non la produttività (Cina), ma la “scienza” sarebbe il segreto della grandezza economica di una nazione. Allora conviene dare un’occhiata a questa tabella, che mostra la formazione di laureati in materie scientifiche in Europa.

L’occhio non può che cadere su due dati: l’Italia è sotto la media europea in quanto al numero di laureati in materie scientifiche e la Germania è in testa. Tuttavia, i più accorti avranno anche subito notato che vi sono paesi molto meno produttivi di noi, come Spagna e Portogallo che registrano un dato migliore del nostro, e, soprattutto, che la Grecia ricopre la fascia alta della classifica e siede sul podio con Germania e Svezia. A cosa è servito alla Grecia laureare molti più concittadini in discipline scientifiche di paesi come Italia o Austria o Danimarca? A giudicare dall’economia della Grecia direi un tubo.

E che dire poi del fatto che l’Italia “produce” più laureati scientifici dell’Olanda e del Belgio? Qual è, tra Olanda e Italia, il paese con minor disoccupazione e più alti redditi?

A quanto pare neppure la nobile statistica riesce a rendere ragione dei fatti economici i quali, alla faccia dei Boldrin e dei Bagnai (due facce della stessa medaglia positivista), non sono scienza.

2 Commenti

  1. Le mancano due pezzi fondamentali per la “Big Picture” e quindi le conclusioni saranno diverse.

    Primo pezzo fondamentale.

    TOMMASO PADOA-SCHIOPPA E LA DUREZZA DEL VIVERE , Avv. Giuseppe Palma.

    25 febbraio 2017

    Tommaso Padoa-Schioppa, ex ministro dell’economia e delle finanze del Governo Prodi II (aprile 2006 – aprile 2008), nel 2003 ebbe modo di scrivere:

    “Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità”(fonte: Corsera, 26 agosto 2003).

    Proseguimento:

    http://lacostituzioneblog.com/2017/02/25/tommaso-padoa-schioppa-e-la-durezza-del-vivere-di-giuseppe-palma/

    E le elites europee con quali fondamentali strumenti hanno indebolito gli stati nazionali al fine di ottenere questo principale obiettivo di fondo ovvero avvicinare sempre di più l’individuo con la durezza del vivere ?

    Ecco qui la risposta.

    Stralcio dell’intervista di Giovanni Floris ( La7 ) al professor Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, sull’Italia e l’euro, maggio 2017.

    Domanda: L’€ funziona?

    Risposta: NO.

    D: Perché?

    R: Hanno sottratto ai Paesi 2 strumenti insostuibili per rispondere agli shock: politica monetaria (i tassi) e politica valutaria (il cambio). Infine hanno legato le mani ai governi con numeretti senza senso.

    Ma d’altronde, basta fare un ragionamento molto semplice ed essenziale che è questo: ma se in area euro ci deve essere libera circolazione di merci, servizi, persone e capitali e inoltre il mercato del lavoro deve essere flessibile e allora che senso ha avere un tasso di cambio fisso, parametri fissi di finanza pubblica e tassi d’interesse sui titoli del debito pubblico che non sono più controllati dallo Stato per mezzo della Banca Centrale ma sono determinati fondamentalmente dall’incontro della domanda e dell’offerta sui mercati finanziari esponendo il debito pubblico medesimo alle speculazioni finanziarie uterine di turno?

    Insomma, cui prodest un sistema anomalo del genere? Qual’è l’obiettivo di fondo?

    Risposta: la confessione di poche parole di Tommaso Padoa-Schioppa vale tutti i fiumi d’inchiostro spesi sull’argomento.

  2. Le mancano due pezzi fondamentali per la “Big Picture” e quindi le conclusioni saranno diverse.

    Secondo pezzo fondamentale.

    “L’Ue contro i paradisi fiscali: ma scorda quelli al suo interno”, di A. Muratore per “OcchiDellaGuerra”

    18 marzo 2019

    Il tema dei paradisi fiscali reali o latenti che albergano all’interno dell’Unione è da tempo oggetto di discussione. Secondo un rapporto pubblicato proprio in questi giorni e commissionato dalla Tax3, la Commissione speciale del Parlamento europeo per i crimini fiscali, l’evasione e l’ elusione fiscale, sono ben sette i Paesi dell’ Unione europea che presentano i “tratti distintivi di un paradiso fiscale e promuovono una politica fiscale aggressiva”.

    Di questo esclusivo club fanno parte Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Cipro e Ungheria. Nazioni che attirano capitali stranieri con una politica fiscale estremamente generosa nei confronti di multinazionali (Irlanda) o Pmi (Ungheria) o con l’opacità di regole che dovrebbero invece favorire la lotta all’elusione.

    Olanda, il paradiso fiscale per eccellenza

    Ma l’incoerenza più grande è quella dimostrata dai Paesi Bassi. Il governo di Mark Rutte, cultore dell’austerità più rigorosa e accusatore numero uno del governo italiano nella fase di dibattito sulla sua manovra economica, non ha avuto remore a modellare un regime fiscale tale da permettere l’esistenza di un sistema di esenzioni per gli utili di multinazionali straniere operanti nel Paese, permettendo loro di non essere colpite dalla normale aliquota corporate del 25%.

    Proseguimento:

    http://www.occhidellaguerra.it/unione-europea-paradisi-fiscali/

    In conclusione e in breve, la UEE non è altro che una dittatura finanziaria tramite tasso di cambio fisso, parametri fissi di finanza pubblica e un enorme paradiso a cielo aperto di elusione fiscale per i big players delle multinazionali e dell’alta finanza, tutte ragioni per cui gli stati aderenti alla UEE di stato vero e proprio non hanno più nulla, sono solo degli strumenti finalizzati al consolidamento di un progetto oligarchico sovranazionale del genere e quindi paragoni del genere ( lauree scientifiche ) fra gli stati membri della UEE sono falsati in partenza.

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

    NB una formazione efficace del capitale umano la si può fare solo se si hnano in mano le chiavi della propria politica economica e finanziaria a livello nazionale, e questa “conditio sine qua non” è purtroppo ormai molto sottovalutata a tutti i livelli sia nazionale che europeo e continuare a farlo porterà solo altro caos negativo.

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